Il diario di Fable

Se tre persone si scambiano un euro, ciascuno avrà un euro, se però si scambiano un'idea, alla fine tutti avranno tre idee.

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Pistole della nostra polizia. Rivendute all’Iraq. E trovate anche in mano alla guerriglia. E ora una legge rischia di bloccare l’inchiesta.

Una pistola Beretta

http://www.espressonline.it/eol/free/jsp/detail.jsp?idCategory=4821&idContent=1311769&m2s=a

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Size :48

waist

32″

81,28 cm

vita

rise

9.5″

24,13 cm

inseam

33.5″

85,09 cm

outseam

43″

109,22 cm

Inseam: lunghezza gamba interna

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Il giudizio sul governo Berlusconi-Calderoli-Giovanardi-Fini (per ricordare che hanno votato tutti compatti, a occhi chiusi, tutte le leggi di questa legislatura), non può essere positivo. Ogni giorno che passa trovo delle ingiustizie talmente plateali , che non riesco, al di là della legge che vieta il fumo nei locali pubblici, a trovarne una di buona.

Una legge , la maledettissima Biagi (che la CISL vuole conservare , completandola) , che consente banalmente a società di lavoro interinale di lucrare sul lavoro di personale precario, lucrare anche per sempre, a tempo indeterminato. Un governo anti-statalista che ha salvato le società cinematografiche del gruppo Medusa (Berlusconi) con i soldi di Stato, che ha garantito invcentivi pubblici per il decoder satellitare per abbonarsi a Mediaset Premium , mentre aumentano senza freno costi dell’energia, delle tariffe autostradali, e così via (tutte società che fanno fatturati da capogiro e utili a due cifre, con grande soddisfazione per gli investitori in Borsa ma non per chi, come me ma come 1/4 di italiani, non hanno azioni e le autostrade se le devono solo pagare). E quando lo dico ai miei colleghi forzaitalioti, sorridono, e ti dicono:”Ma dai , Berlusconi è simpatico!”.

Ma se c’è un blitz tra i più odiosi di questi ultimi 5 anni, è quello della Riforma Moratti. I padri non sono uguali ai figli, si sa. E quindi, se c’è stato  un vile attacco al padre di questa, deportato, rimane che questa signora ha fatto danni vergognosi. E tanta clientela, inginocchiandosi al Vaticano, come tutto il governo di centrodestra. Leggete qui, dal sito http://www.cipnazionale.it/Neu/html/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=869
I professori di religione neoassunti da Letizia Moratti sono diversi da tutti gli altri insegnanti: guadagneranno di più. Lo ha stabilito il governo in uno degli ultimi atti della legislatura. La norma è contenuta nella legge di conversione del decreto legge 250 del 5 dicembre scorso e ha come titolo “Inquadramento nei ruoli degli insegnanti di religione cattolica”: L’emendamento, approvato in via definitiva dalla Camera il 9 febbraio, consente ai docenti di religione immessi in ruolo, per la prima volta nella storia della Repubblica, con una legge del governo di centro-destra, di conservare lo stipendia – aumenti compresi – che percepivano da precari. Per gli immessi in ruolo normali vige invece un’altra regola. Anche se hanno lavorato vent’anni da supplenti, vengono assunti con anzianità – e relativo stipendio – pari a zero, salvo poi ricostruire la carriera successivamente e recuperare solo una parte dei periodi (quelli superiori a sei mesi) in cui sono stati in cattedra da precari.
S.I.

Nota: L’Espresso – 2 marzo 2006 – pag. 19

E questo in un Pase dove da 5 anni sono bloccate le assunzioni nel settore pubblico, anche nella sanità la Finanziaria impedisce di sostituire con nuovo personale a tempo indeterminato chi va in pensione, e la Moratti ha assunto 3000 insegnanti di religione a tempo indeterminato. Che bel Paese !! Un governo che ha speso e sperperato dove ha voluto, tagliando anche i sussidi di disoccupazione (Grazie Maroni!) “dimenticandosene” all’atto dell’applicazione della Biagi.

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(Fonte: la newsletter di Emergency)

Il 25 Aprile 1945 ha aperto un’età nuova nella nostra storia. Un orizzonte di macerie è stato anche il terreno di costruzione di una libertà e di una dignità fino allora misconosciute e negate. Il primo tratto di un nuovo cammino ha condotto a forme e regole condivise di convivenza: la Costituzione entrata in vigore il 1 gennaio 1948.
La Costituzione è oggi gravemente insidiata. Non è questa una valutazione dettata da pregiudizi ostili di parte.

La cosiddetta devolution minaccia di introdurre disuguaglianze nella fruizione di diritti fondamentali (alla salute e all’istruzione, in particolare). Per la storica, non superata diversità nelle risorse, differenze geografiche si trasformano in discriminazioni economiche.
La disuguaglianza da superare diventa disuguaglianza stabilizzata.

La modifica della forma di governo è la più inquietante e la più grave sotto diversi aspetti.
Il potere del “primo ministro” è ampliato a dismisura, sottraendo prerogative al Presidente della Repubblica da un lato, dall’altro al Parlamento.

Questa concentrazione di poteri in una sola carica si trasforma in concentrazione di poteri in una sola persona. Una prospettiva resa più grave dal diffondersi di una “politica spettacolo” che favorisce la personalizzazione, la costruzione della figura del “capo”. E’ ciò che, con preoccupazione quasi ossessiva, la Costituzione del 1948 ha voluto evitare, con esplicito riferimento e in esplicita opposizione alla tragica esperienza del fascismo.

Queste preoccupazioni e queste domande riguardano la libertà, la dignità, i diritti, la giustizia; in definitiva la convivenza e la pace. Non riguardano contrapposizioni tra partiti e schieramenti. Coinvolgono significati essenziali e valori fondamentali.

Celebrazioni e commemorazioni sono ad alto rischio di vacuità, se parteciparvi non impegna a conferire loro un contenuto. Non si piega la ricorrenza a un interesse e non si offende il ricordo, se il 25 Aprile 2006 viene vissuto come preparazione al referendum in difesa della Costituzione.
Salvare la Costituzione è salvare, insieme, il passato e il futuro.

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Se avesse saputo che il suo giovedì sera sarebbe finito in quel modo, probabilmente se ne sarebbe rimasto in divano a guardare il Grande Fratello. Perché L.T., 21 anni, di Terrassa Padovana, si è visto decurtare la bellezza di 40 punti dalla patente. Praticamente due patenti. Teatro di questo singolare provvedimento, che mai verrà dimenticato dal giovane neopatentato, è via Rena, poco prima di mezzanotte, giovedì. Il ventunenne stava guidando la monovolume Ford Galaxy del padre, quando improvvisamente si è trovato davanti la paletta dei carabinieri di Bovolenta. I militari l’hanno fermato e controllato. Si sono accorti immediatamente che c’era qualcosa che non andava. Quegli occhi lucidi e lievemente arrossati gli uomini dell’Arma li conoscono fin troppo bene e così hanno dato il via alla perquisizione all’interno dell’abitacolo, dove hanno trovato 2 grammi e mezzo di hashish. Come se la sua situazione con fosse già abbastanza grave, il ragazzo si è pure rifiutato di sottoporsi all’esame tossicologico. E’ stato in quel momento che è scattata la mannaia della nuovissima legge 49 del 2006, approvata dal governo di centrodestra e che di fatto modifica il testo unico in materia di stupefacenti.  La patente gli è stata immediatamente ritirata proprio in virtù di questa legge, che punisce duramente che fa uso di sostanze psicotrope. Ma la batosta non erancora terminata. La bellezza di 10 punti gli sono stati tolti perchè si trovava alla guida sot l’influenza di droghe. Altri 10 per il fatto di essersi rifiutato di sottoporsi gli esami sanitari. In tutto fanno 20 punti, dia siccome si tratta di un neopatentato, raddoppiano e diventano 40. Sul piano pratico poi, c’è una legge che impedisce di decurtare più di 15 punti per volta. Quindi, una volta che la patente gli verrà restituita, L.T. si ritroverà 5 miseri punti da gestire. Nominalmente però: l’abbattimento di quei 40 punti, rimarrà scritto. Tutto è stato comunicato anche ai genitori. E forse di fronte a questo, anche una decurtazione di punti pari a due patenti, può sembrare rose e fiori (e.fer.)

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Un bellissimo dopocena, con alcune colleghe, da Zanellato (uno dei miei posti preferiti, per la quantità- e qualità – di gentaglia che lo frequenta – Alberto dice, a cui dare fuoco) , il saluto in Riviera Ponti Romani. Vicino a noi, sulla panchina vicino alla fermata del bus, una signora di bell’aspetto, sulla quarantina, si accascia sulla panchina , senza però perdere i sensi. Un ragazzo lì vicino , le dà una mano, poi arrivo io. La signora tenta di rialzarsi , dice che c’è il figlio che la aspetta, ma non si regge in piedi. La accompagno , e pochi metri più in là , vedo un’auto. Vicino all’auto, il figlio, poco più che maggiorenne. La mamma:” Mi gira la testa…” . Lui:”Lo so, mamma…”. Mi guarda e mi dice:”Non è la prima volta, lo so ….” . Io:”Beve ?”. E lui :”Sì….ah, grazie per quello che hai fatto”. Mi sono sentito trafiggere il cuore. Poteva essere , in macchina, sotto casa della sua ragazza, invece stava cercando sua madre . Un dramma.

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Ariete
Quanti Ariete sono necessari per cambiare una lampadina?
Solo uno, però ci vogliono molte lampadine.

Toro
Quanti Toro sono necessari per cambiare una lampadina?
Nessuno, al Toro non piace cambiare niente.

Gemelli
Quanti Gemelli sono necessari per cambiare una lampadina?
Due, probabilmente.
Aspettano fino al weekend, ma alla fine la lampadina è al centro
dell’attenzione, parla francese e dà luce del colore preferito a chi entra
nella stanza.

Cancro
Quanti Cancro sono necessari per cambiare una lampadina?
Solo uno, ma dovrà mettersi in terapia per superare il trauma.

Leone
Quanti Leone sono necessari per cambiare una lampadina?
Un Leone non cambia lampadine, al massimo le tiene ferme mentre il mondo
gira intorno a lui.

Vergine
Quanti Vergine sono necessari per cambiare una lampadina?
Vediamo: uno per preparare la lampadina, un altro per prendere nota di
quando la lampadina si è fulminata e della data in cui fu acquistata, un
altro per decidere di chi è la colpa se la lampadina si è bruciata, dieci
per ripulire la casa mentre gli altri cambiano la lampadina.

Bilancia
Quanti Bilancia sono necessari per cambiare una lampadina?
In realtà non saprei… penso che dipenda da quando la lampadina ha smesso
di funzionare. Forse uno solo è sufficiente se si tratta di una lampadina
qualsiasi, due se la persona non sa dove trovare una lampadina nuova… ci
sono molti dubbi!

Scorpione
Quanti Scorpione ci vogliono per cambiare una lampadina?
E chi può saperlo? Perché volete saperlo? Siete forse della polizia?

Sagittario
Quanti Sagittario sono necessari per cambiare una lampadina?
Il sole brilla, c’è bel tempo, abbiamo tutta la vita davanti e voi vi
preoccupate per una stupida lampadina?

Capricorno
Quanti Capricorno sono necessari per cambiare una lampadina?
Nessuno. I Capricorno non cambiano lampadine se non ci trovano il loro
tornaconto.

Acquario
Quanti Acquario sono necessari per cambiare una lampadina?
Arrivano frotte di Acquario, in competizione per stabilire chi di loro sarÊl’unico capace di ridare la luce al mondo.

Pesci
Quanti Pesci sono necessari per cambiare una lampadina?
Perché, è forse mancata la luce?

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dal “Mattino” e pubblicato, insieme ad altri bellissimi articoli, su http://www.ristretti.it/commenti/opinione/index.htm

Stefano Bentivogli – Redazione di Ristretti Orizzonti

L’assassinio un bambino di diciotto mesi è sicuramente un crimine orribile, talmente grave che sarebbe meglio sospendere l’esercizio dialettico, soprattutto se questo diventa l’ennesima occasione per farne motivo di propaganda, e di farla a pochi giorni dal voto.

Invece ogni occasione è buona, tanto da assistere a speculazioni e mistificazioni che danno il reale livello di civiltà della nostra politica. Mi sono illuso che, nonostante l’immediata richiesta di reintroduzione della pena di morte ad opera di una parte della cittadinanza – quanto di più scontato in queste drammatiche situazioni – i politici in maggioranza, da destra a sinistra, non avrebbero cavalcato l’onda emotiva: questione di poche ore e mi sono dovuto ricredere. A “Porta a porta” Ignazio La Russa parla di legge ad hoc per l’infanticidio, con Livia Turco che in qualche modo concorda ed il conduttore Vespa che, oltre a sostenere che dopo questo caso ha cambiato idea sulla necessità di abolire l’ergastolo, invita i due politici a prendersi l’impegno di legiferare in merito, qualsiasi sia l’esito delle elezioni. Il grave sono le inesattezze con le quali è stata condita la trasmissione. Cominciamo con Vespa che si qualifica come esperto in materia carceraria e sostiene che l’ergastolo non esiste più nella sua accezione di pena senza fine (o fine pena mai, che è la dicitura utilizzata). Il giornalista conduttore non spiega che invece la legge così com’è offre un’unica possibilità di interrompere la pena a vita, che si chiama liberazione condizionale e che non è un automatismo, bensì discrezione del giudice, come sempre a discrezione del giudice avvengono le concessioni dei benefici premiali, dei permessi e delle misure alternative alla detenzione. Se il magistrato alle istanze di cui sopra di un ergastolano risponde di no, le rigetta, se alle eventuali impugnazioni di detti rigetti gli esiti negativi vengono confermati il detenuto resta in carcere, non esce, quantomeno da vivo.

Se quindi i magistrati credono che la persona non sia giusto che esca e pensano invece che sia giusto, utile e civile farla morire dietro le sbarre, di una gabbia possono farlo oggi con le leggi che già ci sono. Ma in questo caso sarebbe lampante che l’ergastolo altro non è che una pena di morte somministrata senza sporcarsi le mani, senza prendersi la responsabilità di un senso della pena che è lo stesso della pena capitale.

Io poi non riesco a pensare alla possibilità che una persona, una volta accertata l’inutilità della sua detenzione, data l’età, le condizioni di salute fisica, venga fatta morire in carcere qualsiasi reato abbia commesso. Credo che il caso Priebke sia una di quelle occasioni mancate dove l’Italia poteva dare una dimostrazione di forza unica, rinunciare a continuare a punire quel simulacro di corpo: la condanna sociale del crimine è stata talmente forte che non c’era bisogno di brutali accanimenti.

Qui però si diceva che la questione riguarda una categoria di criminali che è quella degli infanticidi in particolare, su questi occorre un ergastolo particolare, un ergastolo senza possibilità di salvezza: ma è così semplice fare una categoria che metta insieme, se eventualmente le condanne verranno confermate, Annamaria Franzoni, Mario Alessi, oppure il Giuseppe Brusca con i suoi cento omicidi circa di cui uno riguardante un bambino sciolto nell’acido? Inutile ricordare che con quest’ultimo si sono applicati sconti e benefici senza tante proteste ed “indignazioni pubbliche”.

Forse bisogna cominciare a capire che ragionare per categorie è un sistema che tende all’ingiustizia in ogni caso, e che forse la valutazione di un Tribunale riduce comunque il rischio di giustizia sommaria dove la reale dinamica del crimine scompare dietro una categoria.

Ma su questo c’è una forte spinta retrograda, e lo ha dimostrato da un lato Ignazio La Russa quando, parlando di questo gravissimo reato, vi ha associato come risposta il varo della ex-Cirielli, anch’essa una legge che colpisce categorie generiche, con le quali i responsabili di questo delitto hanno poco a che fare, dall’altro Livia Turco che ha lasciato passare il tutto con un silenzio che spero che in termini elettorali venga in qualche modo punito.

Un’altra mistificazione grave è stata quella di cercare nelle leggi la causa dello stato di libertà di cui godeva Mario Alessi, nonostante anche in appello gli fossero stati confermati sei anni di pena. Se la giustizia è lenta nonostante la riforma dell’Ordinamento giudiziario, è inutile pensare a modificare le leggi, a meno che non si voglia modificare un’altra volta i termini di detenzione cautelare o eliminare qualche altra garanzia per gli imputati con conseguenze tutt’altro che in linea con la Costituzione.

Lo spettacolo è stato veramente brutto, e personalmente ho trovato un po’ disgustoso anche portare ad esempio il fatto che neanche i detenuti accettino questo tipo di reati e siano per la pena di morte, cosa poi non del tutto vera, la solita generalizzazione insomma.

Quello che però considero gravissimo è ancora una volta la superficialità con cui la gran parte dei politici sono rimasti intrappolati nelle sabbie mobili della pena, che è ancora vista solo come un’azione di retribuzione tra vittima e carnefice, dimenticando che essa assume davvero un senso quando va di pari passo con la condanna sociale. Non basta infatti dire quanto uno deve rimanere in carcere, serve anche un rifiuto culturale categorico di qualsiasi forma di violenza sui minori. Invece in questa società globale c’è ancora troppa disponibilità ad accettare che un bambino diventi merce preziosa per pedofili, trafficanti d’organi, ma anche sfruttamento sul lavoro o nelle guerre più sporche, tanto che, se nella risposta della politica continuano ad essere assenti dei riferimenti culturali diversi, qualsiasi pena sarà poca cosa.

In fondo la vita di Tommaso è stata rubata per pochi soldi e questo dimostra solo qual è oggi il potere del dio denaro: stare a discutere, a volte anche in termini strumentali, ormai solo di quanto e come sia lecito punire i responsabili è una cosa che deve veramente preoccuparci.

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dal “Mattino” di oggi

Il papà di un ragazzo di 17 anni che da due si sballa “Non riesco ad esercitare nessuna autorità su di lui”

Il figlio sta per compiere 17 anni, va a scuola (qualche volta), da due anni fuma spinelli con generosa regolarità e i pomeriggi li conclude tracannando spritz nelle piazze, Quegli spritz che, se la ricetta annacquata del sindaco Zanonato non diventerà legge per i baristi, continuano ad essere delle bombe alcoliche da 30 gradi. Il padre sta per chiudere il capitolo dei 50, a scuola ci è stato per 35
anni come insegnante di Lettere, qualche canna l’ha fumata e solo di buon grado riempie il bicchierino: non sarà un asceta ma di sicuro non
è uno smandruppato, anzi, è persona di grande equilibrio. E pacatezza. Doti. invidiabii, con cui affronta anche la preoccupazione per il figlio diciassettenne che dopo un biennio comune di hashish e sbronze, non pare intenzionato a cambiare indirizzo. Lui, come tanti suoi coetanei.

La maglietta di un ragazzo in discoteca

E’ in ansia per suo figlio?
«Mi preoccupa e so di non avere una reale possibilità di controllo. Mi devo fidare di lui. So che fuma le canne, l’ho visto fatto, ma lui difende il diritto a fumarle, dice che lo preservano dall’eroina. Per lui, e i suoi amici, c’è un rapporto diretto tra il concetto di libertà e l’uso di sostanze: tanto, dicono, se mi proibisci questo, prendo qualcos’altro».
Cosa fa un padre preoccupato per il figlio che ha cominciato a sballarsi e ubriacarsi a 14 anni?
«Lascio sempre aperto un canale che io chiamo diplomatico, di scontro e dialogo. E basta. Non riesco ad esercitare alcuna autorità su di lui. Spero che la mia autorevolezza, solo apparentemente non riconosciuta, gli possa impedie di fare cose troppo stupide. Nlon so come facciano gli altri papà».
Cosa pensa degli spritz in piazza?
«Sono passato qualche giorno fa per via Soncin: ho visto una marea di ragazzi ubriachi che bevevano spritz e fumavano. Mi hanno fatto impressione, una cosa degradante per loro e per l’ambiente. So che mio figlio è lì in mezzo. L’ho visto col bicchiere e la sigaretta».
Ne ha parlato con il ragazzo?
«Si, con lui e due suoi amici. Dicono che anche a loro non piace quella sporcizia, che dovrebbero esserci dei bagni, che è assurdo che i bagni pubblici chiudano alle 20. Che per questo ci sono pipì e vomitate dappertutto. Chiedono queste cose concrete.
E degli spritz meno alcolici, cosa dicono?
«In teoria sono d’accordo, o magari sostengono che sì potrebbe mettere una tessero da tre spritz, una volta finita, basta. Ma in realtà dicono che non serve a niente perché se lo spritz è meno forte, uno per sballare ne beve di più o va a berselo altrove».
Un ineludibile bisogno di sballo, quindi?
«
Sì. Mi rispondono che se non cannellano o bevono, si drogano in modo più pesante. Pur di sfuggire dalla realtà. E lo fanno tutti, tanti almeno.
Da dove arriva il bisogno di sfuggire alla realtà, a 14-15 anni?
«Intanto l’80% dei ragazzi che vedo ha la famiglia sfa sciata. Poi parlano di una realtà che li disgusta, ingiustizia, corruzione, gente che guadagna sulla pelle altrui. Voi potete cambiare le cose o almeno provarci, io dico. Ma loro rispondono che non ci credono. Non credono di poter cambiare nulla. Punto e basta. Infatti non sono impegnati in politica, né altrove. Sono completamente incapaci di impegno»
-
Uno sì ubriaca e fuma spinelli perché questa è la moneta corrente da spendere per divertirsi.
«
Ci piace farlo e lo facciamo, mi dicono. Non ammettono che vengano posti dei limiti alla loro libertà. Hanno un ‘esigenza sfrenata di sentirsi liberi. Mio figlio passa le notti fuori, anche se io gli dico di non farlo, pur di affermare li suo diritto alla libertà».
Non ci sono alternative?
«No. Io so che alla loro età avrei saputo argornentare meglio le mie opinioni. Leggevo tanto, suonavo e sognavo di diventare musicista. Per loro nulla dì tutto questo. Loro esprhnono solo paura, sfiou cia nei confronti della realtà. E fanno ibulli, esagerano lii tutto per sentirsi forti. Ogni giorno muoiono di fame migliaia di bambini in Africa e tu rompi le scatole per uno spinello? mi dice mio figlio».
Guardando al futuro di suo figlio, è pessimista?
«No. Penso che sia una fase transitoria. Intravvedo elementi certissimi di lento cambiamento. Magari non in mio figlio, per adesso, ma in altri suoi amici sì».
Lei ha insegnato per 3 anni. La scuola, adesso, cosa fa per questi ragazzi? E cosa potrebbe fare?
«Molto dipende dalla qualità degli insegnanti: pochi quelli che hanno cultura, carisma, autorevolezza. Troppi quelli che hanno scarso amore per il loro lavoro. Magari anche giustificati da come vengono trattati: 1200 euro dopo 30 anni di lavoro. La scuola potrebbe essere una sponda fondamentale: negli anni ‘70 i ragazzi passavano i pomeriggi dentro la scuola, e io stavo con loro senza avere una lira in più, mi dava grosse soddisfazioni. Io scelsi di insegnare alle superiori rinunciando ad un incarico all’università perché ci credevo, avevo l’illusione di servire, che la scuola potesse forgiare i ragazzi. Ora come insegnante non servi più, in un mondo dove trionfano le veline, il Grande fratello e la De Filippi».

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Il sito della biblioteca che verrà presto lanciato

Premessa: sto curando l’informatizzazione della biblioteca dell’ente in cui lavoro. Il “core” di tutto l’inserimento , accurato e complesso, dei dati, lo svolge la nostra collega bibliotecaria. Io però , a digiuno di quasi tutti i termini biblioteconomici (lo “spoglio” pensavo fosse tutt’altra cosa…), mi sto leggendo un libro , “Biblioteche in rete…”. Alcuni passi però, mi allarmano :

“Una certa superficialità è spesso riscontrabile anche negli studi sulle ontologie, che tendono a dare per facilmente formalizzabili concetti e relazioni che invece nel linguaggio naturale (e nel mondo reale) sono ammantati di ambiguità a volte insormontabili. Problemi che si ingigantiscono quando si cerca di passare da una serie di ontologie specializzate a un’unica ontologia universale onnidisciplinare. Sarebbe probabilmente utile una maggiore collaborazione degli informatici non solo con esperti di indicizzazione semantica del settore bibliotecario ma anche con filosofi del linguaggio, soprattutto della scuola analitica, i quali, da Wittgenstein in avanti, si sono concentrati proprio su crampi e opacità del linguaggio e del pensiero comune.”

AIUTOOOOOOOOOOOOOOOOO