Il diario di Fable

Se tre persone si scambiano un euro, ciascuno avrà un euro, se però si scambiano un'idea, alla fine tutti avranno tre idee.

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di Mino Fuccillo (da "Il Mattino di Padova di venerdì 29 ottobre 2004)

Hanno perso il controllo delle parole, figurarsi quello delle cose. Ieri An ha ufficialmente scoperto, leggendo l’Espresso, che, con l’aliquota massima dell’Irpef al 39 per cento, Berlusconi in persona ci guadagna 76Omila euro l’anno. Insomma hanno scoperto con dieci anni di ritardo niente meno che Berlusconi è l’uomo più ricco d’Italia.

Singolare e intempestivo “scandalo ‘ Ancora più singolare, anzi decisamente curioso è che questo sia l’argomento portato contro il taglio fiscale targato Forza Italia. Di motivi per bocciarlo o criticarlo ce n’è quanti ne si vuole.

E’ quasi sicuramente inutile per il rilancio dei consumi (poco più di un euro al giorno per contribuente in media).

Di sicuro sottrae risorse là dove servono: investimenti, ricerca, competitività come dico no in inascoltato coro l’opposizione, la Confindustria, la Commissione europea, il Fmi, la matematica e Il buon senso.

Ma il grido di An ("Ci guadagna Berlusconi!") è francamente demagogico. Vale l’argomento per cui un parlamentare di sinistra deve essere povero altrimenti non vale. Fa il paio con la incompatibilità progressista delle scarpe di D’Alema e delle cravatte di Bertinotti.

Oltre tutto è un argomento bugiardo, miope e capzioso. Si appoggia infatti sul dato per cui solo 643.121 italiani avrebbero redditi superiori ai 70 mi la euro annui. Questi e solo questi sarebbero i ricchi e i benestanti. In realtà questo è il numero di coloro che dichiara no, obbligati, simili redditi. Basta dare un’occhiata ai patrimoni e alla vita di ogni giorno per vedere come ben più di 600 mila e passa siano «li abbienti. Infatti milioni di non lavoratori dipendenti dichiarano meno della metà di quanto in cassano. Se An cerca d’improvviso equità fiscale potrebbe ricordarsi che si paia meno quando si paga tutti. Non risulta che il partito di Fini abbia mai battuto ciglio sui con doni o proposto inasprimenti contro elusione ed evasione fiscale. E’ anzi agli atti come An sia nella stessa maggioranza e governo che ha già rinunciato perfino alla revisione dei patti di settore fiscali per professionisti e lavoratori autonomi. Oltre il grido di Masaniello An non va.

Ma Forza Italia si difende con l’argomento di Maria Antonietta, quella che al popolo che aveva fame suggeriva di mangiare brioches. Spiega il portavoce ufficiale di Berlusconi quei 760mila euro il premier li darà in beneficenza. Come se il fisco di un paese fosse un problema di mance ed elargizioni. Replica vanagloriosa e insipiente. E così un pomeriggio squallido segue una mattinata che doveva essere di prestigio. Roma cuore d’Europa. Ma è durata poche ore: la Lega ufficialmente sgambetta la ratifica italiana della Costituzione europea. Un suo alto esponente giura: è più facile che un gatto attraversi indenne l’Aurelia che l’Italia firmi senza passare per il referendum. Poi dice che in Europa non si fidano dl noi, e non solo perché i leghisti non si ricorda no bene che si trattava del cammello e dell’ago invece che del gatto. Masaniello, Maria Antonietta, ministri celtici, Frate Rocco e torte in faccia per tutti. Fanno tutto da soli, sarebbe comico ma non c’è da ridere.

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Emerge un quadro drammatico (anche se parziale) dal forum di repubblica sui lavoratori ex co.co.co. (collaborazione continuativa e coordinata) che potrebbero diventare a progetto ma che nella maggioranza dei casi sono costretti a farsi la partita iva e quindi ad essere ancor meno tutelati di quanto lo fossero (poco) in passato. Tutto questo grazie alla nuova legge "Biagi" dal nome del giuslavorista piu’ noto che ha elaborato queste nuove forme contrattuali che tentano di dare una patina dorata ad una condizione di indubbia precarietà lavorativa, nella foto che vedete qui a fiancoMarco Biagi.  Oramai alla classica contrapposizione tra lavoratori di serie A (tempo indeterminato) e di serie B (tempo determinato/contratto formazione lavoro, che non esiste piu’), abbiamo anche i lavoratori di serie C, quelli "a progetto" o ancor peggio costretti ad essere lavoratori autonomi…ricattabili.

Cito due a caso tra gli interventi del forum (a cui potete partecipare) che mi hanno colpito di piu’:

Laureata Ingengeria edile a roma con 110/110, iscritta albo ing. abilitazione alla 494/96, conoscenza software ecc inviai e contiunuo tutt’ora ad inviare curriculum a studi di ingegneria e architettura e imprese edili, risultati raggiunti: pre conoscenza di amici un co.co.co che poi si rivelò una trattativa privata allucinate da cui sono scappata, mansione svolta: disegnatrice.
Ancora per conoscenza ho lavorato per lo studio del mio professore con collaborazione saltuarie. Sempre per conoscenza, ho lavorato in un negozio arredamento, 2 anni come udite udite, "disegnatore tecnico" (contratto commercio netto in busta 981) + promessa di non sposarmi, prospettive professionali nulle.
Volendo fare l’ingegnere edile ho aperto ora per ovvie ragioni P.I., piccoli lavoretti qua e là, mi chiedo tutt’ora cosa farò da grande; in compenso ho assistito più volte allo scarto di curriculum di donne con la motivazione: "età fertile!"…..Vi basta o devo continuare?? Ingegnere Donna
di Livia Piccoli – 32 – Ingegnere edile

819.  CO.PRO. = SCHIAVITÙ
A febbraio ho trovato impiego in una società romana a 683 E / mese 8 ore al giorno 5 gg la settimana ed il mio lavoro era rivenduto a società come BDR a cifre da capogiro il progetto definito "pagine asp", diritti 0, subordinato ed in più quando ho chiesto alla CGIL come far valere i miei diritti ho dovuto fare lo spelling del Co.Pro. perchè non ne sapevano nulla!! Ho anche chiamato il numero verde del welfare e la signorina mi ha fatto notare che non potevo provare di essere COSTRETTO a fare un lavoro da dipendente. Ora lavoro con contratto Interinale a gennaio scade e poi.. l’incertezza.
Ho scritto alle iene a mi manda rai tre a Maurizio costanzo a striscia la notizia a Ciampi al parlamento europeo ( l’unico che ha risposto asserendo che non è affare loro ) ed ancora oggi sento parlare di carta dei diritti dei cittadini Europei !?! Quali diritti ho ? Ho solo il dovere di pagare tasse su tasse!
di Cybhunter – - 27 – IT

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Fable a Milano

Era da due o forse tre anni che non andavo a Milano . L’occasione e’ stata lo SMAU , che quest’anno era decisamente sotto tono; rispetto ad alcuni anni fa lo spazio espositivo era 1/4, quasi del tutto dominato da Microsoft e propri partners.

La cosa bella è che , approfittando dello sciopero dei mezzi ATM, mi sono girato Milano dalla Centrale alla Scala, al Duomo e al Palazzo sforzesco (bellissima la mostra di via Dante ); non solo. Sabato mi ha raggiunto Marco con il quale abbiamo rivisto Manuela e conosciuto la sua sorellina :)

Allo SMAU poi abbiamo visto due amici della chat….e al ritorno in treno fatto conoscenza con una splendida famiglia australiana, che si stava recando a Venezia ….on holiday, e che mi ha regalato uno splendido libro di fotografie sulla loro città, Adelaide. Trovate tutte le foto nella sezione album di foto.

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di Marco Lodoli www.repubblica.it

INSEGNARE a scuola mette in contatto con le verità del giorno: è come raccogliere uova appena fatte, ancora calde, magari con il guscio un po’ sporco. Gli storici interrogano i secoli, ma in una classe di una qualsiasi periferia italiana si ascolta il battere dei secondi. Ebbene, oggi una ragazza di quindici anni, un’allieva che non aveva mai rivelato una particolare brillantezza, ha fatto una riflessione che mi ha lasciato a bocca aperta.

Collezione D&G

Eravamo negli ultimi dieci minuti di lezione, quelli che spesso si spendono in chiacchiere con gli alunni. La ragazza raccontava di volersi comprare un paio di mutande di Dolce e Gabbana, con quei nomi stampati sull’elastico che deve occhieggiare bene in vista fuori dai pantaloni a vita bassa. Io le obiettavo che lungo la Tuscolana, alle sei di pomeriggio, passeggiano decine e decine di ragazze vestite così.

Non è un po’ triste ripetere le scelte di tutti, rinunciare ad avere una personalità, arrendersi a una moda pensata da altri? E da bravo professore un po’ pedante le citavo una frase di Jung: "Una vita che non si individua è una vita sprecata". Insomma, facevo la mia solita parte di insegnante che depreca la cultura di massa e invita ogni studente a cercare la propria strada, perché tutti abbiamo una strada da compiere.

A questo punto lei mi ha esposto il suo ragionamento, chiaro e scioccante: "Professore, ma non ha capito che oggi solo pochissimi possono permettersi di avere una personalità? I cantanti, i calciatori, le attrici, la gente che sta in televisione, loro esistono veramente e fanno quello che vogliono, ma tutti gli altri non sono niente e non saranno mai niente. Io l’ho capito fin da quando ero piccola così. La nostra sarà una vita inutile. Mi fanno ridere le mie amiche che discutono se nella loro comitiva è meglio quel ragazzo moro o quell’altro biondo. Non cambia niente, sono due nullità identiche. Noi possiamo solo comprarci delle mutande uguali a quelle di tutti gli altri, non abbiamo nessuna speranza di distinguerci. Noi siamo la massa informe".


Tanta disperata lucidità mi ha messo i brividi addosso. Ho protestato, ho ribattuto che non è assolutamente così, che ogni persona, anche se non diventa famosa, può realizzarsi, fare bene il suo lavoro e ottenere soddisfazioni, amare, avere figli, migliorare il mondo in cui vive. Ho protestato, mettendo in gioco tutta la mia vivacità dialettica, le parole più convincenti, gli esempi più calzanti, ma capivo che non riuscivo a convincerla. Peggio: capivo che non riuscivo a convincere nemmeno me stesso. Capivo che quella ragazzina aveva espresso un pensiero brutale, orrendo, insopportabile, ma che fotografava in pieno ciò che sta accadendo nella mente dei giovani, nel nostro mondo.

A quindici anni ci si può già sentire falliti, parte di un continente sommerso che mai vedrà la luce, puri consumatori di merci perché non c’è alcuna possibilità di essere protagonisti almeno della propria vita. Un tempo l’ammirazione per le persone famose, per chi era stato capace di esprimere – nella musica o nella letteratura, nello sport o nella politica – un valore più alto, più generale, spingeva i giovani all’emulazione, li invitava a uscire dall’inerzia e dalla prudenza mediocre dei padri. Grazie ai grandi si cercava di essere meno piccoli. Oggi domina un’altra logica: chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori per sempre. Chi fortunatamente ce l’ha fatta avrà una vita vera, tutti gli altri sono condannati a essere spettatori e a razzolare nel nulla.

Si invidiano i vip solo perché si sono sollevati dal fango, poco importa quello che hanno realizzato, le opere che lasceranno. In periferia ho conosciuto ragazzi che tenevano nel portafoglio la pagina del giornale con le foto di alcuni loro amici, responsabili di una rapina a mano armata a una banca. Quei tipi comunque erano diventati celebri, e magari la televisione li avrebbe pure intervistati in carcere, un giorno.

Questa è la sottocultura che è stata diffusa nelle infinite zone depresse del nostro paese, un crimine contro l’umanità più debole ideato e attuato negli ultimi vent’anni. Pochi individui hanno una storia, un destino, un volto, e sono gli ospiti televisivi: tutti gli altri già a quindici anni avranno solo mutande firmate da mostrare su e giù per la Tuscolana e un cuore pieno di desolazione e di impotenza.

(18 ottobre 2004)

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Visto a S. Dona' di Piave

http://www.questotrentino.it/2004/09/Ferrovie.html

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Questo e’ quello che e’ successo a me e mia moglie lo scorso maggio durante il nostro soggiorno nel Bel Paese.

In parole povere, mia moglie non e’ una comunitaria (per l’ Unione Europea e’ considerata “un’aliena”!), cosi’ dopo aver richiesto e ottenuto il visto all’Ambasciata d’Italia a Bangkok, mi sono accorto che le era stato rilasciato il visto solo per un mese, dopo che avevamo detto e ridetto che non sapevamo ancora quanto tempo avremmo speso e che avevamo un biglietto valido 3 mesi. Cosi’ ho chiamato l’Ambasciata e mi hanno detto che uno, potevo richiedere un nuovo visto a Bangkok ma avrei dovuto aspettare un’altra settimana (mancavano 3 giorni alla partenza) o due, sarei potuto andare semplicemente a rinnovare il visto in Questura a Udine. Da buon friulano (“fasin di bessoi”) ho optato per la Questura…non l’avessi mai fatto.

L’iter e’ il seguente: prima bisogna andare dai Vigili nel Comune di residenza e farsi rilasciare un documento che attesta che io (non sono residente in Italia da qualche anno)e mia moglie siamo ospitati da mia madre. Fin qui niente di male, ero in ritardo per la registrazione (bisogna registrarsi entro 48 ore dall’arrivo ma all’Ambasciata non me l’avevano detto…) ma hanno chiuso un occhio su quello, dato che avrei potuto pagare una bella multina per la mia disattenzione e mi hanno detto che cosa avrei dovuto preparare per il rinnovo del visto.

Nel pomeriggio ho provato a chiamare l’ufficio informazioni della Questura ma non ha mai risposto nessuno.Dopo vari tentativi a vuoto,ho chiamato il Centralino che e’ riuscito a mettermi in contatto con appunto l’ufficio informazioni. Sono cosi’ riuscito a spiegare la mia situazione e la risposta dell’operatore e’ stata: “ Se vuole avere informazioni deve venire alla Questura e le diranno cosa fare.” Dopo di che’ ha riattaccato dicendomi che non aveva tempo perche’ aveva un sacco di lavoro da fare.

Decisi  che sarei andato in Questura il giorno seguente. Avevo preparato tutti i documenti necessari (che non sono pochi) e alle 8 e un quarto eravamo davanti all’ufficio immigrazione. L’ufficio apre 3 giorni la settimana dalle 9 alle 12, ma non e’ tutto.

Adesso viene il bello. Una volta in fila ho scoperto che non sei autorizzato ad entrare in ufficio se non hai “prenotato”, cosi’ ho chiesto alla guardia cosa dovevo fare per avere delle semplici informazioni.La risposta secca e’ stata:”Telefona all’ufficio informazioni”. E ha continuato dicendomi che se volevo avere delle informazioni direttamente in Questura dovevo prima prenotare e mi cacciato in fila di nuovo.Ma per cosa? Non avevo questa benedetta prenotazione e devo pure stare in fila! Allora ho chiesto a una ragazza filippina (un’altra “aliena”) cosa dovevo fare e mi ha spiegato che sarei dovuto venire la sera prima, dare il mio nome alla guardia che mi avrebbe a sua volta dato un pezzettino di carta con un numero e mi avrebbe detto di venire il giorno dopo prima delle 7(!!).

Ho appreso poi che anche se hai sto bigliettino non e’ detto che ti  lascino entrare perche’ accettano solo un centinaio di persone al giorno. E se il tuo nome non e’ sulla lista devi tornare la volta dopo, e devi prenotare di nuovo. Proprio in quel momento la guardia e’ uscita con un pezzo di carta stropicciato e scritto a mano (capisco che c’e’ recessione pero’…)su cui c’erano i nomi dei fortunati “vincitori”.Agli altri e’ stato detto di tornarsene a casa e venire la volta dopo.E qui sono iniziati i problemi:la lista non viene appesa alla porta e le persone non vengono nemmeno chiamate.Come fara’ mai uno a controllare se c’e’ il suo di nome nella lista?

E qui sono iniziate le scene che vediamo in televisione, gente incazzatissima perche’ hanno chiesto un permesso per venire in Questura a regolarizzare il loro permesso di lavoro e che,in alcuni casi, hanno speso la nottata in qualche parco di Udine rischiando di essere pure arrestati per vagabondaggio! Le guardie hanno quindi chiamato dei rinforzi ma ormai la situazione era senza controllo e si sono barricati in Questura, hanno aspettato una decina di minuti e sono tornati fuori quando la gente si era calmata.

Le scene sono continuate ancora  per un po’,ma a  quel punto abbiamo rinunciato e, delusi,  ce ne siamo andati.

Premetto che in cinque anni all’estero non mi e’ mai capitato di essere trattato come un animale, mia moglie –prima volta in Italia- c’e’ rimasta malissimo.Non sapevo cosa dirle. E’ stata un’umiliazione.

Vi dico solo una cosa: in un Paese in via di sviluppo come la Thailandia quando vai all’immigrazione ti rechi all’ufficio di cui hai bisogno (visti, permessi di lavoro ecc.) e  sei accolto in una sala con l’aria condizionata ,ti prendi il tuo bigliettino e ti metti a sedere aspettando che ti chiamino  e l’ufficio e’ aperto dal lunedi’ al venerdi’ con orario continuato. E importante, i documenti sono sia in lingua thailandese che in inglese. Se non parli nessuna delle due lingue l’immigrazione dispone di interpreti in varie lingue. All’aeroporto di Malpensa alla dogana mi sono ritrovato ad aiutare degli arabi a cui veniva chiesto da dove venivano in ITALIANO e nessuno alla dogana parlava inglese. Pure mia moglie e’ stata “intervistata” in italiano, lei che le uniche parole che conosce sono le parolacce (magari le avesse dette).

Per fortuna che siamo in un Paese sviluppato. A voi.
Alessandro

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E’ risaputo da tempo che nel nord Italia le forze dell’ordine sono
molto più severe che nel sud (vedi il caso sull’uso dei caschi dei
motociclisti sollevato più volte dai mass-media), ma è anche vero che
sono le prime a non rispettare le stesse leggi e regolamenti che loro
per prime rappresentano.

Questa sera dopo le 18, ero di ritorno verso casa sulla mia moto,
percorro via Volturno e mi fermo al semaforo rosso all’incrocio con via
Palestro (davanti al cinema cristallo) e v.s.Prosdocimo. Dal senso
opposto una volante della Polizia statale si è fermata anche lei al
semaforo, ricordo che via Volturno è una strada a senso unico per le
auto in direzione sud, mentre nel senso opposto c’è corsia riservata
per gli autobus, ma anche per i mezzi delle forze dell’ordine.
Finalmente il semaforo diventa verde, sia io che la volante della
Polizia avviamo i rispettivi mezzi, ma proprio in quel momento da via
s. Prosdocimo (quindi dal centro città), sopraggiunge un’auto della
Polizia Municipale che infischiandosene totalmente dell’evidente
semaforo rosso (dalla sua parte) passa a velocità spedita e gira a
sinistra in v.Volturno in direzione sud.
Io che ero già in accelerazione ho avuto il tempo di frenare e lasciare
passare l’auto, anche se non senza una certa apprensione, la volante
della Polizia Statale ha frenato bruscamente, ho distintamente visto
l’agente al volante inveire e indicare con giustificati gesti l’agente
municipale alla guida dell’altro veicolo che gli ha tagliato la strada,
il quale aveva effettivamente azionato le luci blu sul tetto, ma non le
sirene.

Ricordo che secondo il codice della strada, le forze dell’ordine
per poter eseguire manovre che violano le normali regole di precedenza,
come il passare col rosso, il non fermarsi allo stop o superare i
limiti di velocità, devono OBBLIGATORIAMENTE azionare SIA le luci blu
lampeggianti, SIA la sirena (segnale acustico che tutti conosciamo).

Rimasto stupito (ma neanche più di tanto) che la volante della
Polizia Statale non si fosse girata e avesse seguito il contravventore
per multarlo e togliergli i dovuti punti patente, proseguo la mia
marcia dietro all’agente municipale.
L’auto correva in modo decisamente spericolato, minacciando continue
accellerate come se stesse facendo un’inseguimento, anche se non
raggiungeva grandissime velocità, io che non superavo i 50km/h non sono
comunque rimasto indietro abbastanza da non poter vedere cosa è
successo in prossimità della rotonda dell’incrocio successivo, quello
di porta s.Giovanni (via Sorio per intenderci).
Li infatti un gruppo di 6 o 7 pedoni erano in procinto di attraversare
la strada in prossimità delle striscie pedonali (che se non ricordo
male sono pure su un piano rialzato rispetto alla normale sede
stradale), proprio nel mentre che l’agente municipale sopraggiungeva.
Sono rimasto allibito vedendo che l’agente non ha dato nessun accenno a
rallentare, non ha nemmeno toccato i freni, visto che non si sono
accesi gli stop posteriori.
I pedoni ormai a centro corsia, presi dal panico hanno invertito
direzione e son tornati indietro per evitare di essere investiti.
Gli altri automobilisti che impegnavano la rotonda hanno evidentemente
notato la situazione, e hanno agevolato la manovra dell’agente che ha
poi svoltato a destra in via Sorio in direzione aereoporto.

Concludendo: posso capire che un agente di polizia sia in un
momento di emergenza e abbia necessità di correre, tuttavia non posso
capire il comportamento di un agente il cui dovere è proprio quello di
far rispettare il codice della strada, e invece nel giro di poche
centinaia di metri mette prima a repentaglio la sicurezza di due
veicoli (prima quella della pantera, poi la mia), e poi rischia di fare
una strage di pedoni che devono ringraziare solo i propri riflessi
pronti se sono riusciti a tornare a casa.
Bastava premere un pulsante ed accendere la sirena di cui l’auto era dotata.
La cosa mi fa ancor più imbestialire se penso agli atteggiamenti spesso
fin troppo zelanti, puntigliosi e attenti ad ogni più piccola
irregolarità, quasi cercassero una qualsiasi motivazione pur di
emettere una multa e portare così più soldi alle casse del Comune.

E giusto qualche giorno fa leggevo la storia di un ragazzo che a
Padova ha avuto un guasto alla macchina e la Polizia Municipale
gliel’ha fatta portare via accusandolo di non voler pagare il
parcheggio.
Ma sono questi gli esempi e le motivazioni che dovrebbero motivare noi cittadini comuni a rispettare le regole?

Alberto Baldan
alberto_pd@yahoo.it
http://alb.hey.to

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Pubblico copiando dall’ottimo sito di telefonia mobile cellman.it

CONTRATTI PIU’ FACILI?

” Grazie alla Normativa ai sensi del Codice delle comunicazioni elettroniche, d.lgs. 1 Agosto 2003, n. 259 e alla suddivisione del contratto in due parti (Attivazione della carta sim e Attivazione e fruizione delle Unita’ di Traffico) si da la possibilita’ al gestore di catalogare la ricarica come un rinnovo di servizio passibile di modifica delle condizioni di utilizzo della Unita’ di Traffico stesse.
Questo comportera’ modofiche delle condizioni alla ricarica …….
….. cosa che ultimamente tutti i gestori stanno applicando.
TIM sulle modalita’ di autoricarica anche dei vecchi piani, WIND accorciando la vite a 3 mesi alle SIM non utilizzate e ora Vodafone che a differenza dei competitors esce allo scoperto cambiando il contratto di tutte le SIM Ricaricabili e Abbonamento”

Secondo Noi cade il mito dell’inviolabilita’ dei contratti!
Ora ogniuno puo’ fare quello che vuole?

Un nostro lettore ci scrive una e-mail che pubblichiamo
che esprime una serie di dubbi sul tema….

L’E-Mail del lettore

Da: Giovanni M.
Inviato: sabato 9 ottobre 2004 17.43
A: info@cellman.it

Oggetto: Nuove condizioni di contratto Vodafone

Spett.le redazione di Cellman,

ho letto sul vostro sito le nuove condizioni di contratto Vodafone e i vostri commenti, e come molti lettori, sono rimasto abbastanza sorpreso anche io da questa novità che grava su noi clienti di telefonia cellulare.

Mi sono voluto però informare meglio sull’argomento, visto che mi sembra abbastanza importante, ed ho colto alcuni spunti sui quali mi sembra il caso di porre attenzione.

Le nuove condizioni di contratto, sostanzialmente, regolamentano la fruizione dei servizi di telefonia mobile anche per le sim ricaricabili, che ormai rappresentano la stragrande maggioranza delle sim circolanti nel nostro paese.

Una cosa che forse non tutti hanno notato, è che si tratta di un decreto legge che le regolamenta, quindi non della scelta di un singolo gestore che una mattina si è svegliato, ed ha deciso di porre delle condizioni sull’utilizzo della nostra “cara” (in tutti i sensi) sim ricaricabile.

Vodafone quindi ha solo deciso di applicarle, e ne ha dato informazione ai propri clienti attraverso i propri canali di comunicazione.

Al dilà di quelle che sono le condizioni più o meno criticabili, penso che sia il caso di precisare che Vodafone, con questa mossa, non ha fatto altro che esporsi, dimostrando una certa trasparenza, a differenza di altri gestori che queste condizioni di contratto le hanno applicate da quando la legge è diventata esecutiva, facendole passare completamente inosservate, visto che si sono limitati solo a comunicare ai propri clienti le modifiche alle condizioni iniziali.

Di esempi ce ne sarebbero a decine.
Ormai tutti noi abbiamo capito a nostre spese quanto sia “inaffidabile” un qualsiasi contratto di telefonia mobile… abbonamento o ricaricabile che sia. Inutile quindi citare i singoli casi.
Basta ricordare chi ha modificato da un giorno all’altro la scadenza delle proprie sim, la fruizione delle stesse, l’applicazione di aumenti alle tariffe, o la rimodulazione delle soglie di traffico rispetto alle condizioni iniziali… il tutto a partire da una semplice operazione di ricarica, o con una comunicazione sul proprio conto telefonico 30 giorni prima dell’applicazione, come vuole la legge.

Penso quindi sia questo l’argomento di maggior interesse, e non le varie condizioni di “abuso” della propria sim che ha fatto tanto discutere in quanto ridicolo, se non si pone l’attenzione sul fatto che questo abuso viene “punito” con la disattivazione della sim, solo in caso di utilizzo illegale o fraudolento del servizio.

Con questa legge infatti, si da la possibilità ai nostri gestori di sottoscrivere un piano telefonico, e cambiarne le condizioni nel tempo, con una semplice ricarica, che prima di questa legge era un’operazione innocua.

Per fare un esempio, visto che Vodafone ha sollevato il problema, se io ho un vecchio piano Personal Sera con i messaggi a 10 centesimi, Vodafone potrebbe decidere di dirmi da un giorno all’altro:
“Caro Cliente, dalla prossima operazione di ricarica, i messaggi li pagherai 15 centesimi come per gli altri piani telefonici. Se non ti va bene, fai a meno di ricaricare.”

Ed io cosa faccio come cliente? Passo a Tim, Wind o Tre, dove i messaggi costano ugualmente 15 centesimi?

Magari per ripicca lo faccio, ma di fatto mi ritrovo un aumento del 50% su un servizio, senza possibilità di difendermi, visto che c’è una legge che tutela il mio gestore.

Penso quindi sia questo che danneggia maggiormente noi clienti, e non il fatto che se uso per 3 ore al giorno la mia sim in modo fraudolento, posso vedermela disattivata.

Personalmente non posso neanche permettermi 3 ore al giorno di telefonate, e non conosco i “trucchetti” dai quali potrei trarre beneficio a danno del mio gestore.

Per concludere penso che bisognerebbe riflettere su questo punto:

In Italia siamo in una condizione in cui tutti i gestori di telefonia fissa e mobile, nessuno escluso, tutelati dalla nostra legislatura, operano da sempre una tecnica di continua “spremitura” su noi clienti, che ci porta a spendere di più senza neanche rendercene conto, con piani telefonici o promozioni apparentemente convenienti, ma che di fatto nascondono condizioni e limitazioni che questa convenienza la riducono sensibilmente non appena ne capiamo a nostre spese il vero funzionamento.

Ora la cosa è aggravata dal fatto che queste condizioni possono essere modificate o applicate anche nel tempo, e ancor peggio,quando quando si scopre che tutti i gestori applicano piu’ o meno le stesse tariffe.

Sperando che queste mie riflessioni siano un nuovo spunto per tornare sull’argomento, porgo alla vostra redazione i miei distinti saluti.

Giovanni M.

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Non serve alcun “coraggio” nel proporre tematiche banali quali quelle proposte da Antonio Borgesi – Coordinatore Nazionale di Italia dei Valori – con il suo “L’orario di lavoro non può essere un tabù” che, molto probabilmente confonde prezzi con valori , e dimostra di non conoscere la condizione umana dei ceti popolari quelli che – complici le tre concertazioni ( 1984, 1993 , 1998) – stanno pagando il disastro prodotto dalle “Tangentopoli” che si sono susseguite sotto i regimi DC , alleati e eredi.
Sennò saprebbe che, il costo del lavoro tedesco è superiore di circa il 40% e quello francese del 20%, riferito all’italiano e che, anche una eventuale aumento dalle 35 ore vigenti, risulterebbe gestibile a livello sociale. Saprebbe anche che, in Italia, la quota del Prodotto Interno Lordo ( PIL) riferita ai salari (e, in modo molto diverso, agli stipendi) si è ridotta di una decina di punti in 20 anni, con una perdita di ben 6 punti negli ultimi 10 anni (tanto per fare un esempio nella Gran Bretagna dalla Thatcher in poi la riduzione è stata di 3 punti in meno e, ancora oggi, la quota del lavoro dipendente è superiore di quella italiana di almeno 5 punti). Al di là del fatto che NON ci sono pensionati “baby” disoccupati in quanto, nelle stesse FS, dopo prepensionamenti di 7 anni per gli esuberi e incentivi agli esodi scandalosi, troviamo pensionati chiamati a svolgere mansioni “a chiamata” lautamente pagate per le 34 società della “galassia Necci-Cimoli” ; a parte questo, l’orario REALE in Italia supera mediamente di 7 ore quello contrattuale ! Propongo al nostro Borgesi di perdere un lavoro garantito , a cercarne un altro, e di colpo, si ritroverà a fare i conti con oltre 48 tipi diversi di contratti, con “orari flessibili” senza limiti e un anticipo da versare al nuovo caporalato alias agenzie interinali ( a Napoli, da subito, le hanno definite into-orinali !). Questo non grazie alla cosiddetta “legge Biagi” come, imbrogliando una vittima del terrorismo, hanno titolato la “legge Maroni” meglio conosciuta come la famigerata “legge 30” ! Nelle aziende, stesse lavoratrici/lavoratori lavorano a fianco; uno a part-time, l’altro interinale individuale o co.co.co. e, con la esternalizzazione di intere lavorazioni e reparti si trovano a fare le stesse cose con contratti diversi (metalmeccanici, telefonici, informatici, chimici, commercio, trasporti, ecc.) facendo si che si supera di gran lunga i 48 tipi classificati dall’ISTAT ., Da un simile quadro emerge che c’è chi, per competere con pseudo-continenti quali la Cina , l’India, ecc. sta “terzomondializzando” ciò che rimane delle condizioni di lavoro esistenti ai tempi “del pericolo rosso” ( ricordo la “guerra a bassa intesità” scatenata dal 1963 al 1980 la cui fine coincise con le stragi “non firmate” di Ustica e della stazione di Bologna a corollare un periodo, dal 1969 al 1980, caratterizzato da oltre 16.000 attentati costati 400 morti e 2.000 feriti ) liquidando ogni tutela normativa , di legge , aumentando orari , ritmi di lavoro, imponendo una totale precarietà e “flessibilità” nell’utilizzo della forza lavoro grazie anche alla evoluzione delle centrali sindacali in uffici esattoriali e “consulenti del lavoro “ altrui ( vale per tutti Mauro Moretti, ex- Segretario FILT-CGIL ferrovieri , oggi magnager della Rete Ferroviaria Italiana RFI ) . Perciò, secondo la mia ferma opinione, non si tratta tanto di seguire i tabù che il nostro Borgesi propone di rimuovere bensì contribuire alla crescita civile e democratica dei paesi non sviluppati, delle loro retribuzioni, della tutela nei posti di lavoro, della riduzione degli orari di lavoro ivi vigenti NON accelerare il declino delle conquiste nei Paesi Occidentali. Se, però, si vuole avviare un discorso se è equo che, dipendenti esposti ad attività “normali” debbano beneficiare delle riduzioni di orario di lavoro previsti per i lavoratori esposti a lavorazioni nocive, usuranti, turnificate, ecc. questo è un altro discorso che, però, mi pare esuli dalle premesse del nostro Coordinatore nazionale.

Silvio C.

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Un tipo sta guidando in macchina, quando a un certo punto capisce diessersi perso; avvista un uomo che passa per la strada, accosta al marciapiede e gli grida: "Mi scusi, mi potrebbe aiutare? Ho promesso ad un amico di incontrarlo alle due, sono in ritardo di mezzora e non so dove mi trovo.""Certo che posso aiutarla! Lei si trova in un’automobile, tra 40° e 42°latitudine Nord e tra 58° e 60° longitudine Ovest, sono le 14:02.35,oggi è venerdì e ci sono 24,5°C" "Lei è un informatico? – chiede quello dentro l’automobile!"Certamente! Come fa a saperlo?""Perché tutto ciò che mi ha detto è tecnicamente corretto, ma praticamente inutile! Infatti, non so che fare con l’informazione che mi ha dato e mi ritrovo ancora qui perso per strada!""Lei allora deve essere un Capo, vero?!?" – risponde l’informatico."Infatti, lo sono! Ma… come lo ha capito?!?""Abbastanza facile: non sa né dove si trova, né dove andare… Ha fatto una promessa che non sa assolutamente come mantenere ed ora spera che un altro le risolva il problema. Di fatto, è esattamente nella stessa situazione in cui si trovava prima checi si incontrasse… ma adesso, per qualche strano motivo, risulta chela colpa è mia!!!"