Il sasso

La persona distratta vi è inciampata.
Quella violenta, l’ha usato come proiettile.
L’imprenditore l’ha usato per costruire.
Il contadino stanco invece come sedia.
Per i bambini è un giocattolo.
Davide uccise Golia e Michelangelo ne fece la più bella scultura.
In ogni caso, la differenza non l’ha fatta il sasso ma l’uomo.
Non esiste sasso sul tuo cammino che tu non possa sfruttare per la tua propria crescita.

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MATTEO RENZI: RINNOVI IL NOSTRO CONTRATTO!!

Gentile Matteo Renzi,  Presidente del Consiglio , avrei tanto voluto che dopo i governi Berlusconi e Monti, Lei non riproponesse la solita ricetta dei suoi predecessori: negato il rinnovo del contratto ai dipendenti pubblici.

Da cinque anni il nostro contratto è scaduto e non abbiamo visto un euro di aumento in busta paga, mentre le progressioni economiche, quelle che nel privato sono gli scatti di anzianità , sono state anch’esse bloccate. In compenso, il nostro buono pasto è stato tagliato del 40%.

Ci sono però varie cose che Lei potrebbe fare per i suoi dipendenti:

1) Potreste sbloccare le progressioni orizzontali, quei piccoli, piccolissimi scatti di stipendio (30-50 euro) ogni 3 anni (prima della legge Brunetta, mai abolita né riformata dai governi PD, erano, se il bilancio dell’Ente lo consentiva, ogni due anni) che ci consentono di migliorare nel tempo il nostro inquadramento e il nostro stipendio come avviene, lì con automatismo, nel privato con gli scatti di anzianità. Grazie a questo blocco io , in questi 4 anni, che sono gli stessi del blocco del contratto avrei guadagnato circa 100 euro netti in più al mese, che si sarebbero sommati a quelli del rinnovo del contratto.

2) Potreste abolire la norma del Governo Monti che, per quanto riguarda la Camera di Commercio di Padova, l’ente dove lavoro, ha decurtato del 40% il valore dei nostri buoni pasto. Non mangiavamo ostriche con champagne a pranzo, ma con 12 euro in un bar del centro di Padova potevamo mangiare quasi quanto un qualsiasi dipendente in una mensa aziendale, un primo, un contorno, un frutto, acqua e caffè. Ora ogni giorno devo aggiungere 3 euro per una insalata, un tramezzino, acqua e caffè. A Padova.

3) Oppure certo, sarebbe opportuno che un datore di lavoro serio riconoscesse al dipendente in condizioni di scarso personale, tagli alla formazione ed il resto che noi sappiamo, un diritto a non vedere ogni anno il potere di acquisto del suo stipendio diminuire e quindi provvedere al rinnovo del contratto scaduto.

E’ una questione di correttezza e di rispetto verso i propri dipendenti garantire una qualità della vita al di sopra della soglia di povertà, con un mutuo da pagare, con le assicurazioni RCA più care d’Europa e la benzina a 1.7 euro contro i 1.3 euro dei nostri fratelli spagnoli. Mentre i treni a mercato (Freccia XX)  aumentano di almeno il 10% ogni anno, ma tanto non rientrano nel paniere ISTAT….

Spero che queste sincere parole possano farLa riflettere sulla nostra situazione.

Con i migliori saluti.

CPAP, una terapia che mi ha peggiorato la stanchezza diurna

Sono al 24 esimo giorno (più correttamente, notte) di CPAP, l’apparecchio che mi spinge aria nel naso tramite un tubo ed una maschera, e che dovrebbe migliorare la mia sonnolenza diurna , aumentare l’attività e quindi provocare anche perdita di peso.

Uno degli effetti fisici della mia stanchezza diurna è il viso gonfio. Questo ero io oggi alle 13, dopo aver “dormito” dalle dieci di sera alle sette del mattino.

Le cose sono andate diversamente. Ho preso oltre 3kg da quando uso l’apparecchio , e purtroppo ho scoperto di non essere il solo sui forum dei pazienti con sindrome delle apnee, ed anche uno studio su PubMed spiega che in alcune persone succede.
Tenendo conto che invece uno degli effetti positivi nelle molte persone per cui la terapia CPAP ha successo è la perdita di peso, già questo dovrebbe far comprendere a chi di dovere (leggi: pneumologi) che la terapia CPAP a me peggiora e non migliora i sintomi.
La cosa peggiore però è che la mattina mi sveglio in condizioni cadaveriche, con una spossatezza estrema, eppure io ho dormito (altrimenti, sapendo che il giorno dopo vado al lavoro, staccherei l’apparecchio e invece non lo faccio). Nell’approfondimento di queste settimane relativo alle malattie autoimmunie neurologiche ho scoperto qualcosa di nuovo. Come sapete il sole (ovvero vitamina D3 che è anche un ormone) è l’unica cosa che mi dà energie , peccato che ci saranno stati da gennaio a maggio 10 giorni di sole non lavorativi qui a Padova. La Pianura Padana è sempre più sfortunata , ancor più con il cambio climatico di questi ultimi anni. Il sole qui è sempre più uno sconosciuto.

Quello che non sapevo da un lato è il risultato degli studi e della pratica clinica del dr. Coimbra, in Brasile, sulla terapia per almeno sei mesi con grandi dosi di vitamina D3 (la stessa che viene prodotta a partire dal colesterolo del nostro corpo rimanendo al sole senza crema solare, diciamo per trenta minuti). Persone con sclerosi multipla ed altre malattie autoimmuni sono state molto meglio dopo la somministrazione di vitamina D3.

Quello che non sapevo è che , altri ricercatori in altri studi in paesi diversi hanno dimostrato oramai un legame anche tra iperparatiroidismo e apnee nel sonno e scarsità di vitamina D !
Uno tra i vari documenti illuminanti in materia è lo studio “The link with Vitamin D and sleep medicine” (è interessantissimo).

Tornando al mio CPAP , i primi giorni con l’umidificatore interno a 2 , la mattina mi svegliavo con le mucose nasali gonfie e mi usciva sangue dal naso. Anche questo non è normale, e dalla lettura di alcuni forum è emerso che la causa potrebbe essere la sindrome di Sjogren , una malattia autoimmune che mi è stata diagnosticata ufficiosamente dal medico aziendale durante la visita periodica e che presto approfondirò. Tanto, non c’è cura nemmeno per quella (so già dal 2010 di avere gli anticorpi anti nucleo positivi, cosa emersa durante le analisi per esclusione fatte dal CRO di Aviano). Negli ultimi giorni per evitare il disastro naso ho acquistato un gel nasale, Tonimar gel, ed ho aumentato l’umidificatore al massimo, ciononostante la mattina mi sveglio stanco, stanchissimo, ed una delle possibili spiegazioni (ma questo lo mostreranno i test di vigilanza e la polisonnografia completa che farò a Bologna al S. Orsola verso metà giugno) è che il CPAP aumenta le mie apnee centrali. Certo, se si esaminano i dati contenuti nella chiavetta USB del dispositivo (io uso il software opensource Sleepy Head disponibile per Mac , Windows e Linux) , il mio indice AHI apnea-ipopnea è crollato, la terapia è un successo, peccato che tutti i miei sintomi, che sono il motivo per cui mi è stato consigliato il CPAP, sono di gran lunga peggiorati !

L’analisi dei miei 24 giorni di CPAP mostra , fin dalla terza notte, un netto miglioramento dell’indice AHI di apnea-ipopnea, però io la mattina mi sveglio più stanco di prima ed il mio peso è aumentato di 3kg in tre settimane (anche questo un fattore negativo per il rischio di apnee ostruttive !). La terapia CPAP, a 8cmH2O nel mio caso sta facendo solo danni.

Tornando alla vitamina D (ovvero sole, per capirci), un altro interessantissimo documento è “Vitamin D deficiency, sleep, sleep disruption, and daytime neurocognitive impairment” (già, perchè la CFS è anche riduzione delle funzioni neurocognitive) che spiega quanto questa vitamina di cui i nostri antenati, che non lavoravano certo in uffici o al chiuso , avevano grandi quantità , sia essenziale per il sonno, per il sistema immunitario e per quello endocrino.

Ora non vedo l’ora che passino questi due giorni (al lavoro è terribile, dato che arrivo già stanco dopo una notte dove ho dormito ma il mio corpo non è riuscito a riposarsi)  per terminare la prova e cercare di perdere il peso che l’utilizzo di questo apparecchio mi ha dato.
La terapia CPAP non è semplice da impostare, spesso necessitano di apparecchi diversi (come il BiPAP o l’auto-cpap)  e ovviamente uno studio del sonno durante l’utilizzo del CPAP, cosa che nel mio caso come avete letto dai post precedenti non è stata fatta. Il neurologo che mi sta seguendo a Bologna pensa per il mio caso ad un protusore mandibolare, una cosa che sarebbe molto meno invasiva del CPAP e che potrebbe rivelarsi utile. Prima però, i test MSLT e MWT con polisonnografia completa. A presto.

 

12 Maggio , giorno di sensibilizzazione sulla CFS/ME, sindrome da fatica cronica/encefalomielite mialgica

oggi 12 maggio è il giorno in cui si celebra la giornata di sensibilizzazione pubblica sulla CFS (Chronic Fatigue Syndrome / ME (Encefalomielite mialgica), una delle malattie peggiori che esistano per il grado di incurabilità , pervasività (colpisce quasi tutti gli organi, anche se è una malattia neurologica) e di invalidità progressiva.

Qui trovate un PDF tra i tanti che sono stati creati per l’evento di oggi e un video di poco più di 30 secondi che spiega in modo chiaro , come sta chi ha questa patologia progressiva.

Tra il dire ed il fare…effetti dell’ipocrisia organizzativa

I documenti che le organizzazioni producono per esplicitare la loro missione e i valori di riferimento che fondano la loro visione della
realt‡ in cui operano e per mostrare al pubblico gli obiettivi che intendono perseguire tendono a celebrare le dimensioni positive dell’organizzazione stessa. Niente d Ï male in questo sforzo dÏ convincere sulla qualit‡ dei propositi e sulla validit‡ dei piani di azione, delle relazioni interne e con l’ambiente esterno, e di enfatizzare un’immagine sociale positiva dell’organizzazione. Il problema nasce quando la distanza tra il “dire e il fare” diviene troppo ampia. Al riguardo, da tempo, gli psicologi delle organizzazioni hanno usato il confronto tra “teorie dichiarate” e “teorie realmente praticate” per capire le dinamiche interne a un’organizzazione e quali correttivi usare per farla funzionare meglio riducendo la distanza tra i due modi di pensare. Un facile esempio si evidenzia quando, da un lato, i dirigenti insistono con i loro colIa boratori sull’importanza della riduzione dei costi per migliorare la sostenibilit‡ aziendale e, dall’altro, non esitano a pretendere premi esagerati o l iquidazioni invidiabili. In sostanza, se da tale confronto emerge un disinteresse per il miglioramento del la situazione o addirittura l’intenzione di manipolare le aspettative e le condotte dei lavoratori ai vari livelli si parla sempre pi? spesso di rischi di “ipocrisia organizzativa”.
Rispondendo a queste domande ci sÏ puÚ fare un’idea di cosa significhi tale espressione: hai bisogno di rileggerti la carta dei servizi o il bilancio sociale per sapere quali sono i principi ispiratori della tua organizzazione? Ci sono incongruenze tra i valori pubblicizzati dalla tua azienda e la realt‡ delle relazioni quotidiane con i col leghi, i superiori, Ï clienti? Noti mancanze di coerenza nei discorsi dei tuoi capi rispetto a quel lo che poi loro fanno? Capita spesso che condotte in contrasto con i valori dichiarati siano tollerate o addirittura
premiate perchÈ i buoni risultati sono comunque ottenuti? Rilievi e “lavate di capo” non sono proporzionati e sensati rispetto alle regole condivise? Se le risposte sono affermative allora il “lato oscuro” delle relazioni organizzative si intravede sotto forma di ipocrisia ovvero di disallineamento rispetto, per esempio, ai valori dichiarati di rispetto reciproco, equit‡ di trattamento, trasparenza e assunzione dÏ responsabilit‡, richiesta d1 coinvolgimento personale, interazioni lavorative costruttive e cosÏ via.
L’ipocrisia organizzativa concerne la distanza o l’incoerenza tra valori, credenze, regole dichiarate e le azioni concrete. Essa esprime una condizione di falsa apparenza (in greco ipocrisia significava, infatti, rappresentazione di un attore, simulazione), promossa e recitata pi? o meno bene dalle persone che rivestono ruoli organizzativi importanti, che produce effetti deleteri per il clima organizzativo e per la fluidit‡ degli scambi comunicativi.

Sono state osservate molte conseguenze negative del l’ipocrisia organizzativa:
a) aumento di contenziosi e conflitti per le divergenze nel l’interpretare gli obiettivi importanti da raggiungere, rafforzate dall’osservazione di condotte contraddittorie dei capi;
b) continua crescita di regole e linee guida comportamentali ritenute necessarie per arginare o proibire condotte derivanti da una incerta definizione d1iciÚ che Ë bene fare;
c) abbassamento dell’impegno lavorativo per il dubbio che esso possa non essere apprezzato dato il livello di incoerenza mostrato dai superiori rispetto ai veri obiettivi da raggiungere;
d) aumento dell’incertezza sul valore del lavoro svolto, soprattutto se i feedback ricevuti non corrispondono alle aspettative;
e) logorio dei rapporti interpersonali per la crescente sfiducia nella loro autenticit‡;
f) aumento di insoddisfazione, stress lavorativo e ansia che tendono ad intaccare il desiderio di rimanere nell’organizzazione e a far pensare ad alternative migliori.

Quando le condotte organizzative risultano contraddittorie al punto da violare aspettative considerate importanti (non solo circa gli esiti contrattuali, ma anche rispetto a valori etici, equit‡ e giustizia, rispetto reciproco, ecc.), la condizione di ipocrisia organizzativa supera i limiti d1 guardia. CiÚ avviene se si percepisce l’intenzione di ingannare la buona fede individuale e collettiva, si mostra una scarsa volont‡ di autocorreggere gli errori, si sfrutta una posizione di comando per raccontare false storie, tese a giustificare azioni inadeguate.
» possibile superare la condizione di ipocrisia organizzativa? » probabile che un suo totale superamento sia impossibile date la velocit‡ dei cambiamenti da attivare in risposta all’ambiente e la coabitazione di interessi e punti di vista divergenti che devono trovare
- nel rispetto di valori di fondo comuni e condivisi – un equilibrio anche parziale e provvisorio tra dichiarazioni di principio e concretezza delle condotte quotidiane. In tal senso, l’ipocrisia organizzativa, seppure non sempre eliminabile, va perÚ gestita con attenzione.
Le ricerche psicosociali pi? recenti mostrano, per esempio, che essa risulta pi? elevata laddove le comunicazioni tra lavoratori e management risultano inefficaci. Dunque, evitare che le comunicazioni scadenti spingano le persone a far congetture su come muoversi per operare bene (cosa fare, con chi, quando, come e, soprattutto, perchÈ) rappresenta un argine per il pessimismo e la sfiducia organizzativa derivanti dalla percezione di un gap tra dichiarazioni ufficiai i e condotte osservate. Compito di un dirigente autentico Ë quello di fornire sempre le ragioni delle modifiche proposte, impegnarsi a mantenere la coerenza anche di fronte a richieste contraddittorie.
assicurare l’ascolto – e non solo l’informazione dall’alto – sulle sfide in corso e sui pianiper fronteggiarle, esplicitare l’impegno a valorizzare gli sforzi dei lavoratori di adattarsi a cambiamenti necessari in una prospettiva che accomuni tutti e senza privilegi per qualche categoria (compresi i dirigenti).