Il diario di Fable

Se tre persone si scambiano un euro, ciascuno avrà un euro, se però si scambiano un'idea, alla fine tutti avranno tre idee.

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Il visto è un controllo preventivo di legittimità ad esito positivo. L’autorità investita del potere di visto sindaca l’atto in relazione a tutti e tre i vizi di legittimità (incompetenza, violazione di legge, eccesso di potere). Si tratta di un controllo non discrezionale ma vincolato, in quanto l’autorità di controllo non può rifiutarsi di apporre il visto, ove non riscontri nell’atto alcun vizio di legittimità. Il diniego del visto fa sì che l’atto controllato rimanga privo di qualsiasi efficacia. E’ anch’esso un atto vincolato ove l’organo di controllo ravvisi un vizio di legittimità.
L’approvazione è un atto di controllo preventivo di merito , che non si limita al sindacato sulla legittimità dell’atto, ma accerta anche l’opportunità e la convenienza dell’atto controllato.
L’approvazione, pur dovendo essere comunicata in forma espressa all’autorità che ha emanato l’atto approvato, non è ricettizia, producendo effetti dal momento della emanazione e non della comunicazione.
Autorizzazione può servire sia per un controllo di merito che di legittimità, ed essendo concessa prima della formazione dell’atto, incide sulla validità, a differenza del visto e dell’approvazione che intervengono dopo la formazione dell’atto, e quindi incidono sulla efficacia.

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Secondo l’ormai classica (!) definizione del VIRGA , per controllo si intende il riesame degli atti di amministrazione attiva al fine di accertarne la conformità a determinate disposizioni di legge (c.d. controllo di legittimità) ovvero la corrispondenza a quei criteri di opportunità e di convenienza cui la P.A. deve ispirarsi nell’esercizio dei suoi poteri discrezionali (c.d. controllo di merito)

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sono :

  1. - autoritarietà ( forza giuridica dei provvedimenti che consiste nell’imporre unilateralmente modificazioni nella sfera giuridica dei destinatari)
  2. - efficacia-esecutorietà (alla P.A. è concessa la possibilità di dare immediata e diretta esecuzione all’atto amministrativo, anche contro il volere del soggetto destinatario del provvedimento sfavorevole, senza previa pronunzia giurdisdizionale), se tale esecutorietà sia espressamente prevista dalla legge
  3. - tipicità (i provvedimenti amministrativi sono solo quelli previsti dall’ordinamento)
  4. - nominatività (a ciascun interesse pubblico particolare da realizzare è preordinato un tipo di atto perfettamente defnito dalla legge).
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Si differenziano in base a:

  1. natura dell’attività esercitata (atti di amministrazione attiva, consultiva, controllo)
  2. elemento psichico (manifestazioni di volontà, conoscenza, giudizio)
  3. discrezionalità (atti discrezionali e vincolati)
  4. efficacia (atti costitutivi e dichiarativi)
  5. risultato (atti ampliativi e restrittivi)
  6. destinatari (atti particolari, plurimi, collettivi, atti generali)
  7. reciproca interdipendenza (atti composti di piu’ manifestazioni di volonta’-contratto-complesso, atti continuati, ecc.)
  8. procedimento amministrativo (atti procedimentali-propulsivi-preparatori e presupposti)
  9. agenti (atti di un solo organo, atti complessi -uguali-ineguali, atti di concerto, contratti)

La dottrina tradizionale definisce i provvedimenti amministrativi come manifestazioni di volontà aventi rilevanza esterna, provenienti da una P.A. nell’esercizio di una attività amministrativa, indirizzate a soggetti determinati o determinabili e in grado di apportare una modificazione unilaterale nella sfera giuridica degli stessi.

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La garanzia dei confidi è basata su un fondo rischi depositato presso le banche convenzionate. Il fondo si configura come una garanzia reale, tecnicamente un pegno irregolare, quale deposito di denaro vincolato a garanzia dei finanziamenti concessi dalle banche alle imprese consorziate, ovvero come pegno di crediti allorchè il deposito sia costituito presso una banca diversa da quella erogatrice del credito.

(da “Il nuovo accordo di Basilea sul capitale delle banche” , Unioncamere, settembre 2005)

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Durante il suo periodo di insegnamento all’Istituto d’Arte , la mia amica Marta, docente di inglese, si è trovata un bel giorno sulla cattedra questo foglio anonimo, proveniente dai suoi alunni:

Piccolo memorandum per il buon rapporto professoressa-alunni:
1. per avere rispetto bisogna concederlo;
2. solo i professori con cui raggiungiamo un buon rapporto possono permettersi di prenderci in giro;
3. fare la persona saccente con gli alunni non aiuta a farsi rispettare;
4. insultare vari componenti della classe non aiuta a farsi rispettare;
5. siamo in Italia del 2004, non sotto qualche regime totalitario o sotto rigide regole moralistiche, parole come cazzo, culo, o merda si trovano nei dizionari e sono pronunciate ovunque (pensiamo anche dal Papa), fare le persone indignate o addirittura incazzate quando si odono tali termini è assurdo, nonché estremamente bigotto;
6. dedicare 14 ore al mese alle interrogazioni, e 2 alla spiegazione non aiuta gli studenti a imparare;
7. il fatto di essere alla prima esperienza di insegnamento non la obbliga a sentirsi superiore;
8. se non è in grado di tenere una classe provi a parlarle e a chiedere l’aiuto dei ragazzi, urlare e romperci i coglioni peggiora solo le cose;
9. un essere umano (crediamo valga anche per lei) ha bisogno di alcuni minuti per pensare, e soprattutto nel caso di una lingua straniera, commette qualche piccolo sbaglio prima di arrivare alla soluzione, contarlo come errore vuol dire non aver capito nulla;
10. un essere umano ha bisogno di ingerire tot. quantità di cibo ed acqua, nonché di soddisfare alcuni bisogni corporali, impedirglielo non aiuta a farsi rispettare;
Il. capire, facendo caso, per esempio, al bassissimo numero di presenti alle sue lezioni, che non utilizza un metodo di insegnamento gradito, è un buon passo avanti;
12. di conseguenza, modificare almeno in parte, il proprio atteggiamento aiuta a farsi rispettare;
13. la storia che i professori più cattivi sono quelli più amati.. .è una cazzata;
14. affermare che metà degli studenti saranno bocciati non aiuta a farsi rispettare, e in più ci fa anche girare le palle;
15. insistere fino alla nausea perché una persona scriva le frasi sul quaderno, e poi. una volta alterati, scrivere troppo velocemente alla lavagna (e cancellare subito) ci fa sentire presi in giro(veda punto2);
16. capire che dopo 6 ore si scuola una persona può essere leggermente portata alla schizofrenia è un buon passo in avanti;
17. lamentarsi con chiunque non le fa fare la figura della professoressa navigata, anzi le fa fare delle figure di merda anche con i colleghi;
18. usare punizioni da scuola elementare non ci fa sentire persone interessate alla sua materia.
19. trattarci come persone della scuola elementare non ci fa sentire persone più interessate alla sua materia;
20. un sorriso non costa nulla, è arricchisce chi lo riceve senza impoverire chi lo dona (non è farina del nostro sacco, ma il senso c’è…);
21. ci sono metodi meno pallosi per insegnare la sua materia, li cerchi;
22. il fatto che metà delle note sul registro siano firmate da lei non le fa guadagnare bollini per vincere la sacca dal benzinaio;
23. le elenchiamo i vantaggi di trattare bene le persone con cui si deve convivere: non le viene un’ulcera, non perde la voce, ha meno possibilità di ammalarsi, non suda. non si spettina, non deve fare lezione con 3 persone, non si parla male di lei, non si organizzano proteste nei suoi confronti, non ci fa andare dalla preside. non ci fa venire un’ulcera, non ci fa perdere la voce, e molte altre ancora…
24. limitarsi a giudicare le persone. esclusivamente. nel J’amhito scolastico è una bella cosa:
senza imbarazzi o scenate le presentiamo questo foglio, speriamo ne capisca il senso e che provi a migliorarsi, così che possiamo migliorare anche noi.

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L’insolvenza può essere considerata come l’ultimo stadio del processo di deterioramento di una posizione creditizia verso una determinata controparte. In quanto tale, rappresenta uno stato “assorbente” (da cui cioè non è più possibile riemergere).

(da ” Il nuovo accordo di Basilea sul capitale delle banche” – Unioncamere- settembre 2005)

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dal sito http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/08_Agosto/02/stella.shtml

Enea: l’ingegnere fantasma bocciò Rubbia
Regis, neo vice-commissario Enea: in Italia non risulta laureato

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Carlo Rubbia (Ansa)
Rubbia è un somaro, firmato «el Valvola». Ecco la sintesi, povera Italia, del serrato dibattito scientifico sulle sorti dell’Enea. L’accusa d’esser un «sonoro incompetente » fatta al premio Nobel per la Fisica, ghigliottinato dal governo, parte infatti da un elettricista, già senatore della Lega, promosso per vie misteriose vice-commissario al l’ente per l’energia.
E benedetto dal titolo di «ingegnere» perfino nel decreto di nomina presidenziale senza che l’Ordine degli ingegneri abbia idea di dove si sia mai laureato.
Partiamo dalla coda? Siamo a metà luglio. Carlo Rubbia, accusato d’avere un carattere ruvido, di essere insofferente alle osservazioni e di avere fatto traboccare il vaso con un articolo su Repubblica contro il Cda, bollato come «il branco», è sbattuto fuori dall’Enea che, azzerato nei vertici, viene affidato ad una terna. Commissario, su indicazione forzista, è Luigi Paganetto, Preside della Facoltà di Economia a Tor Vergata, vice-commissario Corrado Clini (nell’élite del ministero dell’Ambiente da anni, ben visto da socialisti e An) e l’«ing.» Claudio Regis, appoggiato dal Carroccio. Il quale, trionfante per l’ascesa nell’Olimpo della scienza, liquida il presidente deposto con parole affilate: «Nessuno mette in discussione l e competenze di Rubbia sulle particelle, ma quando parla di ingegneria è un sonoro incompetente ».
Un giudizio avventato. In linea con la storia dell’uomo. Il quale, quando stava a Palazzo Madama, era stato espulso dall’aula per avere barrito: «Aveva ragione chi invocava la legge Merlin per chiudere questo Parlamento: è un bordello!». Primaancora, andando incontro ad una condanna per vilipendio delle istituzioni, era stato, se possibile, più volgare: «I magistrati sono come i maiali: se ne tocchi uno, si mettono a urlare tutti».
Ma chi è quest’uomo magrolino che tratta un premio Nobel come Albert Einstein non tratterebbe l’asino della classe? Nato a Biella nel 1944, Regis compare la prima volta agli onori delle cronache, locali, nei dintorni di Telebiella, la prima emittente privata del Paese, nata via cavo nel 1971 per iniziativa di Peppo Sacchi. Era allora, stando ai ricordi dei pionieri della tivù, il rappresentante dell’Ampex, il sistema di registrazione videomagnetica che offriva la possibilità di tagliare i tempi morti. Bravissimo nel risolvere ogni problema elettrico, aveva un nomignolo con cui a Il Biellese ancora lo ricordano: «Valvola».
Che fosse laureato in ingegneria era ignoto a tutti. Sveglio, però, lo era. E gli amici dell’epoca se ne sarebbero accorti ritrovandoselo prima al comando della Lega biellese. Poi in consiglio comunale. Poi, come dicevamo, a Palazzo Madama. Dove sarebbe stato ricordato solo per una battaglia contro la messa al bando della fabbricazione delle mine anti-uomo («la questione è stata affrontata in modo demagogico, cedendo all’emotività della pubblica opinione! ») e per il curriculum fornito alla Navicella: «Laureato in ingegneria. Imprenditore. Ha studiato presso l’Ecole Polytechnique. Presidente di una società operante nel settore della ricerca aerospaziale. Esperto di relazioni internazionali». Dov’è questa Ecole Polytechnique? Boh… Relazioni internazionali con chi? Boh…
Fatto sta che per qualche anno l’uomo, non rieletto, esce dalle cronache politiche e resta in quelle giudiziarie. Viene denunciato dai titolari di una ditta edile con la quale aveva fatto un contratto per ristrutturare un palazzetto. E’ rinviato a giudizio per calunnia del segretario della Lega di Vercelli, Francesco Borasio, che aveva accusato di essersi messo in tasca dei soldi in realtà (l’inchiesta aveva accertato tutto) versati regolarmente al partito. Viene condannato perfino, pensa un po’, per essersi «impossessato di una sega per marmi». Insomma: un cursus honorum. Sufficiente al governo attuale per proiettarlo, nel dicembre 2003, su designazione del ministro dell’Istruzione, nel Cda dell’Enea.
Uomo giusto al posto giusto. Figura nel sito internet dell’ente scientifico come «ing. Regis». Scrive sulla rivista on-line Kosmos articoli sull’«Idrogeno fonte di energia, realtà o mito», firmandosi «Claudio Regis, ingegnere Enea». Partecipa a convegni come quello all’università di Fisica di Pisa tra le reverenze degli astanti: «Buongiorno Ingegnere, prego Ingegnere, dica Ingegnere». Querela gli ex soci definendosi nero su bianco, nell’atto giudiziario, «ing. Regis » e «consigliere del Premio Nobel Rubbia». Finché, caduto il genio scostante che lui «consigliava », Berlusconi lo nomina vice- commissario dell’Enea confermandogli il titolo perfino nel decreto: «ing. Regis».
Ed è lì che la luminosa carriera s’inceppa. Indispettita per i trionfi dell’uomo che disprezza, l’ex socia Maria Teresa Ramella Scarlatta segnala ciò che sa (a partire da una lettera dell’Ordine degli Ingegneri di Biella secondo cui l’ingegnere non è ingegnere) a Rocco Tritto, segretario dell’Usi/RdB, uno dei sindacati della ricerca. Il quale scrive a tutte, ma proprio a tutte, le sedi provinciali dell’Ordine ottenendo sempre la stessa risposta: non ci risulta. Ma certo, sdrammatizza Regis a Economy che gli dedica 12 righe: non ha studiato in Italia ma alla Ecole Polytechnique di Friburgo. Però, aggiunge, si considera «comunque un ingegnere a tutti gli effetti». Resta da vedere se, dato che non può legalmente fregiarsi del titolo, lo considerino tale almeno a Friburgo, dove la Scuola d’ingegneria risulta esser stata fondata quando il nostro era già in là con gli anni: nel 1978.
Dettaglio divertente. Com’è curiosa la foto fatta all’indirizzo di Londra dove il fustigatore di Rubbia risulta essere residente: «Sw3 London-30 Beauchamp Place ». Sapete che c’è, a quell’indirizzo? La trattoria «La Verbanella». Specializzata, forse, in fettuccine spaziali e neutroni al ragù.
Gian Antonio Stella
02 agosto 2005

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Firenze: meeting di donne femministe. Sale sul palco una donna e dice:
- Buongiorno a tutte, sono Luisa, vengo da Milano e voglio raccontarvi cosa ho fatto qualche giorno fa. Sono arrivata a casa è ho detto a mio marito: basta da oggi in poi non faccio più nulla, non stiro non lavo non cucino io non sono la tua serva. Il giorno dopo arrivo a casa e non vedo niente,il secondo giorno non vedo niente il terzo giorno vedo tutto pulito, ordinato, stirato, lavato.
Le altre femministe che ascoltavano esultano dicendo:
- Bravaaa è cosìì che si faaa.
Sale sul paco un’altra donna e dice:
- Buongiorno a tutte sono Elena vengo da Bologna e volevo dirvi che anche a me è successa la stessa cosa, anch’io ho detto a mio marito che non avrei fatto più nulla. Il giorno seguente non vedo nulla, il secondo giorno ancora nulla il terzo giorno sono rimasta senza parole… tutto pulito, lucido ordinato, lavato, stirato uno spettacolo.
Ed anche lì tutte le donne femministe che ascoltavano esultano dicendo:
- Bravaaa è cosìì che si faa.
Infine sale sul palco un’altra donna e dice:
- Buongionno a tutte sono Cammela è vengo da Paliemmo e volevo dirvi che anche a mia è successa la stessa cosa. Un giorno dissi a mio marito: basta, mi sono rotta la minchia di farti da serba di ora innanzi nun fazzo chiù nnenti. Il gionno dopo non vedo niente, il secondo gionno non vedo niente, il terzo giorno… finalmente comincio a vederci da un occhio…