Il diario di Fable

Se tre persone si scambiano un euro, ciascuno avrà un euro, se però si scambiano un'idea, alla fine tutti avranno tre idee.

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Oggetto:  [OT]manette per i giornalisti scomodi al governo
Da:  nickhammond(at)libero.it (Hammond)
Gruppi:  it.arti.scrivere
Organizzazione:  [Infostrada]
Data:  Nov 21 2004 16:29:57

[Dal Manifesto]

Nelle redazioni arriva la legge marziale
Legge marziale permanente. Due giorni fa il Senato ha approvato una delega al governo che potrebbe sbattere in carcere per vent’anni i giornalisti inviati di guerra che raccolgono «notizie concernenti la forza, la preparazione o la difesa militare» e le divulgano. Ma a finire dentro potrebbero essere anche i pacifisti che solidarizzano col nemico o si battono «per la neutralità», e le ong che «somministrano al nemico provvigioni». Nelle missioni di Peace keeping in Italia e nei paesi invasi sarà in vigore lo «stato di guerra». A decidere su tutto sarà la magistratura militare, oggi in declino ma che il governo punta a rilanciare
estendendone i poteri. Contro le restrizioni per i giornalisti e contro l’applicazione della legge marziale protestano Ds, Rifondazione, Federazione della stampa, Osservatorio per la tutela del personale civile e militare.
«Se la legge passa – dicono – vivremo in uno stato per metà civile e per metà militare». L’inviato Mimmo Càndito al manifesto: «Fermiamoli»

Carcere duro per stampa e pacifisti

Legge marziale permanente. La delega approvata al Senato rischia di mandare in galera gli inviati di guerra, ma anche le Ong e i pacifisti colpevoli di «collaborare col nemico» e di «nutrirli»
SARA MENAFRA
Non ci saranno solo gli inviati di guerra nel mirino del codice militare, se la delega per la riforma approvata due giorni fa al Senato dovesse essere confermata alla Camera. Due giorni fa il senatore diessino Elvio Fassone, che ha seguito passo passo il testo in commissione Difesa, spiegava che i giornalisti inviati in territori di guerra, che «si procurano notizie concernenti la forza, la preparazione o la difesa militare» e le diffondono, rischiano pene che vanno da cinque a vent’anni di reclusione. Anche se gli obiettivi erano tutti puntati sull’ennesimo rimpasto di governo è scoppiatoil caso, con giornalisti e parlamentari su tutte le furie.

A guardarci meglio, però, si scopre che la delega approvata dal Senato, con 132 voti favorevoli e 45 contrari, ha contenuti parecchio più ampi e capaci di trasformare il paese in uno stato militarizzato lmeno per tutta la durata delle missioni di Peace keeping in cui siamo coinvolti.

L’idea di fondo della delega n. 2493 è che durante le missioni di guerra la giustizia militare applichi il Codice militare di guerra così com’era stato scritto nel 1941, salvo qualche piccola modifica. Durante i periodi di «conflitto armato» come quelli di Peacekeeping, appunto, il parlamento decreta lo«Stato di guerra», che non è il «Tempo di guerra» previsto dalla Costituzione e di fatto mai applicato dal 1945 ad oggi, ma una condizione adatta alle guerre di oggi, in cui si interviene manu militari senza dichiarare niente a nessuno e che in pratica attiverebbe comunque il Codice militare di guerra, ovvero la legge  arziale.

Applicare il codice di guerra durante le missioni di Peacekeeping darebbe un potere enorme ai giudici della magistratura militare, che oggi hanno invece competenze sempre minori (basti pensare che tutta la magistratura militare italiana nell’ultimo anno ha prodotto sì e no 1000 sentenze). Ma attiverebbe
anche una serie di norme pensate mentre l’Italia era in guerra, e forse persino quelle pensate nel 1930 dal Codice Rocco. Il nostro Codice penale, che non è altro quello del Fascismo riformato, prevede una serie di norme che entrano in vigore in «Tempo di guerra» e visto che la delega non lo esclude esplicitamente, potrebbero entrare in vigore anche durante il nuovo «Stato di guerra». Per dirne uno l’articolo 245 che punisce con la reclusione «da cinque a quindici anni» «Chiunque tiene intelligenze con lo straniero per impegnare o per compiere atti diretti a impegnare lo Stato italiano alla dichiarazione o al mantenimento della neutralità». E se in questa previsione finissero pure i pacifisti o i social forum che si riuniscono a livello globale per parlare di pace, magari invitando anche rappresentanti politici o di governo? Persino le Ong colpevoli di «Somministrazione al nemico di provviggioni» (art. 248) potrebbero rischiare la «reclusione non inferiore ai cinque anni». E a voler essere cattivi, i tranistoppers di due anni fa che bloccavano treni e navi potrebbero essere imputati di «distruzione o sabotaggio di opere militari» (art. 253).

«Il buonsenso dice – spiega il senatore Fassone- che una serie di norme siano adeguate all’oggi o abrogate. Però è anche vero che questa è una delega a modificare, dunque tutto ciò per cui non c’è un mandato specifico deve essere lasciato così com’è, e quindi queste norme potrebbero diventare
attuali». E’ quello che accadrebbe per gli articoli 72 e 73 del codice di guerra, quelli che potrebbero spedire in galera i giornalisti. Cambierà poco, invece, per i militari impegnati nelle suddette missioni di
Peacekeeping che applicano il codice militare di guerra già da due anni. Su diretta richiesta della Nato, per la missione «Enduring freedom» del 2002 l’Italia ha approvato una legge che sottopone i militari impegnati nelle missioni internazionali al codice militare di guerra. Grazie a quella legge i quattro elicotteristi di Viterbo, che la primavera scorsa si sono rifiutati di volare perché i loro mezzi non erano sufficientemente protetti, sono ancora sotto indagine per «ammutinamento» e «codardia», anche se circa un mese fa la procura militare di Roma ha chiesto di archiviare l’inchiesta.

Nel 2002 furono in pochi a stracciarsi le vesti, visto che si parlava di militari. Per fortuna questa volta che l’estensione della legge marziale rischia di spedire in carcere fino a vent’anni pure i giornalisti, ad arrabbiarsi sono già in parecchi. Oltre al senatore Fassone, ieri ha protestato contro la legge anche la deputata Elettra Deiana di Rifondazione comunista e membro della commissione Difesa della Camera secondo cui « Siamo di fronte ad una vera e propria decostituzionalizzazione di fatto dell’articolo 11 della Costituzione (quello che garantisce la libertà di stampa ndr)». Secondo Deiana siamo di fronte all’«introduzione della legge marziale «senza garanzie né procedurali né politiche ma a totale discrezionalità del potere politico-militari e con la possibilità
dell’estensione della stessa legge marziale anche in ambiti personali». Durissimo pure il commento di Domenico Leggiero dell’Osservatorio per la tutela del personale civile e militare: «L’idea di fondo è la  eparazione definitiva delle forze armate dal resto dello stato italiano. Se la delega sarà approvata avremo due stati, uno militare e uno civile, nello stesso paese».

MIMMO CANDITO
«E’ la fine del nostro lavoro»
Parla l’inviato: «Vince la guerra sulla libertà di stampa»
TOMMASO DI FRANCESCO
Sulla riforma del Codice penale militare approvata già in prima lettura al Senato, che mette di fatto a rischio carcere ogni «rivelazione» sulle missioni di pace, abbiamo rivolto alcune domande a Mimmo Càndito, tra i più importanti inviati speciali, commentatore di politica internazionale, corrispondente da quasi tutte le ultime guerre e una delle firme di prestigio de La Stampa.

Come giudichi questa «riforma» che espande il codice militare di guerra anche alle missioni di pace?

Credo che rientri all’interno di quel processo di militarizzazione della politica che si sta sempre più estendendo, prendendo come modello evidentemente le logiche che operano agli interno degli Stati uniti, al rapporto subordinato fra società e potere militare che si va sempre più estendendo in ogni parte del mondo. Io ricordo sempre quello che hanno scritto i due colonnelli cinesi Ghao Yang e Bang Sansuy che hanno scritto un libro decisivo, Guerra senza fine, dove dicono sostanzialmente
che il baratro che un tempo divideva il territorio della guerra da quello della non guerra ormai è pressoché colmato. La guerra sta  ccupando anche i territori che prima non gli appartenevano: è il processo di militarizzazione della
politica. Ora estendere il codice militare anche alle missioni di pace è sicuramente un cambiamento culturale impressionante. Per effetto di queste decisioni diventano operativi gli articoli 72/73 del
Codice penale militare sulla «illecita raccolta pubblicazione e diffusione di notizie militari»…

Non più di alcuni mesi fa un collega venne inquisito dalle parti di Nassiriya perché aveva pubblicato delle informazioni e ancora non si era all’interno di questa logica. Ci possiamo immaginare una volta che questa
diventi istituzione giuridica quali siano i rischi connessi . Cioè che tutto venga sostanzialmente affidato alla discrezionalità con la quale un comandante militare potrà decidere se quello che noi stiamo cercando di pubblicare rientra all’interno di questa normativa. Addio libero esercizio del nostro lavoro.

Già, che fine fa il nostro lavoro? Perché si dice in questi articoli che è punito con la reclusione militare da due a dieci anni «chiunque si procura notizie concernenti la forza, la preparazione o la difesa militare, la
dislocazione o i movimenti delle forze armate, il loro stato sanitario, la disciplina o le operazioni militari e ogni altra notizie che non essendo segreta ha tuttavia carattere riservato». Se poi le notizie raccolte vengono diffuse gli anni di carcere passano da un minimo di cinque ad un massimo di venti…

Che il nostro lavoro lo andiamo a fare in carcere. No bisogna opporsi fermissimamente a questo non soltanto per quello che riguarda la definizione giuridica della norma ma per l’atteggiamento culturale che comporta. Perché trasporta il nostro lavoro all’interno di un processo del quale il controllo
militare finisce per essere l’unica forma possibile di confronto e di dialettica. Io mi rifiuto di immaginare che la mia attività possa essere sottoposta al giudizio discrezionale di un comandante che decide se mandarmi in tribunale o meno, farmi processare o meno. Questo elimina qualsiasi esercizio libero e discrezionale della mia personale attività giornalistica, cioè della libertà di informazione. E’ un atto  ravissimo perché sposta su un terreno diverso quello che è stato finora l’esercizio dell’attività giornalistica. Che a quel punto non è più un libero esercizio d’informazione che riguarda la società civile e che nasce all’interno di una società civile ma viene collocata all’interno della logica strettamente militare. E’ come
se ci venisse messa addosso la divisa militare, esattamente come durante la I e la II guerra mondiale.

I giornalisti diventerebbero tutti embedded o sarebbero in difficoltà perfino loro?

Non si salvano nemmeno gli embedded. Tutto infatti è affidato alla discrezionalità di chi dice: tu stai infrangendo una norma del codice militare. Si ritorna a Lord Cadrington, comandante militare nel 1854 nella
guerra di Crimea, che decise per la prima volta il principio della censura militare sulle notizie, di fronte al fatto che il Times aveva inviato sul posto William Russel, il primo corrispondente di guerra moderno che aveva cominciato a raccontare le miserie di quel conflitto. Siamo tornati 150 anni indietro.

Guerra ai giornalisti di guerra
di Toni Fontana
[da l'Unità]

Arrivano le manette per i giornalisti scomodi al governo, contrari alla guerra e critici sulla missione in Iraq. Su proposta del centrodestra il Senato ha infatti approvato ieri una «riforma» del codice penale militare
che prevede tra l’altro pene gravissime e lunghe detenzioni per i giornalisti che scriveranno articoli sulle missioni militari, compresa quella in corso a Nassiriya.

L’iniziativa della maggioranza di governo sta già provocando proteste e suscitando polemiche. Il senatore Ds, Elvio Fassone, sostiene che la riforma «rischia di avere conseguenze molti gravi anche nel campo della libertà di informazione». Il segretario della Federazione della Stampa italiana, Paolo
Serventi Longhi, parla di «misura gravemente lesiva dell’indipendenza e dalla libertà dell’informazione». La riforma, che appare studiata allo scopo di chiudere la bocca a tutti coloro che contestano le finalità e la natura della missione italiana nella guerra dell’Iraq, si configura come un’ estensione del codice penale militare di guerra anche alle missione di pace.
La missione a Nassiriya è appunto considerata dal governo un missione di pace e, di conseguenza, la nuova normativa verrà estesa (se la Camera confermerà il giudizio del Senato) anche ai servizi giornalistici che provengono dall’Iraq. Per effetto delle norme approvate ieri dalla maggioranza di centrodestra a palazzo Madama diventano «operativi», cioè pienamente in vigore anche gli articoli 72 e 73 del codice penale militare italiano là dove la legge recita che viene punita «l’illecita raccolta, pubblicazione e diffusione di notizie militari». Viene punito con la reclusione militare, viene cioè affidato ad un carcere militare, il giornalista che «procura notizie concernenti la forza, la preparazione o la difesa militare, la dislocazione o i movimenti delle forze armate, il loro stato sanitario, la disciplina e le operazioni militari e, ogni altra notizia che, essendo stata negata, ha tuttavia carattere riservato». Il giornalista che verrà accusato di questi «reati» potrà essere condannato ad una pena variante tra i due e i dieci anni di carcere, ovviamente militare. Non è tutto. Se queste notizie verranno «divulgate» la pena potrà essere raddoppiata e arrivare fino a venti anni di carcere. Il minimo della condanna per il cronista che osa scrivere qualcosa che disturba è in questo caso di cinque anni.

Se la riforma seguirà il suo iter e verrà approvata dai due rami del Parlamento ai militari verrà dunque affidato un potere assoluto e arbitrario di discrezione e di intervento sulle attività dei cronisti che seguono le missioni all’estero. Le disposizioni sono così precise e dettagliate che, nei fatti, ogni articolo inviato dai teatri di guerra, in special modo da Nassiriya, potrà diventate un atto di accusa contro gli lo avrà scritto  che rischierà pene superiori a quelle comminate a molti incalliti criminali. Il senatore Ds Elvio Fassone interviene sulla decisione della maggioranza di «estendere l’ambito del codice militare di guerra»  iudicando l’iniziativa «una scelta molto inopportuna sotto molti aspetti, che rischia di avere conseguenze molto gravi anche nel campo della libertà dell’informazione».
Fassone si augura un «ripensamento» alla Camera. Serventi Longhi ricorda dal canto suo che la riforma «prevede il carcere duro per i giornalisti che diffondono notizie sull’attività del contingente italiano e,  forse, anche sulle operazioni dei contingenti alleati». Per il segretario della Fnsi si tratta di una misura «ricattatoria per i giornalisti invitati di fatto all’ autocensura». Serventi Longhi auspica di conseguenza che la riforma venga ritirata nella seconda lettura parlamentare, cioè a Montecitorio. Le misure approvate ieri al Senato appaiono appunto ispirate da quella parte del mondo politico e militare che da tempo sta  tentando di erigere un muro di gomma per impedire alla stampa di ribadire i pressanti interrogativi che
circondano la missione a Nassiriya sulla quale non si sanno molte cose avvenute nel corso dei combattimenti con i miliziani.

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la mia moto. Dal ‘99 non mi ha mai lasciato a piedi, nemmeno quando si è rotto il filo della frizione e cambiavo come se niente fosse :)

Una moto pratica anche se con qualche difetto di troppo (scarsa frenata, pessima aderenza in curva per l’alto baricentro, mancanza di spia benzina , posizione di cavalletto poco inclinata e pericolosa in caso di vento, troppe vibrazioni), utilissima tutti i giorni con pioggia, neve, e bel tempo , di ritorno da Lignano :)

Qui in stazione a Padova, ieri sera, prima di partire per Mestre.

La mia moto

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ABECEDARIO: Espressione di sollievo di chi s’e’ accorto che c’e’ anche Dario
AEROFAGIA: Fenomeno caratteristico della zona di Ustica
AZOTO: Ultima lettera dell’alfaboto
BALALAICA: Testicolo anticlericale
BEONE: Essere il n.1
BISCAZZIERE: Persona sessualmente molto dotata
CERBOTTANA: Cervo femmina di facili costumi
CULINARIA: Associazione Paracadutisti Gay
FARISEI: Gruppo ottico costituito da anabbaglianti, abbaglianti e fendinebbia
FREGATA: Unità navale sottratta al nemico
INDOSTANO: "Dove li hanno messi?"(gergale)
NIENTEPOPODIMENO: Lassativo molto molto potente
PALAFITTA: Intenso dolore al testicolo
PANGRATTATO: Pagnotta ottenuta poco lecitamente
PAPARAZZO: Missile vaticano
QUADRIGLIA: Pesce a quattro pinne; si distingue dalla triglia che ne ha tre, dalla biglia che ne ha due e dalla maniglia che ne ha una
ROMBO: Figura geometrica dal rumore caratteristico
SOMMARIO: Indicativo presente del verbo "Essere Mario"
STERZARE: Sottomultiplo di squartare
TACCHINO: Parte della scarpina
TOPONOMASTICA: Scienza che studia le ragioni per cui il ratto inghiotte il cibo intero
VERDETTO: Cosmetico verde (a differenza del rossetto che è rosso)
ZINGARELLI: piccolo dizionario in CD-Rom.

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Uno sciopero della fame a staffetta «contro l’ingiustizia della detenzione di Paolo Dorigo». L’iniziativa è stata avviata in Parlamento dalla deputata Verde Luana Zanella, insieme ai colleghi Russo Spena (Rifondazione), Vianello e Giulietti (Ds), dopo le sempre più drammatiche notizie sulle condizioni di salute di Dorigo, ormai al cinquantesimo giorno di sciopero della fame.

«Paolo Dorigo è in gravissime condizioni di salute: perde 300 grammi al giorni ed il suo – spiega Zanella – è ormai un peso pediatrico, cioè quello del suo scheletro. Il 26 ottobre scorso l’avvocato Trupiano ha presentato una nuova istanza di scarcerazione che non è stata ancora presa in considerazione dallufficio di Sorveglianza di Spoleto. Questo silenzio è grave perché Dorigo sta morendo».

Contro Dorigo, aggiunge la parlamentare veneziana dei Verdi, «condannato alla pena abnorme di 13 anni e sei mesi per aver lanciato una bottiglia incendiaria contro la rete di recinzione dell’aeroporto militare di Aviano nel 1993, senza provocare danni a nessuno, si è verificato una vera e proprio accanimento». E aggiunge che «il suo è un caso di vergognosa ingiustizia, se consideriamo che che la Corte Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali ha riconosciuto che Dorigo non ha ricevuto un "giusto processo dal momento che la sua condanna scaturì unicamente delle dichiarazioni rese alla pg ed al pm da parte di Angelo Dalla Longa, collaboratore di giustizia, che vennero acquisite agli atti del processo come prova"». La Zanella ricorda che «il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha invito dal ‘99 ogni sei mesi l’Italia ad assumere "iniziative legislative conformi alle raccomandazioni in tema di salvaguardia dei Diritti dell’Uomo tese al riesame o alla riapertura dei procedimenti, visto che la parte lesa continua a subire conseguenze molto negative di un processo non equo"».

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Vi scrivo perche’ sono stanco di leggere le continue polemiche alimentate dai commercianti sul calo delle vendite e ancor peggio sulle targhe alterne nella nostra citta’, come se non esistessero i mezzi pubblici per recarsi nei negozi e come se non si potessero scegliere altri giorni (il sabato ?) per andare a fare acquisti.
Due dati: un giubbino Woolrich , a Milano in Piazza Duomo (negozio JDC) costa 135 euro (verificato di persona tre settimane fa), a Padova da Pellizzari in Via Venezia ben 168 euro (gia’ scontato del 10%!).
Infine ,pochi padovani sanno che tutti gli anni, a Udine (e non da quando esiste l’Euro ma da molto piu’ tempo) esistono gli "shopping days" ; quest’anno durante lo scorso week-end (12-13-14 novembre) moltissimi negozi del centro di Udine e della prima periferia hanno aderito: negozi di abbigliamento (dei migliori marchi, non con merce degli anni precedenti), profumerie, ecc. Gli sconti variavano da un  minimo del 20 ad un massimo del 33%.
E, particolare non secondario, nel caso di abbigliamento, si trattava di capi della stagione invernale, non di merce di magazzino.
Quando si sveglieranno i commercianti padovani ? E intanto i contratti non vengono rinnovati, l’inflazione reale e’ del 10% (andiamo a vedere quanto costano gli sprtz, con gli aumenti magari concertati con l’amministrazione comunale) e il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti (quelli che le tasse non le possono evadere) crolla.

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UN ADDETTO CIASCUNO 
  
 Fastweb, il primo call center a misura di utente 
  
 Il big italiano di Internet veloce cambia faccia al customer care: parola di Adiconsum 
  
 di Giulio Boresa 
  
 18/11/2004 
  
 URL: http://www.mytech.it/pmi/articolo/idA028001060711.art 
  
 Fastweb ha un call center tutto nuovo. "Era tra i peggiori in Italia e ora è tra i migliori", dice il responsabile del settore hi-tech per l’associazione consumatori Adiconsum Mauro Vergari. E ancora: "È il primo operatore ad aver rifatto da zero il proprio call center per venire incontro alle richieste dei clienti".
Le novità sono sia nella gestione del personale sia nella piattaforma tecnologia usata. La più evidente agli utenti è che da qualche mese gli addetti non sono più anonimi. Non solo: allo stesso consumatore risponde un gruppo fisso di 30-40 addetti, che si curano anche di seguire la sua pratica. È quindi possibile creare un rapporto più personale tra addetto e utente, che "troverà all’altro capo del telefono una persona conosciuta o potrà farsene passare un’altra, che conosca meglio la storia disservizio per il quale si sta telefonando", dice il responsabile del customer care di Fastweb Paolo Fontò.
"Il tutto è stato possibile soltanto rivoluzionando il nostro call center. Per prima cosa viene gestito del tutto internamente, mentre prima era in outsourcing, ossia affidato a un’azienda esterna. Il che ci dava qualche problema: non eravamo soddisfatti dell’efficienza degli impiegati".

Connessi & connessiOggi il centro di assistenza alla clientela impegna 550 dipendenti di Fastweb e ha sede a Milano, ma il prossimo futuro vedrà l’apertura di una nuova sede a Bari.
Fontò è critico nei confronti degli operatori che affidano i propri call center ad aziende terze. "Questa è la tendenza, ma la nostra esperienza ci insegna che con servizi complessi come quelli di telecomunicazione è necessario avere un controllo diretto sugli operatori dell’assistenza. Questo è possibile solo se li si mantiene interni e con un contratto da dipendenti".
Soltanto a queste condizioni, "abbiamo potuto creare un call center a isole, fatto di gruppi di responsabili che prendono in gestione una certa quota di utenti, sempre gli stessi". Certo, il nuovo sistema è stato possibile anche perché gli utenti di Fastweb sono una nicchia (poco più di 400.000) rispetto a quelli di aziende come Telecom Italia o di Wind. "Con le dovute proporzioni, il sistema a isole può essere esportato anche in realtà più grandi della nostra", insiste Fontò.

Fastweb sta lavorando molto sulla qualità del servizio, "motivando il personale con una nuova politica salariale. Lo stipendio cresce in rapporto all’anzianità e al merito, che è valutato anno per anno da un supervisore. In breve, dopo tre anni di lavoro l’addetto ha uno stipendio simile a quello di un impiegato di buon livello".
L’esperienza di Fastweb insegna perciò che è più difficile motivare e rendere efficienti addetti mal pagati e assunti con contratti temporanei, piuttosto che professionisti inquadrati con contratti stabili.
Da una parte, quindi, per migliorare il call center Fastweb ha dovuto investire in risorse umane. Dall’altra ha avuto bisogno di potenziare la piattaforma tecnologica usata per la gestione cliente: "Abbiamo investito 12 milioni di euro in un anno apportando svariate migliorie: adesso la scheda cliente appare in tutti i dettagli e in una sola schermata sul Pc dell’operatore. Che quindi non ha difficoltà a ricostruire il caso del chiamante, senza obbligarlo a ripetersi".
Fastweb mantiene un feedback con l’utente anche dopo la chiamata al call center, attraverso la posta elettronica o gli Sms.
Lo sforzo di rivoluzionare le strutture di assistenza sta già portando qualche risultato: "I nostri clienti sono più soddisfatti, come risulta da una nostra indagine. I reclami sono calati dal 5 al 2% sul totale degli utenti, rispetto al 2003". Il progresso più importante? "Abbiamo ridotto a 30 secondi il tempo di attesa medio al call center. Prima era di quattro minuti: inaccettabile". 

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Un finanziere, un poliziotto e un carabiniere si ritrovano in servizio in una zona disagiata, costretti a mangiare alla meglio, appoggiati ai cofani delle auto, giubbotto antiproiettile sempre indossato, inevitabile pranzo al sacco Il finanziere guarda nella sua busta preparata dalla moglie e fa…
"Panino col prosciutto… e voi?"
Il poliziotto controlla la sua busta "Panino col prosciutto pure io"
Il carabiniere li imita "Panino con prosciutto come voi"
I tre mangiano mugugnando un po’.
Trascorrono i giorni e i militi continuano a trovare per pranzo un panino con il prosciutto ciascuno.
Un giorno d’estate, esasperato dalla monotonia, il finanziere esclama
"Basta cazzo! Se anche stavolta mia moglie ha preparato un panino al prosciutto giuro che prendo la pistola e mi sparo!"
Nella busta c’è infatti il solito panino e prima che gli altri due possano reagire, il finanziere estrae la pistola d’ordinanza e si spara un colpo in testa Il poliziotto esclama febbrile
"Giusto! Il collega ha dimostrato di avere palle d’acciaio e noi poliziotti
ce le abbiamo toste come quelle dei finanzieri. Adesso, se anche stavolta trovo il panino al prosciutto per pranzo, giuro che mi sparo anch’io!"
Il poliziotto trova il solito panino, emette un grido furibondo, con gesto solenne estrae l’arma d’ordinanza e si spara in testa.
Il carabiniere si guarda attorno frastornato.
E’ rimasto solo con due cadaveri
"Che colleghi coraggiosi! L’arma però non può essere da meno. Se anche io trovo il solito panino col prosciutto mi sparo un colpo in testa!"
Inutile dire che anche il carabiniere trova l’immancabile panino e, in pochi secondi, si suicida con un colpo in mezzo agli occhi.
Il giorno dei funerali, le vedove camminano affrante al fianco delle tre bare che si avviano al cimitero.
La moglie del finanziere non smette di piangere e disperarsi
"Ma perchè lo hai fatto? Non ti piaceva il panino al prosciutto che ti preparavo? Potevi dirmelo te lo avrei fatto al formaggio, alla mortadella, alle melanzane, perchè ti sei sparato, perchè?"
La moglie del poliziotto avanza lenta, fra un singhiozzo e l’altro
"Ma perchè lo hai fatto? Non ti piaceva il panino al prosciutto che ti preparavo? Potevi dirmelo, ti avrei cucinato il pollo ai peperoni, la frittata di verdure, il timballo di maccheroni, ti avrei cucinato tutto quello che volevi, perchè ti sei sparato, perchè?"
La moglie del carabiniere chiude il mesto corteo. Cammina tranquilla, in nero come le altre, ma quasi rassegnata
" Ma perchè lo hai fatto? Capisco il finanziere, capisco anche il poliziotto, ma tu…….. tu il pranzo te lo preparavi da solo !"

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Un uomo e una donna si scontrano in un incidente in macchina. Le due automobili sono distrutte, anche se nessuno dei due è ferito. Riescono a strisciare fuori dalle loro macchine sfasciate e la donna fa all’uomo:"Non posso crederci: tu sei un uomo… io una donna. E ora guarda le nostre

macchine: sono completamente distrutte eppure noi siamo illesi. Questo è un segno Dio: voleva che ci incontrassimo e che divenissimo amici e che vivessimo insieme in pace per il resto dei nostri giorni…"E lui: "Sono

d’accordo: deve essere un segno del cielo!" La donna prosegue: "E guarda quest’altro miracolo… La mia macchina è demolita ma la bottiglia di vino non si è rotta. Di certo Dio voleva che noi bevessimo questo vino per celebrare il nostro fortunato incontro…" La donna gli passa la bottiglia, lui la apre, se ne beve praticamente metà e la passa a lei… Ma la donna richude la bottiglia senza berne neppure una goccia. L’uomo le chiede: "Tu non bevi??"

E lei risponde: "No… io aspetterò che arrivi la polizia stradale…"

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- Giovedì alle 5 del pomeriggio ci sarà un raduno del Gruppo Mamme. Tutte
coloro che vogliono entrare a far parte delle Mamme sono pregate di
rivolgersi al parroco nel suo ufficio.

- Martedì sera, cena a base di fagioli nel salone parrocchiale. Seguirà
concerto.

- Venerdì sera alle 7 i bambini dell’oratorio presenteranno l’"Amleto" di
Shakespeare nel salone della chiesa. La comunità è invitata a prendere parte
a questa tragedia.

- Care signore, non dimenticate la vendita di beneficenza! È un buon modo
per liberarvi di quelle cose inutili che vi
ingombrano la casa. Portate i vostri mariti.

- Tema della catechesi di oggi: "Gesù cammina sulle acque". Catechesi di
domani: "In cerca di Gesù".

- Il coro degli ultrasessanten ni verrà sciolto per tutta l’estate, con
ringraziamenti di tutta la parrocchia.

- Il torneo di basket delle parrocchie prosegue con la partita di mercoledì
sera: venite a fare il tifo per noi mentre cercheremo di sconfiggere il
Cristo Re!

- Il costo per la partecipazione al Convegno su "preghiera e digiuno" è
comprensivo dei pasti.

- Ringraziamo quanti hanno pulito il giardino della chiesa e il parroco.

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Windows su Xbox

3 ingegneri della Apple e 3 ingegneri della Microsoft si incontrano alla stazione mentre stanno per recarsi ad un importante avvenimento informatico. Gli ingegneri Microsoft comprano un biglietto ciascuno e, con grande sorpresa, notano che gli altri ne comprano uno solo in tre. Stupiti, chiedono spiegazione ai colleghi che si mettono a ridere e dicono: "Vedrete…". Durante il viaggio, il controllore entra nella carrozza e, immediatamente gli ingegneri Apple corrono alla toilette e si chiudono dentro. Gli ingegneri Microsoft osservano stupefatti la manovra poi, dopo essersi fatti controllare i biglietti, vedono il controllore bussare alla porta della toilette annunciando: "Biglietti, prego!". Una voce dall’interno risponde: "Ecco!" Un biglietto scivola da sotto la porta, il controllore lo verifica e se ne va. Gli ingegneri Microsoft sono molto impressionati dalla tecnica dei colleghi Apple. Al ritorno i sei si incontrano alla stazione, quelli della Apple comprano il solito biglietto, mentre quelli della microsoft non ne comprano nessuno. Fanno notare la cosa ai colleghi che rispondono "Vedrete!" Durante il viaggio all’avvicinarsi del controllore gli ingegneri Apple, corrono al bagno. Appena si sono chiusi dentro un ingegnere Microsoft, bussa alla porta della toilette e dice "Biglietti, prego!", si appropria del biglietto passato sotto la porta, e raggiunge di corsa i suoi colleghi nell’altra toilette. Morale:Microsoft non copia solo le idee degli altri, le migliora… .