Il diario di Fable

Se tre persone si scambiano un euro, ciascuno avrà un euro, se però si scambiano un'idea, alla fine tutti avranno tre idee.

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http://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettacoli/2007/02_Febbraio/22/sanremo.shtml

ROMA- Il Festival di Sanremo è salvo. Il ministro per le riforme, Luigi Nicolais, ha firmato oggi la circolare che elimina il tetto ai compensi per le star della Rai, previsto dall'ultima finanziaria. Niente più limite di 272 mila euro, quindi, per i presentatori Pippo Baudo e Michelle Hunziker.

L'eventuale applicazione del tetto previsto dalla finanziaria – è scritto nella circolare firmata dal ministro Nicolais – «altererebbe il normale esplicarsi del confronto aziendale ponendo la società a prevalente partecipazione pubblica in una situazione di svantaggio alterando significativamente le regole del mercato della concorrenza».

L'allarme compensi era stato lanciato qualche giorno fa dall'Unità, che in prima pagina aveva sollevato il problema del tetto posto dalla Finanziaria alle retribuzioni dei dirigenti pubblici esterni e dei consulenti di ministeri e società pubbliche non quotate, come è di fatto la Rai. Retribuzioni che, secondo la manovra, non possono essere superiori a quella del primo presidente della Corte di Cassazione, cioè circa 272 mila euro annui.

Il punto chiave è diventata l'applicazione della norma, che rischiava di abbattersi come una tegola sui compensi di Pippo Baudo e Michelle Hunziker – i cui contratti al momento non sono stati ancora firmati – e quindi sulla stessa realizzazione del festival, a pochi giorni dal via. Dopo riunioni tecniche di consulenti al Ministero dell'Economia, due giorni fa la questione è arrivata alla Funzione Pubblica. Il ministro Luigi Nicolais ha iniziato così a lavorare alla circolare, firmata oggi, che riconosce che dal tetto ai compensi va esclusa la Rai, che deve misurarsi sul mercato con le regole della concorrenza.

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Non è mia abitudine scrivere questo tipo di  mail, ma la foto allegata e' stata scattata a Madrid e prova che la povertà esiste in tutti i paesi europei.
E' sconvolgente vedere questa povera donna che girovaga per le strade con i vestiti strappati e delle buste di plastica nella mano.
Non essere indifferente ed inoltra questa foto per sensibilizzare la nostra società ad un riequilibrio dell'ingiustizia che ancora esiste.

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Un defibrillatore automatico ben in vista , nella biglietteria ferroviaria della Stazione di Rimini.

Un defibrillatore automatico in stazione a Rimini, vicino alle biglietterie. 

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Grazie ad Enrico che oggi pomeriggio mi ha fatto passare una bellissima domenica pomeriggio in un tnt post-chiusura amministrativa pieno di guardie giurate, telecamere nei bagni , controlli ferrei anche contro le sigarette.

Enrico alla guida andando in TNT 

Il popolo era in festa comunque, a dimostrazione che il TNT è una discoteca diversa dalle altre ;)

 Tutte le foto

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Una delle possibili interpretazioni del voltafaccia di Andreotti (che prima aveva annunciato di votare a favore e poi si è astenuto) è il diktat del Vaticano : i Di.Co non dovevano passare.

La notizia di stamattina è di un nuovo patto che veda comprese alcune parti dell'UDC che esclude i Di.Co e cancella dalle priorità del programma, come dice il ministro della solidarietà Paolo Ferrero: " il tema della precarietà, la lotta all'evasione, la lotta alla povertà, punti qualificanti. Gli elementi di società non compaiono. Sembra uno schema in cui i livelli di emergenza sociale restano sullo sfondo. Per un governo di sinistra penso debbano avere un peso diverso".

Per tutti quelli che continuano a ripetere che il governo Prodi era ostaggio dell'estrema sinistra. Ho sempre ritenuto il contrario, e cioè che fosse ostaggio dei post-democristiani. E ne sono sempre più convinto. 

Ogni tanto fa bene anche ridere..;)

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1. Introduzione

L’Italia è l’unico paese al mondo in cui è presente un duopolio di televisioni che gestiscono il 92% della pubblicità. Per risolvere questo problema, il governo Prodi sta esaminando, una proposta di legge che va a modificare il sistema radio televisivo italiano.

Questa riforma infatti va a colpire direttamente RAI(ente pubblico) e MEDIASET (ente privato).

La nuova legge obbliga le due aziende a spostare uno dei loro canali da un sistema analogico terrestre al sistema digitale satellitare e/o terrestre.

Grazie a questo provvedimento, Gentiloni,(il promotore di questa legge) intende incrementare la competitività e la qualità dei contenuti televisivi.

La suddetta riforma inoltre va a stabilire un tetto di pubblicità massima che è del 45%.

Ma come mai in Italia esiste questa situazione televisiva?

Per scoprirlo iniziamo dalla nascita della RAI.

2. La nascita della tv italiana e della RAI

La televisione in Italia nasce il 3/01/1954, anche se le prime prove di trasmissione risalgono al 1933. Prima di allora gli unici mezzi di informazione di massa erano la radio e il cinema.

La rai fu pensata per svolgere un servizio pubblico, infatti oltre a programmi di intrattenimento, il primo canale trasmetteva contenuti informativi ed educativi, puntando così a ridurre l’analfabetismo e a diffondere la lingua Italiana sul territorio in modo più efficace.

Nel 1957, ci fu una svolta, venne introdotta la pubblicità, con “Carosello”; avendo come caratteristica che lo spot prevalesse sullo spettacolo.

Negli anni sessanta, avviene la nascita del secondo canale; mentre per il terzo dovremmo aspettare il 1979.

3. La fine della RAI monopolista.

Nel 1974, la corte cassazione, concesse la possibilità a editori privati di trasmettere contenuti e programmi via cavo, limitando ad un bacino di utenza di 150.000 abitanti; due anni dopo (1976) la stessa corte di cassazione, liberalizzò, le frequenze via etere, dando la possibilità alle reti commerciali, di trasmettere sempre a livello locale e solo sulle bande assegnate dal Ministero delle Poste.

Verso gli inizi dell’anno 1981, alcuni esperti studiarono delle tecniche, che permettevano ad un privato di trasmettere in contemporanea su diverse emittenti locali, questo sistema viene definito “interconnessione”.

4, Telemiliano 58

Telemilano 58 fondata da Giacomo Properzj e Alceo Moretti, nasce nel 1974, in un condominio di Milano 2 (città satellite fondata da Silvio Berlusconi) come TV via cavo.

Nel 1980 grazie alla liberalizzazione delle frequenze via etere, e non avendo risorse per gli investimenti necessari, l’azienda verrà ceduta nelle mani Silvio Berlusconi trasferendosi via etere con il nome di Canale 5.

Questo nuovo canale, si estendeva inizialmente, in tutto il nord Italia, grazie alla fusione di Telemilano 58 (Lombardia), TeleEmiliaRomagna (Emilia Romagna), Tele Torino International (Piemonte), VideoVeneto(Veneto) e A&G Television(Liguria); grazie al sistema di Interconnessione.

Lo stesso anno la Fininvest, l’azienda italiana composta da 37 Holding di cui il proprietario è Silvio Berlusconi, fonda Publitalia ‘80, una concessionaria pubblicitaria, per  Canale 5 che grazie a scelte di marketing attente, dava attenzione soprattutto ad aziende medie; mentre la concorrente Sipra, (la concessionaria di pubblicità RAI) si occupava solamente delle grandissime imprese.

5. Italia 1 e Rete 4

Il 3 Gennaio 1982, nasce Italia 1, per iniziativa di Edilio Rusconi, che contava su 18 emittenti locali per irradiare il segnale a livello nazionale. Il Settembre dello stesso anno il gruppo Finivest acquisisce completamente il controllo della rete, grazie ad un accordo firmato da Rusconi e Berlusconi.

Il 4 Gennaio del 1982  invece, nasce Rete 4, del gruppo editoriale Mondadori, appoggiandosi a 20 emittenti locali. In pochi mesi il canale si troverà oberato di debiti e nel 1984, il controllo del canale passerà a Silvio Berlusconi.

Nel 1996 il gruppo televisivo del biscione, entra nei titoli di borsa con il nome di Mediaset.

6. San Bettino Craxi e i “Decreti Berlusconi”

Negli anni 80 in italia si inizia a parlare di una legge sulle tv e Fininvest comincia a tremare.

Il 16 Ottobre del 1984, i telespettatori di Piemonte, Abbruzzo e Lazio, al posto della programmazione dei canali Finivest si trovano la scritta “Per ordine del Pretore è vietata la trasmissione in questa città dei programmi di … regolarmente in onda nel resto d’Italia”.

Infatti i pretori di Torino, Roma e dell’Aquila, decretarono la disattivazione degli impianti di interconnessione regionale su scala nazionale. Perché “l’effetto diretta” è vietato da varie sentenze della consulta. Ma Casalbore (pretore di Torino) spiega, “nulla vieta di mandare in onda programmi prodotti localmente, quindi nessun oscuramento”.

Finivest perciò decide di auto-oscurarsi per dare la colpa ai giudici. I telespettatori di Canale5, Italia1 e Rete4, si mobilitarono tempestando giornali, preture e telefonando alla Rai, intanto l’azienda guidata da Berlusconi riapre le trasmissioni trasmettendo il Costanzo Show-Speciale Black Out.

A quel tempo alla presidenza del Consiglio c’era Bettino Craxi, amico e socio di Silvio Berlusconi; che trovandosi a Londra, convocò un consiglio di ministri straordinario anticipando il suo rientro in patria.

Craxi varò un decreto urgente, il cosiddetto “Primo Decreto Berlusconi” a scopo di legalizzare la situazione illegale.

Il provvedimento però non si trasformò mai in legge, perché incostituzionale.

Craxi ne varò un altro il “Secondo Decreto Berlusconi”, minacciando i partiti alleati di andare alle elezioni anticipate in caso di nuova bocciatura, e nel 1985 il decreto sarà approvato, dopo che il governo avrà posto la fiducia.

7. Lotta per la Mondatori

Tra il 1989 e il 1991 ci fu una lunga battaglia tra Berlusconi e De Benedetti, per il controllo di Mondadori, la prima casa editrice che controlla quotidiani (La Repubblica e 13 Giornali locali), settimanali (Panorama, Espresso, Epoca) e tutto il settore libri. Grazie a una sentenza del giudice Vittorio Metta, che il tribunale di Milano riterrà poi comprata con tangenti da parte dell’avvocato Cesare Previti per conto di Berlusconi, il cavaliere si aggiudica la Mondadori.

Una successiva mediazione politica, porterà alla restituzione a De Benedetti di Repubblica, Espresso e giornali locali. Mentre il resto rimarrà al Cavaliere.

8. La Legge “Polaroid”

Nel 1990 passa la legge Mammì, che dovrebbe regolare il sistema tv con dei tetti antitrust.

In realtà questa normativa si limita a fotografare (legge polaroid infatti) il duopolio RAI/Finivest. L’unica cosa a cui dovrà rinunciare Silvio Berlusconi sarà il “Giornale” che passerà al fratello Paolo Berlusconi e il 10% delle quote delle PayTV Tele+1 e Tele+2 che verranno poi intestate a vari prestanomi (anche se non ci sono prove che testimonino questo ultimo fatto).

9) Rete4 ed Europa 7

Nel 1994, una sentenza della Corte Costituzionale stabilì che la Legge Mammì era incostituzionale, in quanto violava l’articolo 21 della Costituzione, sollecitando il parlamento per una soluzione definitiva entro e non oltre l’Agosto del 1996.

Nel 1995 però, un referendum popolare mantenne tale situazione.

Questa sollecitazione, con il governo Prodi nel 1996, fece la l
egge Maccanico, che contribuì a rafforzare l’impero televisivo di Berlusconi, in quanto permetteva a Rete4 di continuare la programmazione, affinché non si sviluppassero altri metodi di trasmissione come ad esempio il digitale terrestre.

Quando Prodi cascò, il suo successore fu D’Alema che decise di risolvere il problema della terza rete del biscione, con una gara per l’assegnazione delle concessioni delle reti nazionali.

Nel luglio del 1999 si svolse questa gara; dato che si richiedevano capitali enormi sembrava che nessuno potesse acquistare le frequenze. Invece l’imprenditore Francesco di Stefano riuscì a vincere la concessione per Europa 7.

In realtà il nuovo canale non riuscirà mai ad iniziare la programmazione, in quanto Rete4 continuerà imperterrita la trasmissione analogica terrestre.

Di Stefano fece valere i propri diritti con ingiunzioni, diffide, cause penali, civili, regionali, rivolgendosi alla Commissione Europea, vincendo tutti i ricorsi, tutti gli appelli e tutte le perizie. Finché nel novembre del 2002 la corte Costituzionale stabilì che entro il 1 Gennaio 2004 il terzo canale del biscione doveva emigrare sul satellite, mentre le frequenze resasi disponibili dovevano essere state assegnate al legittimo possessore nella persona Di Stefano.

Questo non è avvenuto e Di Stefano si trova impegnato in una causa contro il sistema televisivo italiano presso il tribunale Europeo.

Europa 7 è l’unico canale al mondo che ha la concessione di trasmettere ma non ha frequenze per farlo.

10. La Legge Gasparri

Il 2 dicembre 2003 il parlamento approvò la “Legge Gasparri”.

La suddetta riforma fu dichiarata dal presidente Ciampi incostituzionale.

La suddetta legge fu criticata infatti perché:

L’aumento del limite antitrust viola il principio del pluralismo sancito dall’aricolo 21 della Costituzione

Si incentiva ancora di più la pubblicità televisiva, a scapito di quella sulla stampa

Mancano riferimenti al diretto all’informazione degli utenti

La fissazione di una data (31 dicembre 2006) entro cui realizzare le reti digitali terrestri rischia di aprire un altro regime di proroga (rischio concretizzato nel rinvio al 2012 del digitale).

C’è una grave e palese violazione della sentenza 466/2002 della Consulta

Mediaset potrà avvantaggiarsi di altri editori rafforzando la sua posizione dominante

In generale, un pericolosissimo rischio di rafforzamento della figura di Silvio berlusconi nel campo tv.

Lascia irrisolti i problemi del piano nazionale delle frequenze.

L’unione europea è intervenuta con una procedure d’infrazione nei confronti dell’Italia dove si chiedevano spiegazione sulle storture del sistema radio-tv causate dalla Gasparri.

 

11. La Legge Gentiloni

Giovedì 12 Ottobre 2006 il Consiglio dei Ministri, ha approvato all’unanimità il Disegno Di Legge dal Ministro delle Telecomunicazioni Gentiloni.

Questa riforma stabilirebbe secondo il Ministro, un incremento delle risorse fino al 45%  e la riduzione dell’affollamento orario delle pubblicità al 16%, nonché lo spostamento entro il 2009, per RAI, Mediaset, di una rete sul Digitale Terrestre.

Secondo l’opposizione invece, questa legge è un “Atto di Banditismo e una grave mancanza di democrazia da parte di una parte politica che ha, come unico intento al Governo, di colpire l’avversario attraverso le sue aziende e proprietà private”.

Inoltre secondo Confalonieri l’attuale direttore di Mediaset dichiara che, il duopolio televisivo non esiste in Italia, perché oltre alla sua azienda ci sono altre reti private, come quelle della Telecom (La7 e MTV), o SKY il cui proprietario è un certo Murdoch.

Conclusioni

Per concludere, dobbiamo riconoscere, l’importanza della televisione nella vita di tutti i giorni. Il tubo catodico ha una enorme influenza nella politica e nell’opinione pubblica. È per questo che il pluralismo in uno stato democratico è importante non solo per la qualità dei programmi, ma soprattutto per la libertà di stampa e di informazione.

Le fonti di queste informazioni, non le ho trovate sul sito dell'Unità come qualcuno potrebbe pensare ma sul sito http://it.wikipedia.org/

Franci Z 

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Voglio dire la mia, dopo sms esultanti da stadio e felicitazioni per la caduta del governo Prodi da vari conoscenti di destra (figli di proprietari di n case, interinali col padre carabiniere, evasori vari, o semplicemente amanti della politica estera filo-americana – dell'uranio sono cazzi dei soldati).

Innanzitutto , in questi casi , la prima cosa che logicamente si tenta di fare sia di scoprire la causa per trovare il rimedio. Una collega pensa che la causa sia certamente nello spirito antagonista e antigovernativo di alcuni singoli senatori nei confronti della politica decisa in sede di Consiglio dei Ministri , in particolare in politica estera (ma ne vedremo delle belle anche con i Di.co) .

Sta di fatto che però se anche quei due brillanti senatori (aggettivo ironico) che ieri non hanno votato avessero votato a favore, il risultato non sarebbe cambiato. Quindi ? Il governo é in ostaggio dei senatori a vita, democristiani (e molti della peggiore specie – Cossiga e Andreotti).  E il motivo di tutto ciò è la legge elettorale votata dal governo precedente che per il Senato ha di fatto eliminato il premio di maggioranza. 

A chi – e sono tanti – mi ripete (come Daniele di San Marino) che "si sapeva che questo governo non sarebbe durato" e che dà la colpa di questa cosa all'essenza di essere un governo di centrosinistra (e quindi composto da molte anime diverse), chiederei come mai questo stesso governo alla Camera non ha mai avuto problemi mentre al Senato sì. Ovviamente non ci sono "due governi", ce n'é solo uno: il problema è quello della maggioranza risicata di senatori che una legge elettorale suicida per il paese ha consegnato al governo vincitore.

E se andassimo a votare ? Cambierebbe qualcosa ? No. Forse vincerebbero le destre, con una maggioranza risicata al Senato – dato che la legge elettorale sarebbe la stessa. Certo, il governo – diretto da un miliardario che ha messo insieme capra e cavoli – Lega e An – in nome delle riforme giudiziarie per non far andare in galera un tot di imprenditori e politici, il governo del grande capitale che ha elaborato una legge Biagi per sfruttare ancora di più chi non ha azioni o case o qualche amico o parente che gli dia un posto sicuro in banca o nel settore statale – sarebbe più stabile.  Unito da interessi economici ben più forti di quelli che ha questo governo che pecca sicuramente di idealismo e di scarso senso di responsabilità politica davanti al paese (uso volutamente la p minuscola ).

Ma c'é anche – a mio parere- una grande responsabilità politica di quello che è accaduto ieri, ed è di Massimo d'Alema. Lui – che è un ministro e non è Presidente del Consiglio – che ha affermato che nel caso non fosse passato il rifinanziamento, si "sarebbe tornati a casa". Chi è costui ?
Forse il Presidente del Consiglio ? No. Ricordo invece che è quello che fece già cadere il governo Prodi in passato. Si sa che quando queste sono le maggioranze, c'è il rischio che il goveno "vada sotto". Personalmente, lo ritengo una forma di democrazia (non così la pensano alcuni miei colleghi – ma saranno di destra per qualcosa !) . Anche il governo Berlusconi, forte di una grandissima dote di senatori e deputati, ebbe un rimpasto. Il premier minimizzò – e non esasperò – la situazione , come invece ieri hanno fatto d'Alema e Prodi. Anche Berlusconi perse in alcune occasioni un bel po' di voti dei "suoi alleati", ma dato che se lo poteva permettere, questo non ha cambiato nulla. E se , in una mozione specifica e limitata , come il rifinanziamento ad una missione militare in Afghanistan, il governo va sotto, si dovrebbe tornare a votare? 

C'era forse il voto di fiducia ieri ? No. Questo governo sbaglia a fare come quello precedente – a usare troppo spesso il voto di fiducia . Questo delegittima i due rami del Parlamento che hanno il compito di elaborare le leggi ed esaspera, proprio per questa mancanza di un momento di confronto nei luoghi deputati alla discussione politica, le diverse posizioni. Prodi non se ne é ancora reso conto. E rischia grosso. Perché i numeri per usare la fiducia – per colpa della legge elettorale- non ci sono. E allora , come direbbe Berlusconi, "è stato solo un piccolo incidente di percorso". O volete di nuovo Berlusconi al governo ? Non vi è bastato risentire Cesa, Schifani e Castelli ieri sera a "Ballarò" ?

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Costerà almeno 62 milioni di euro il potenziamento dell’inceneritore di Camin a Padova, di cui sono imminenti i lavori. A cose fatte potrà bruciare 520 tonnellate di rifiuto secco al giorno. Per dare un’idea: circa la metà del rifiuto secco prodotto ogni giorno nella provincia di Padova.Vanno fatte tre premesse indispensabili

1) In un paese, come l’Italia, dove il business dello smaltimento illegale (ma anche degli appalti per la gestione dei rifiuti) alimenta le ecomafie soprattutto al sud, Legambiente ha preso una posizione chiara. Alcuni inceneritori, con il massimo di garanzie per le popolazioni e per il recupero energetico, e nei siti adatti, si possono fare. Purché a valle della filiera della raccolta differenziata. Cioè dopo che tutto il rifiuto differenziabile è stato differenziato e tutto il riciclabile è stato riciclato. Insomma l’incenerimento può trovare una collocazione nel ciclo integrato dei rifiuti solo per il rifiuto effettivamente non riciclabile e a fronte del massimo impegno delle politiche volte alla riduzione della produzione di rifiuti.Serve inoltre a convertire il sistema industriale verso imballaggi completamente riutilizzabilie riciclabili e aumentare gli investimenti sulla raccolta differenziata.

2) Nel contempo va sfatato il mito che gli inceneritori siano la risposta univoca al problema dei rifiuti. Infatti ne riducono il volume ad un terzo, che si trasforma in scoriepesanti che finiscono comunque in discarica (ma anche nel cemento) e soprattutto inceneri leggere che sono un concentrato di sostanze pericolose, a loro volta da smaltire in impianti ad hoc.

3) Dal punto di vista ambientale, oggi più che mai, visto che i cambiamenti climatici dovuti all’effetto serra sono conclamati, è evidente che riciclare rifiuti significa risparmiare emissioni di gas serra, bruciarli no.

Fatte queste premesse, il progetto del potenziamento dell’inceneritore di SanLazzaro di Camin a Padova pone molti interrogativi, che Legambiente espone in questo dossier, e che portano la stessa Legambiente, oltre a chiedere immediatamente la Valutazione di Impatto Ambientale (c’è solo uno studio di compatibilità), a ritenere che se davvero non è possibile alcun ripensamento sulla costruzione di una terza linea di incenerimento, vadano chiuse le prime due, vecchie per altro di decenni.

Il progetto
Si prevede di spendere 42,9 milioni di euro per costruire una terza linea di incenerimento a fianco delle due già esistenti dell’impianto di Camin. Altri 18,8 milioni andranno euro per la sistemazione delle prime due linee. La linea 1 brucia 108 tonnellate/giorno, linea 2 ne brucia 112, e la prevista linea 3 brucerebbe altri 300 t/g. Un ampliamento che porterà la capacità di incenerimento dalle attuale 220 tonnellate/giorno a 520 tonnellate/giorno. Si tratta più che del raddoppio della potenzialità attuale.Aps-Agegas prevede di produrre annualmente 78,4 GWh di energia elettrica.Quello della terza linea è un progetto risalente al 1998, rimasto fermo per un ricorso sui risultati della gara di progettazione. Perciò si presenta già vecchio, prevedendo di bruciare rifiuti con potere calorifero (3000 Kcal/kg). Un potere calorifico basso tipico del rifiuto talquale, tipico degli inceneritori di vecchia concezione.

Bruciare meno, bruciare meglio.

Come dimostra la realtà di molti comuni veneti (vedi Dossier Comuni Ricicloni Veneto) una buona raccolta differenziata può arrivare al 70-80% del rifiuto urbano. Sul destino diquesto 20.30% di rifiuto residuo – costituito solo da plastiche varie non riciclabili,poliaccoppiati, ecc- – si può poi valutare la convenienza economico-ambientale dell’incenerimento con recupero energetico, in considerazione del suo elevato poterecalorico (PC) pari a 4000-4500 Kcal/kg, Va per altro prestata la massima attenzione nellaraccolta dei RUP (rifiuti urbani pericolosi) affinché non finiscano inutilmente nei forni dell’inceneritore a produrre sostanze pericolose nei fumi.La terza linea dell’inceneritore non   progettata per un rifiuto di questo poterecalorico, ma come già detto per rifiuti con PC di circa 3000 kcal/kg. Vuol dire che brucerà, rifiuti che contengono ancora una frazione diumido, che invece va totalmente raccolta inmaniera differenziata e trasformato in compost. Questo significa che la raccoltadifferenziata a Padova non farà ulteriori passi in avanti se si continuerà con il doppio cassonetto stradale che garantisce la raccolta di un rifiuto umido di scarsa qualità ed unrifiuto “secco” che in realtà è più simile ad un rifiuto tal quale. Va da sé che solo con unmetodo di raccolta di prossimità (porta a porta, bidoni condominiali) si può raggiungere un 80% di raccolta differenziata.Bruciare il 20-30% del rifiuto prodotto è diverso da bruciare il 50% in terminiquantitativi e cioè in termini di flusso di massa, di fumi e di eventuali inquinanti residui.Un colpo alla raccolta differenziataUn impianto che può bruciare 520 tonnellate al giorno collide con la raccolta differenziata nella provincia di Padova, la erode, rischia di farla contrarre, come è successo a Bresciacon il suo “Termovalorizzatore”, ne è oggettivamente concorrente. Eppure dal “DecretoRonchi” in poi (1997) la politica della raccolta differenziata e del recupero e riciclaggio dei materiali è stata alla base delle buone politiche di gestione dei rifiuti urbani.Oggi la raccolta differenziata in 400 comuni veneti (su un totale di 581) supera il 50%,e in più di 200 oscilla tra il 60 e l’80% (vedi Dossier Comuni Ricicloni Veneto). Il rischio è che un impianto di tale capacità depotenzi la convinzione degli amministratori, e lamotivazione dei cittadini, a proseguire sulla strada della raccolta differenziata.Padova nel 2005 ho raccolto in maniera differenziata circa il 40% dei suoi rifiuti. Cosa che la colloca

• al 14esimo posto tra i i Comuni capoluogo italiani (fonte: Ecosistema urbano diLegambiente 2007)
• al primo posto tre le “città metropolitane” italiane (fonte III rapporto APAT sulla qualità dell’ambiente urbano – Apat 2006)

• al terzo posto tra i Comuni capoluogo del Veneto (fonte Comuni Ricicloni delVeneto – Legambiente 2006)

• 473esisma tra tutti i 581 Comuni del Veneto (fonte Comuni Ricicloni del Veneto –Legambiente 2006)

In tempi di cambiamenti climatici conclamati, dovuti all’effetto serra, è evidente che riciclare rifiuti – che va ricordato, non sono in alcun modo nemmeno assimilabili alle energie rinnovabili – significa risparmiare emissioni di gas serra, e di sostanze pericolose per la salute umana e per l’ambiente, bruciarli no.
E’ evidente che una quota di rifiuti potrà essere incenerita, ma solo quello che non è veramente differenziabile e riciclabile, e quindi la capacità di incenerimento dell’impianto va stabilita a valle della filiera della raccolta differenziata. Qui invece la logica è inversa:si realizza un impianto di grande capacità di incenerimento, finalizzato al business economico di chi lo gestisce, e quindi per motivi di resa dovrà bruciare al massimo delle sue capacità, mettendo così in discussione lo sviluppo della raccolta differenziata. Manca la Valutazione d’Impatto Ambientale Pur essendo stato approvato dalla CTRA (commissione tecnica regionale ambiente) dopo l’entrata in vigore della normativa sulla Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA, L.R. 10 del 26/03/99) il progetto non è stato sottoposto alla valutazione d’impatto ambientale. E’  stato redatto solo uno studio di compatibilità amb
ientale, cosa ben diversa. Per altro la Regione con DGR n. 119 del 18/01/00 aveva approvato l’inserimento dellaterza linea dell’inceneritore nel Piano regionale sui rifiuti rimandando l’approvazione definitiva del progetto vincitore della gara d’appalto, alla Giunta regionale, previa di nuovavalutazione della CTRA.A norma di legge quindi dovrebbero partire le procedure di VIA, con i relativi passaggid’informazione al pubblico, prima d’ogni altra cosa.
Ovviamente la mancanza della VIA non può che preoccupare sul possibile aumento dell’inquinamento atmosferico in città. Serve una VIA che chiarisca se sono stati presi tuttigli accorgimenti necessari per ridurre al minimo le emissioni di polveri sottili metalli,pesanti e diossine. Anche perché tenuto conto della direzione prevalente dei venti,eventuali inquinanti pesanti si depositerebbero a circa 1 km in direzione Ovest e SudOvest, proprio verso il centro-sud di Padova. Va ricordato che gli inceneritori, senza gli adeguati accorgimenti, sono potenzialmente una formidabile macchina per produrre polveri sottili e nanoparticelle costituite da metalli pesanti, IPA e soprattutto diossine efurani, sostanze ritenute dannose per la salute umana.
Purtroppo nessun accorgimento può eliminare la produzione di anidride carbonica, il principale responsabile dell’effetto serra e dei cambiamenti climatici.

I cittadini pagano, Acegas-Aps guadagna
L'incenerimento in sé non è economicamente vantaggioso, ha un elevato costo di impiantistica iniziale che deve essere sostenuto con finanziamenti pubblici.Per Acegas-Aps è invece un affare, perché i Comuni consorziati nei bacini paganoper smaltire i rifiuti in inceneritore, e in discarica.
Nel 2004 il bacino PD2 (Padova metropolitana) pagava queste tariffe: smaltimento all'inceneritore è 106,564 euro/t; in discarica 86,77 euro/t.Fino ad oggi il costo dell’inceneritore (gestione + ammortamento) era sostenuto

• per il 15% dalla vendita di energia elettrica (3,3 milioni euro) pagata il triplo di quella
prodotta con fonti tradizionali,
• per 22% dai certificati verdi riservati alle energie rinnovabili (4,8 milioni di euro), e per il 63% dalle tariffe di smaltimento pagate dai cittadini (14milioni di euro) per untotale di 22 milioni di euro/anno di costi.

Questo quanto prevedeva il Piano tariffario da progetto potendo contare sul D.Lgs. 387/2003 del governo Berlusconi che garantiva ai rifiuti la possibilità di accedere aicertificati verdi, incentivi riservati alle fonti rinnovabili. La novità del 2007 pero è, che(giustamente!) il nuovo governo ha escluso i rifiuti dalla possibilità di usufruire degliincentivi riservati alle fonti di energia rinnovabili (L. 296/2006) riallineando l’Italia a quanto previsto dalla normativa comunitaria, oltre che al buon senso ambientale.Il solo smaltimento delle scorie costa 3 milioni di euro pari a quello che guadagna producendo energia elettrica. L'inceneritore riduce il volume del rifiuti di circa due terzi,le scorie pesanti vanno gratis in discarica di Ponte San Nicolò, ben oltre il loro utilizzo al
posto del terreno di copertura giornaliera del rifiuto: così ha deciso Provincia. Restano ceneri leggere e prodotti derivanti dai reagenti utilizzati per l’abbattimento fumi, che devono essere smaltite in discariche per rifiuti pericolosi perché contenenti diossine e altro.

Sempre a proposito di costi per i cittadini

L'ecotassa regionale per lo smaltimento dei rifiuti è di 16,78% euro/t nei comuni cheraggiungono una raccolta differenziata tra il 35 e il 50%. Ma l’ecotassa si abbasserebbe a soli 7,75 euro/t, se Padova superasse il 50%. Attualmente è al 40%.

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http://forum.wininizio.it/index.php?showtopic=60580 

ROMA
Via libera della commissione attività produttive della Camera all'eliminazione dei costi fissi sulle ricariche dei telefonini e più in generale nel settore delle Tlc. La commissione ha infatti approvato l'articolo 1 del decreto legge con le modifiche proposte dal relatore Andrea Lulli che estendono a tutto il settore delle Tlc il divieto di introdurre costi fissi inizialmente previsto solo per i telefonini. Il divieto dunque vale anche per internet, Tv, telefoni fissi, ecc.
La commissione invece ha bocciato due sub-emendamenti proposti da Mario Valducci di Fi. Il primo posticipava di ulteriori 60 giorni l'entrata in vigore della norma che vieta i costi fissi sulle ricariche che si sarebbero aggiunti ai 30 giorni già indicati dal provvedimento. La seconda modifica proponeva di escludere il settore del digitale terrestre dal divieto di far pagare costi di ricarica sulle schede prepagate. Sempre in mattinata la commissione attività produttive ha approvati gli artcoli 2 e 3 del dl. Il primo relativo ai prezzi dei carburanti sulle autrostrade e il secondo relativo all'obbligo per le offerte pubblicitarie di indicare nelle offerte stesse il prezzo finale effettivo dovuto dal consumatore.

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Ieri sera ho finito tardi al lavoro, mi serviva la frutta e l'unico posto aperto era l'auchan…alla cassa trovo il gestore del bar dove vado a pranzo:"Ah, anche lei qui ?" e lui:"Si, purtroppo…"