El Row, Barcellona, l’ex-after del mattino spostato al pomeriggio.

Il mio amico Alberto di Barcellona domenica scorsa a El Row, Barcellona.

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Il primo bisogno emozionale

Come bisogna reagire a quelle che sono possibili minacce e pericoli? Perché alcuni eventi o interazioni con gli altri ci fan­no piombare nella Zona di negatività? Pensateci bene, non ci si rende quasi mai conto del processo che si sta mettendo in moto dentro di noi. Anche quando cominciamo a capta­re l’insorgere di emozioni negative, di solito ci sforziamo di ignorarle o di dare la colpa a qualcun altro piuttosto che pen­sare a cosa ci ha condotto a tanto.

E ancora, poiché il male è più forte del bene, gli stimoli negativi lasciano solchi profondi nella memoria. Quando chiediamo ai nostri clienti di ricordare una minaccia re­cente, generalmente nessuno ha particolari difficoltà e col passare degli anni abbiamo raccolto migliaia di esempi. Nella stragrande maggioranza dei casi è possibile ricon­durre le origini della minaccia alla sensazione di essere sottovalutati o sminuiti da parole o comportamenti altrui. Il primo bisogno emozionale è sentirsi stimati e al sicuro: le sfide rivolte al nostro senso di valore personale di solito provocano l’effetto contrario, facendoci sentire svalutati e insicuri, a disagio nel migliore dei casi, insopportabili nel peggiore.

James Gilligan, professore di psichiatria alla Università della Pennsylvania ha studiato il fenomeno della violenza per quarant’anni. «Mi stupisce la frequenza con cui ricevo la stes­sa risposta da prigionieri o pazienti psichiatrici alla domanda: “Perché avete assalito o ucciso le vostre vittime?”.»4 «Ogni volta mi sento dire: “Perché mi hanno mancato di rispetto”.» Lo psichiatra ha scoperto che il motivo che spesso innesca una rapina a mano armata è proprio il desiderio di ottenere rispetto piuttosto che denaro. «Di volta in volta chi aveva commesso tali crimini ripeteva: “Non mi hanno mai rispettato così tanto come quando ho puntato la pistola in faccia a qualcuno”.»

Gilligan ci ha raccontato la storia di un prigioniero appa­rentemente incontrollabile. Continuava ad assalire le guardie nonostante le severe punizioni, tanto che fu messo in isola­mento. Ma anche così, non appena la porta si apriva, passava all’attacco. A quel punto fu chiamato Gilligan. «Cosa desi­deri talmente tanto da essere disposto a rinunciare a tutto il resto per ottenerlo?» Il prigioniero, che di solito si esprimeva in maniera confusa e poco comprensibile, si alzò e rispose al­lo psichiatra con straordinaria chiarezza: «Orgoglio, dignità, autostima». Quindi aggiunse: «E ucciderei per averli. Senza orgoglio non hai niente».

Questo bisogno di essere rispettati è fondamentale per la sopravvivenza. Anche Elijah Anderson, sociologo di Yale, ha trascorso molti anni a studiare il fenomeno della violenza e in particolare quello che chiama il «codice della strada» delle periferie più degradate, dove le possibilità di scalata sociale sono scarse se non nulle.5

«Tutto si basa sul rispetto» scrive Anderson «definito a grandi linee come l’essere trattati bene… il rispetto è una cosa che si conquista con molta fatica, si può perdere da un mo­mento all’altro e quindi bisogna continuamente stare all’er­ta.» Un articolo del «codice della strada» recita: «Se qualcu­no vi manca di rispetto, dategli una bella raddrizzata, senza farvi intimidire».

Il risultato è uno solo: sopravvive solo il più forte. «Una persona può guadagnare importanza solo se riesce a schiac­ciarne un’altra. Non si deve avere rispetto di nessuno, tutti provano a ottenere più considerazione possibile della poca a disposizione.» Facendo eco all’esperienza di Gilligan con il prigioniero violento, Anderson ha scoperto che «molti ragaz­zi dei quartieri più umili desiderano a tal punto il rispetto da rischiare la vita per ottenerlo e conservarlo».

I dirigenti con cui abbiamo lavorato hanno sicuramente più modo dei ragazzi cresciuti in strada di guadagnarsi il rispetto degli altri. Ma anche per loro sentirsi apprezzati non è meno vitale e dopotutto, se non sentiamo dentro di noi di valere qualcosa, chi siamo? Per quanto non vo­gliamo essere influenzati dal giudizio degli altri, il valore che ci attribuiamo è profondamente influenzato dai giudizi esterni. «Vogliamo che approvino la nostra esistenza, che ci prendano in considerazione, che reagiscano alle nostre azioni», spiega William Irvine nell’opera dal provocatorio titolo Del desiderio. Che cosa vogliamo e perché.** «Voglia­mo che ci amino o che almeno, se non ci amano, che ci am­mirino e anche se non ci ammirano, cerchiamo il rispetto o il riconoscimento.» O, come sostiene Daniel Goleman: «Le minacce alla nostra integrità sono molto sentite a livello biologico, quasi quanto quelle alla sopravvivenza».7

Più di qualsiasi altro tipo di stress, la sensazione di essere criticati sembra esigere il dazio maggiore a livello sia fisico sia mentale. Analizzando 208 studi relativi allo stress le ri­cercatrici Margaret Kemeny e Sally Dickerson scoprirono che l’aumento maggiore di cortisolo – le risposte attacca o fuggi più estreme – viene innescato dalle «minacce all’io so­ciale o all’approvazione, all’autostima e al proprio status». Una fonte di stress come un allarme o una sveglia impazzita può essere ovviamente scocciante, ma provoca una risposta tutto sommato blanda. Quando ci si imbatte in fastidi del genere il livello di cortisolo aumenta, ma rientra nei limi­ti entro una quarantina di minuti. Al contrario le minacce all’autostima causano un innalzamento più significativo del cortisolo, che rimane in circolo per più di un’ora. Questo spiega perché le critiche che ci vengono rivolte, anche quel­le più «costruttive», non sempre servono e anzi sono spesso controproducenti. Per accettare realmente e analizzare dei pareri critici, questi devono essere avanzati da persone di cui ci fidiamo e che tengono davvero a noi. Siamo molto meno propensi ad ascoltare chi ci dice semplicemente «hai sbagliato» rispetto a un consiglio del tipo: «Fino a ora sei andato bene, ma penso che per andare oltre dovresti miglio­rarti sotto questo aspetto».

Da un’altra analisi, Baumeister e il collega Mark Leary conclusero che quella di «appartenenza» è una delle princi­pali motivazioni umane. Abraham Maslow coniò per primo questo termine negli anni Sessanta, collocandolo al secondo posto, subito dopo la sicurezza, nella gerarchia dei biso­gni. Baumeister e Leary cercarono allora prove empiriche .1 riconferma di questa teoria. «Compiamo gran parte delle nzioni umane nel tentativo di soddisfare il bisogno di appar­tenenza», conclusero dopo aver esaminato decine di studi.8 «Provare un senso di appartenenza è fondamentale, al pari del cibo», o, come sosteneva Matthew Lieberman, neuroscienziato alla Università della California di Los Angeles: «Per un mammifero, ricevere cure e attenzioni è necessario per la sopravvivenza».

Voler instaurare rapporti positivi con gli altri sottoli­nea ancora di più l’importanza del nostro volerci sentire al sicuro, una condizione fondamentale anche per la nostra efficienza. Più il nostro valore personale è a rischio, più consumiamo energia nel tentativo di difenderlo, meno ne rimarrà per essere efficienti in quello che facciamo. Una minaccia è un campanello d’allarme che mette in guardia da potenziali pericoli e che, sempre se prendiamo l’esem­pio dei nostri clienti, ha sempre a che fare con la sensazione ili essere sottovalutati. Qui di seguito riportiamo la lista delle minacce più temute:

  • Sentirsi rivolgere parole di accondiscendenza o poco ri­spettose
  • Essere trattati ingiustamente
  • Non sentirsi apprezzati
  • Non essere ascoltati
  • Essere derubati del merito di un lavoro svolto
  • Essere lasciati in attesa
  • Mancanza di interesse verso un lavoro che state coordi­nando
  • Sentirsi criticati o accusati
  • Avere scadenze impossibili
  • Avere a che fare con persone che si credono chissà chi

(dal libro “Non si può lavorare  così” di Tony Schwartz che ho terminato di leggere l’estate scorsa, ma che è sempre utile)

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Amare

Pensavo che il mio amore fosse strabordato dal tempo della nostra storia. Sono stato convinto, fino a poco tempo fa, di averla amata in silenzio anche in questi due anni che non era più con me. Poi ho capito che non la amavo semplicemente perchè non ero in grado di farlo. Perchè io sono sempre stato una persona distaccata. Non ho mai provato veramente l’amore, non facevo altro che immedesimarmi nelle emozioni altrui , come un attore fa con un personaggio . Ho sempre pianto al cinema, o vedendo un cane che zoppica , o per un lutto, o per le disgrazie sentite al telegiornale. Forse è tipico di chi non sa amare veramente.
Il mio amore in realtà era una recita. Sentita, ma comunque una recita . E non mi accorgevo nemmeno di farlo. Non facevo finta di amare con lo scopo di ingannare. Non le ho detto “ti amo” sapendo che non era vero. Anch’io ero tradito da me stesso, anch’io pensavo di amarla veramente. E nei tre anni passati insieme credevo di essermi innamorato almeno due o tre volte.  Erano queste le mie convinzioni sbagliate, quelle che lei mi ha insegnato a scoprire  e a vedere. Perchè aveva ragione quando diceva che non sapevo amare”[...]
“Non ti do nessuna colpa, Lorenzo, tu sei così. Sono io che ho sbagliato. Lo so, ho pensato che con me avresti potuto anche imparare ad amare. Invece non ne sei ancora capace se non per brevi istanti. Tu ti adatti, questa è la tua massima espressione d’amore. Perchè pensi solo ai tuoi gesti , ti concentri su quello che fai, su quello a cui rinunci. E pensi che tutto ciò sia una prova d’amore. Tu le rinunce degli altri nemmeno le vedi. Credi che sia facile, stare con te ? Tu pensi di sì, perchè non disturbi, non chiedi aiuto, non ti arrabbi mai, non litighi. Invece sappi che starti accanto è faticoso. Non sai quanti pensieri, quante attese , quante lacrime e pianti. Tutti in silenzio. Non ti ho mai detto niente per non farti del male e perchè conoscendoti una persona impara a non dirti nulla, perchè sa già la tua risposta:”Se è faticoso stare con me, perchè non vai via ?”. Tu hai schiacciato tutte le emozioni. Per questo non ti arrabbi , non perchè sei equilibrato , ma semplicemente perchè hai represso le emozioni: via l’amore, via la rabbia , tutto viene nascosto nel tuo lavoro. Lo sappiamo tutti che il tuo lavoro è importante, però per noi due è stato anche motivo di infiniti no. Cene non fatte, film non visti, concerti, passeggiate, fine settimana saltati all’ultimo momento….tutto eliminato, schiacciato, cancellato. Come se lavorassi solo tu al mondo. Sei così preso da te stesso che nemmeno ti accorgi di tutto quello che una persona sopporta per stare con te . Guarda adesso, ad esempio: me ne sto andando , ti sto lasciando e questa volta per sempre e tu non dici nulla come se la cosa non ti toccasse minimamente. Dimmi che sono un’egoista, una stronza che ti lascia invece di rimanere e accettarti come sei. Grida , incazzati, fai qualcosa, invece di restare lì impalato….”. Era ferma sulla porta di casa con gli occhi lucidi . Mi stava implorando di non farla andare via . Questo mi stava chiedendo. Io sono riuscito solamente a dire :” Cosa vuoi che ti dica ? Hai ragione e ti capisco.”

dal bellissimo “Il tempo che vorrei ” di Fabio Volo, che in tante parti assomiglia a spezzoni della mia vita.

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Ho male al ginocchio…..

dal sito http://www.medigestsrl.it/Articoli/Ho-male-al-ginocchio.html

Una signorina ventenne, simpatica e sorridente, di statura normale, mi consultò accusando dolori, al ginocchio sinistro, da diversi mesi. L’anamnesi rilevò nessun trauma, sforzo o strappo alla parte interessata. La paziente era già in mia cura da adolescente, per la correzione di una scoliosi funzionale, la quale avevo a suo tempo riabilitata con successo, con delle manipolazioni chiropratiche e col “tappeto correttivo”. Si tratta di un sistema di correzione neuromuscolare, dove con esercizi di propriocezione, cioè la deambolazione controllata, vengono ristabiliti i riflessi e l’equilibrio del portamento del rachide.

L’esame del ginocchio, non dette nessun segno patologico: l’aspetto esterno fu normale senza deformazioni, e in confronto con l’altro ginocchio, fu identico in forma e colore. Tutti i test che potessero scoprire eventuali lesioni dei legamenti, tendini o menischi furono negativi. La rotula si poteva muovere normalmente e la forza, muscolare di tutti i muscoli della coscia e della gamba fu normale.

Si procedette all’esame dei piedi per cercare eventuali ragioni d’un appoggio sbagliato della gamba, che potresse influenzare negativamente il ginocchio. In seguito si procedette all’esame della statica del bacino, nella ricerca di uno svirgolamento o di una differenza della lunghezza delle gambe, furono entrambi agli esami, senza esito.

L’esame fu esteso all’articloazione dell’anca. È noto, che un’anca malata possa irradiare dolori al ginocchio. Qui il test classico, per la ricerca di disturbi all’anca è la manovra Fabere, (flessione, abduzione, rotazione esterna della gamba). L’esito fu positivo! Infatti, ho trovato l’anca sinistra infiammata, conseguentemente leggermente ristretta e dolorosa nei movimenti.

Come mai, una ragazza giovane poteva già soffrire di un’infiammazione all’anca? Procedetti ad un’esame più approfondito: gli organi più vicini all’anca sono le ovaie. L’esame delle ovaie però, non ha dato segni d’infiammazione. Così si procedette ad ulteriori esami: auscultazione dei polmoni, ispezione della gola. In quest’ultimo ho trovato una tonsillite cronica! L’enigma sembrava risolto: le tonsille infiammate dai bacilli streptococchi si erano dispersi nell’ organismo provocando l’infiammazione dell’anca. Quest’ultima ha, per via riflessa, provocato il dolore al ginocchio. Non è però da escludere, che i streptococchi siano arrivati già fino al ginocchio. Il test di laboratorio conferma, con l’aumento del titolo antistreptolisinico (TAS), la presenza dei cocchi nel sangue. Tutto bene – cura specialistica per le tonsille – antibiotici, intervento di tonsillectomia… Sbagliato!

Ci si deve chiedere, dopo aver scoperto questi fatti, in più, del perchè che questa signorina aveva una tonsillite cronica. Nello stesso tempo in cui si è effettuato l’esame alla gola, non poteva non accorgersi di una dozina di stuccature d’amalgama nei denti. Da parecchi anni è noto, che l’amalgama nella bocca può produrre, in persone sensibili, degli effetti d’intossicazione: allergie, infiammazioni croniche, artriti, reumatismi ecc. In passato, si pensava che l’unione del mercurio con l’argento, lo stagno e il rame, fosse biocompatibile; studi recenti, invece, hanno provato che il mercurio è un metallo di una certa tossicità. Per questa ragione l’insegnamento delle otturazioni in amalgama non avviene più nelle facoltà di odonoiatria nelle università di Francoforte e di Zurigo, così che i giovani medici dentisti non sapranno nemmeno più come usarlo.

Di conseguenza, prima di curare la tonsillite, si consiglia di procedere all’eliminazione di tutte le otturazioni in amalgama e fare una cura disintossicante. C’è una grande possibilità, che le tonsille si disinfiammino, come pure l’infiammazione dell’anca e conseguentemente il dolore al ginocchio guarisce da solo.

Caro dentista: mi fa male il – ginocchio – non è uno scherzo!

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Sulla tassazione diretta e indiretta ….

Più di cinquant’anni fa Ernesto Rossi, nel suo “I padroni del vapore”, scriveva:

Teoria ancora oggi continuamente ripetuta sui giornali della destra economica: per non accrescere i costi di produzione – si dice – non conviene colpire con le imposte dirette i profitti industriali : questi profitti, se esentati dalle imposte, vengono reinvestiti in attività produttive, sviluppando l’economia nazionale, con vantaggio dell’intera collettività [...] . I disinteressati sostenitori di questa teoria non tengono conto del fatto che il prezzo dei servizi pubblici costituisce un elemento del costo di produzione di qualsiasi attività industriale ; elemento che, se non viene coperto con le imposte sul reddito di chi lo ricava svolgendo tali attività, deve necessariamente essere caricato sulle spalle di altri contribuenti; né tengono conto del fatto che una gran parte dei redditi industriali, lasciati liberi dei carichi tributari, invece di venire investita nel finanziamento delle imprese, è sperperata dai Grandi Baroni, dalle loro famiglie, dai loro amanti, dai loro parassiti, dai loro eredi, in ville, gioielli, pellicce, feste, crociere, servitù, gioco e speculazioni sballate. E neppure si chiedono se [...] l’incentivo alla produzione non risulterebbe maggiore alleggerendo le imposte sui generi di largo consumo e migliorando i servizi pubblici, per consentire ai cittadini più poveri una maggiore possibilità di nutrirsi, di ripararsi dal freddo, di curarsi la salute, di istruire e preparare i figlioli alle diverse attività professionali.

(Dal libro “Il partito dei padroni – Come Confindustria e la casta economica comandano in Italia).

E ora, guardate come un imprenditore italiano, lodato da Confindustria, tratta i lavoratori serbi della nuova OMSA , azienda che aveva ottimi utili in Italia ma che è stata delocalizzata in Serbia perchè il governo serbo non fa pagare tasse alle nuove imprese. E sui diritti dei lavoratori…. ha un governo di destra.

 

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Grillo, il nuovo avanzato…..

dai commenti all’articolo sul sito del “Fatto quotidiano”:

?”Mussolini non ha mai ucciso nessuno: gli oppositori li mandava in vacanza al confino” (Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)

“La mafia non strangola le sue vittime, si limita al 10% di pizzo” (Beppe Grillo, 29 Aprile 2012)

Grillo ha detto in una sola settimana queste cosucce.
-Ai Talk-show non ci devono andare i rappresentanti. del M.5 S. (perchè sono tutti dei partiti e dei giornalisti-)-
-La Lega Nord è stata colpita dalla magistratura(sigh!) perchè è all’opposizione di questo governo.
-I giornalisti(tranne una decina) e la stampa quasi tutta fanno schifo in Italia
-Ai partiti,tutti,bisognerebbe fare un “processo di Norimberga”.
-Non so se sia questa la strada,ma bisognerebbe pensare anche,eventualmente, di uscire dall’Euro,se necessario.
-Se prima non mi dicono dove e come spendono i soldi delle “mie” tasse,io a questo Stato(malgestito),non le pago.
-La mafia non ha mai strangolato i propri clienti,gli chiede solo il pizzo del 10%…..
-Napolitano non puoi giudicare me e il M.5S. perchè non sei stato eletto da nessuno,mentre i rappresentanti del M5S sì….

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Madrid, questa mattina.

Quando si dice una discoteca open-minded…..;)

Madrid, in discoteca con il salvagente

E l’orario di questo mega-evento, a Madrid, sarebbe stato anche alla mia portata, con questo orario:

L'orario dell'after di Madrid

Purtroppo però , non avrei potuto avere i soldi (per un brutto fatto accaduto al lavoro, e che spero non si ripeterà mai più) nè le ferie per domani, giorno di scadenza del MUD.

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La liberazione

dal sito http://www.storiaxxisecolo.it/liberazione/liberazione_copia(1).htm

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Il 25 aprile 1945 i partigiani liberano Milano dall’occupazione dei nazisti e dai fascisti. Anche la popolazione civile insorge e vaste zone dell’Italia settentrionale – e molte città – vengono liberate prima dell’arrivo delle truppe anglo-americane che, dopo aver superato l’ultimo ostacolo della Linea Gotica in Toscana, incalzano le truppe tedesche in ritirata nella pianura Padana. In Europa, intanto, l’Armata Rossa sovietica dilaga in territorio tedesco e giunge alle porte di Berlino mentre gli anglo-americani, dopo lo sbarco in Normandia, avanzano attraverso il Belgio; Hitler, di fronte alla disfatta, si suicida nel suo bunker. Più di cinque anni dopo l’invasione tedesca della Polonia, dunque, la guerra mondiale giunge al suo epilogo (il Giappone invece si arrenderà solo in settembre, dopo lo sgancio di due bombe atomiche da parte degli americani).

In Italia, l’ultimo inverno di guerra è terribile. Gli Alleati sono bloccati sulla Linea Gotica, che taglia la penisola da est ad ovest all’altezza della Toscana, mentre le atrocità dei nazisti ai danni della popolazione civile si moltiplicano. Solo all’inizio della primavera il generale Alexander lancia l’offensiva finale: il 21 aprile gli anglo-americani entrano a Bologna e si aprono definitivamente la strada verso la valle del Po. Le bande partigiane, contemporaneamente, attaccano le città ancora occupate, dove la popolazione civile insorge contro i nazisti e i fascisti. Entro il 25 aprile i centri maggiori (Milano, Bologna, Genova, Venezia) vengono liberati, alcuni giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate.

L’ultimo atto del fascismo è il tentativo di fuga prima e la fucilazione poi di Benito Mussolini. All’inizio dell’insurrezione di Milano il dittatore è ancora in città e, di fronte al precipitare degli eventi, tenta di concordare col Comitato di liberazione nazionale una resa onorevole. I dirigenti del Cln-Ai però sono irremovibili nel pretendere la resa senza condizioni. Mussolini allora decide la fuga, travestito da soldato tedesco e sotto la scorta delle SS, verso la Svizzera (col progetto di riparare poi in Spagna, ancora governata dal generale Franco). Giunto nei pressi della frontiera, però, a causa delle difficoltà di superare il confine, il gruppo si unisce a un distaccamento tedesco in ritirata. A Dongo il dittatore viene riconosciuto e catturato da un gruppo di partigiani.

La ricostruzione dettagliata delle ultime ore di vita del duce dopo la cattura e le circostanze della sua esecuzione sono tutt’oggi al centro di un fitto dibattito storiografico e ancora non è stata fatta piena luce su molti dettagli. Secondo la versione ufficiale egli viene subito fucilato per ordine del Cln-Ai, insieme all’amante Claretta Petacci che lo ha seguito nella fuga. Il 29 aprile i loro corpi vengono esposti, insieme a quelli di altri gerarchi, in Piazzale Loreto a Milano, appesi a testa in giù alla tettoia di un distributore di benzina (nello stesso luogo dove in precedenza erano stati ammucchiati i cadaveri di 15 partigiani).

Nei giorni seguenti si verificano varie esecuzioni sommarie e si consumano molte vendette contro “repubblichini” e collaborazionisti, ritenuti autori o complici delle violenze commesse negli anni dell’occupazione. Si conclude così, con questo tragico epilogo, un periodo caratterizzato da venti anni di dittatura fascista e da cinque anni di guerra.

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Veronica Pivetti , la depressione e il suo cane

“Sono felice di stare in quella nutrita schiera di persone che ha con il proprio animale  un rapporto che molti rompicoglioni definiscono innaturale, e che, invece, per noi malati è vitale.
Io sono una di quelle che dorme col cane, mangia col cane, fa leccare al cane il piatto con il sugo della pasta, disprezza i negozi in cui i cani non possono entrare, cancella per sempre le persone che non amano i cani, gioca col cane, guarda il suo cane che dorme e si commuove, e tende a parlare di cani perchè sa per certo che è un argomento cento volte più interessante di tutte le chiacchiere inutili e spesso dannose che si fanno per ammazzare il tempo”. [...]
“Chiunque creda che l’antidepressivo sia la scorciatoia per raggiungere la felicità, crede sbagliato.  L’antidepressivo toglie l’abisso ma non ti regala il sorriso. L’antidepressivo non ti dà il buonumore, allevia solo la disperazione. E dico solo perchè il lavoro che ci aspetta dopo è immenso.
Il recupero della serenità, della felicità, del piacere di vivere è qualcosa a cui dobbiamo dedicare tutte le nostre energie e le nostre attenzioni e, tanto per cambiare, molto, molto tempo.
Una volta che , grazie agli psicofarmaci, ci siamo liberati del male oscuro, ci aspetta un percorso delicato e faticoso verso il recupero di noi stessi.
E l’abuso di antidepressivi impedisce tutto queto.
Le magiche pastigliette che mi avevano impedito di buttarmi dalla finestra quando non vedevo altra soluzione alla mia vita piena di dolore, esercitavano, ahimé , anche una funzione estremamente frustrante sul mio io e mi impedivano di rialzare la testa.”

(dal libro “Ho smesso di piangere” di Veronica Pivetti, non un capolavoro di scrittura ma un libro prezioso perchè racconta l’esperienza di una delle malattie più difficili da raccontare, e che sono stato felice di acquistare).

 

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Qualche anno fa

Al museo della scienza e della tecnica, a Milano

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