L’Aspie e la raccolta delle urine.

Gli esami approfonditi che Endocrinologia a Padova mi ha prescritto per escludere l’insufficienza surrenalica come causa della mia stanchezza continua (curva da carico del glucosio a  5 ore e cortisolo salivare in sei punti più funzionalità tiroidea standard) hanno lasciato i medici un po’ nel dubbio , per cui mi è stata prescritta la raccolta del cortisolo urinario totale delle 24 ore, ACTH ore 8, e il test Synacten di stimolazione ACTH.

Nella mail della dottoressa c’era scritto:”  Per la determinazione del cortisolo libero urinario dovrà portare con sè le urine delle 24h precedenti l’esame. Ciò significa che il martedì 2/12 eliminerà le prime urine del mattino e comincerà la racolta di tutte le urine della giornata, comprese le prime del risveglio del giorno 3/12.”

Tutto semplice , no ? No. Gli Asperger impazziscono per una parola che potrebbe essere interpretata in un modo diverso. Perchè è stato scritto “eliminerà le prime urine del mattino ?”. Quali sono “le prime” ? La prima è la prima, la seconda non è la prima . E le “prime” comprendono la prima e la seconda , o la prima , la seconda e la terza o cosa ? E cosa succede nel risultato dell’esame se io non elimino le “prime urine” giuste ? Ecco, ci ho pensato per un’ora finchè non sono riuscito a mettermi in contatto con la dottoressa.

C’era una spiegazione, ovviamente, banalissima. Si usa il plurale, “urine”, perchè l’urina non è mai al singolare. “Le prime urine” sono quelle della “prima uscita”. Ufficio malintesi Asperger, benvenuti.

In tasca, solo caparbietà e rispetto.

Dall’intervento di Fabio Geda alla Route nazionale degli scout:
Il coraggio è una curva del quotidiano, come certi improvvisi riverberi di luce. Il coraggio è mettere in crisi le proprie certezze, aprirsi al diverso, all’inaspettato. C’è coraggio nella curiosità e nel voler sapere. Il coraggio è dire a un amico che ha sbagliato, dire: guarda, secondo me dovresti chiedere scusa. Serve coraggio per crescere insieme, così come per ammettere un errore. Il coraggio è nel perdono. A volte nel dire ti amo e nel trovare l’esatta sequenza dei gesti per dimostrarlo, quell’amore. Il coraggio è essere coerenti. È farsi testimoni della verità anche quando c’è da rimetterci. È nelle domande, perché una volta ricevute le risposte non potremo più far finta di non sapere. Il coraggio – poi – è farsi carico di quelle risposte. Il coraggio è abitare davvero le relazioni, starci dentro, non fuggire: con i genitori, i fratelli, le sorelle, gli amici, i maestri – con chi vorrebbe che i maestri fossimo noi. Il coraggio è tentare di cambiare il mondo rinunciando alla violenza: in tasca, solo caparbietà e rispetto. Il coraggio è tentare di cambiare il mondo cominciando a cambiare noi stessi. Non c’è coraggio nell’urlare uno slogan quando lo stanno urlando tutti. Il coraggio è gridare il nostro dissenso quando il silenzio della società e delle istituzioni diventa assordante. Il coraggio è rialzarsi e ripartire. È avere fiducia. È accettare la fiducia che gli altri ci accordano. Il coraggio è alzarsi ora, adesso, dire: sì, sono pronto, in questo momento. Non c’è più tempo per rimandare il tempo del coraggio. Sorella del coraggio è l’umiltà. Fare del nostro meglio quando nessuno ci osserva. Accordare il nostro passo a quello degli ultimi, anche quando potremmo correre. Il coraggio è rinunciare a qualcosa di nostro per un bene più alto: per il bene comune. Il coraggio è non mentire a se stessi, scavare dentro la propria storia, elencare pregi e difetti. Il coraggio è accettarsi. Il coraggio è pregare dicendo: accettami come sono, ma rendimi come tu mi vuoi. Il coraggio è trasformare il coraggio in qualcosa di quotidiano, impastarlo alle nostre azioni, al punto da non distinguerlo più.

Un nuovo sito in italiano dedicato agli Aspie

Ho scoperto oggi grazie a Facebook un sito davvero scritto in modo meraviglioso, con la trasparenza che caratterizza gli Asperger ;-) su questa diversità.

Qui sotto un video di un ragazzo Asperger che spiega alcune delle caratteristiche di questo disturbo dello sviluppo, prime tra tutte l’egocentrismo, che è una caratteristica che può far soffrire le persone che amano e stanno vicine ad una persona Asperger. Il ragazzo dice correttamente :”Non abbiate paura di dirlo ai vostri amici per paura che vi abbandonino, se sono veri amici , capiranno”. E , vorrei aggiungere io , per quelli che non capiscono….. completate voi la frase.

 

Tornando al nuovo sito , prima di darvi il link, ecco l’introduzione:

Esistono persone perennemente intrappolate in un mondo che non rispecchia il loro pensiero. Persone spesso caratterizzate da elevato senso logico, precisione ed onestà, che al mondo d’oggi, sono considerati veri e propri alieni in un corpo umano: questi sono gli Aspie.  Tra queste migliaia di persone ci sono anche io che sto scrivendo questo articolo ed è molto probabile che, se sei arrivato (o arrivata) a leggere queste mie parole, tra uno di questi alieni ci possa essere anche tu!

In realtà scoprirlo non è poi così difficile! Alcune caratteristiche sono abbastanza ricorrenti, più o meno, in tutti noi. Anche se sia ben chiaro: siamo in tanti e non siamo tutti uguali!

Ad esempio, chissà quante volte ti sarà capitato di sentirti come in trappola nel tuo corpo, solo/sola contro tutti, avvolto/avvolta da una strana sensazione di perenne confusione. Hai probabilmente un’ostinata capacità nel descrivere ciò che ti circonda e noti sempre quei dettagli che agli altri sfuggono. La tua mente non si ferma mai, sei come gli eterni pensatori, spesso con la testa tra le nuvole e passi buona parte del tuo tempo a credere che “stai per cambiare tutto e che questa volta riuscirai a farti capire” ma non cambia mai nulla e continui a sognare ad occhi aperti. Riesci facilmente a percepire visivamente nella tua mente quello che devi fare. Hai un naturale senso di lealtà e di giustizia, una naturale onestà che ti porta a mostrare sempre la tua sincerità… forse troppo! Per questo motivo le tue parole e le tue affermazioni possono portare momenti di imbarazzo nelle persone che ti circondano e farti spesso apparire come una persona priva di tatto. Una delle cose più assurde, che non riesci a comprendere, è perché nel mondo esistono termini come “invidia” e “gelosia”… per te appaiono semplicemente parole illogiche che non dovrebbero nemmeno esistere nel vocabolario.

Donald Morton, il protagonista di “Crazy in love”, un ragazzo Asperger.  Questo è uno dei miei film preferiti sul tema.

Forse i tuoii movimenti non sono molto armonici e possono mostrare un po’ di goffaggine, magari nel modo di camminare o di correre, o semplicemente hai una naturale tendenza a sbattere ovunque. Trovare la soluzione ai problemi per te non è una scelta ma una necessità. Quando qualcuno cambia la posizione dei mobili o delle tue cose in casa, vai fuori di testa, perchè hai un tuo ordine ben organizzato nei dettagli, uno schema che gli altri non riescono mai a capire e vedere. Può capitare che comprendi solo il significato letterale delle parole e probabilmente quando ho scritto “fuori di testa” la tua immaginazione ne ha creato una rappresentazione visiva. ;-) Sei capace di ascoltare un cd che ti piace tutti i giorni, anche per diversi mesi, ininterrottamente. Hai delle piccole routine quotidiane e provi fastidio quando qualcuno ti tocca o ti abbraccia, per te “non ha proprio senso”. Continui a correggere quello che scrivi e probabilmente avrai notato che qualche riga sopra ho scritto “tuoii” invece di “tuoi” e questo avrà provocato in te una piccola sensazione di fastidio o una smorfia e ti avrà fatto pensare immediatamente “ha fatto un errore!” ma in realtà l’ho fatto solo perchè tu lo potessi notare :-) . Hai uno spirito molto critico sul tuo lavoro, difficilmente senti di aver raggiunto il massimo anche quando gli altri ti elogiano… per il tuo punto di vista manca sempre qualcosa. Vedi tutto o bianco o nero, fai fatica a vedere e ad accettare le sfumature che gli altri “dicono” stiano nel mezzo. Nonostante sembra a tutti che manchi spesso di empatia, hai una sensibilità fuori dal comune. Sei estremamente leale, ma se sei arrabbiato/arrabbiata tendi a perdere il controllo e non ti preoccupi più se le tue parole troppo sincere possono provocare dei sentimenti negativi negli altri. Ogni giorno noti che quello che per te è semplice ed intuitivo, è spesso particolarmente difficile per le persone che ti circondano. Hai ottime capacità di Problem Solving. Pur sapendo che la tua intelligenza è nella media (o anche superiore) hai vissuto il periodo scolastico con gli insegnanti che si lamentavano sempre e ti definivano disorganizzato ed irregolare nel rendimento. Non hai mai mostrato a chi ti circonda (compagni di scuola, colleghi, ecc.) le tue reali capacità per timore di non essere accettato ed essere messo da parte. E sempre per questo motivo spesso, ancora oggi,  tendi a sminuire le tue reali capacità per cercare di ristabilire una sorta di equilibrio con le persone che ti circondano. Non sopporti il lavoro di gruppo, perché ti sembra che gli altri complichino sempre le cose che per te sono semplici. Per raggiungere i tuoi risultati sei capace di elaborare metodi che agli occhi delle persone sono troppo contorti e complessi ma, nonostante questo, arrivi sempre ad una soluzione, spesso anche prima degli altri. Ti hanno sempre considerato strano/strana, ti prendevano in giro. ti ignoravano. Probabilmente sei stato/stata anche vittima di bullismo.

Ora posso dirti che se ti identifichi in molte delle caratteristiche che ho menzionato qui sopra probabilmente non sei “strano” o “strana” ma sei semplicemente uno dei tantissimi Asperger presenti su questo pianeta o, per usare il termine più di moda al momento in cui scrivo, sei un “Aspie”.

A questo punto ti consiglio di passare alla sezione relativa ai test self-screening per farti una prima idea che confermi o meno la tua impressione. E comunque anche se non ti rispecchi assolutamente nelle caratteristiche citate fin qui, ti consiglio lo stesso di fare almeno l’Aspie Quiz. Come ho scritto all’inizio di questo articolo non tutti gli Asperger presentano le stesse caratteristiche. Le donne ad esempio, come anche affermato da Tony Attwood (maggiore esperto mondiale della Sindrome di Asperger) in un video in rete presente nell’apposita sezione “I migliori Video in rete sulla Sindrome di Asperger (in italiano)“, sono difficilissime da scoprire perchè sanno adeguarsi all’ambiente circostante molto meglio rispetto ai maschi.

Quando la trasparenza ed il diritto di parola ed espressione sono vietati dal contratto di lavoro.

“Oggi intendo rompere quel silenzio cui si è condannati quasi contrattualmente da regolamenti di servizio che impongono e mitizzano l’obbedire tacendo, perché le parole pronunciate dal Segretario nazionale del Sap all’esito della pronuncia di assoluzione non restino consegnate anch’esse al fenomeno di cui sopra” dice un poliziotto bolognese a proposito delle dichiarazioni del sindacato di destra Sap sulla assoluzione di tutti gli imputati per la morte di Stefano Cucchi. (sì, la destra, quella della difesa dell’embrione e dell’abuso di potere sui vivi).
Uno dei perni della mancanza di democrazia nel nostro paese è costituito da codici di comportamento , regolamenti e contratti di lavoro che vietano al dipendente di un ente , che sia pubblico o privato, il diritto di parola e di espressione sui mezzi di comunicazione sotto minaccia di provvedimento disciplinare e del licenziamento, come è avvenuto per i due autisti di TPL Roma Ilario e Valentino ,rei di aver spiegato ai microfoni di Presa Diretta come viene “amministrata” la società a capitale pubblico del trasporto romano. Ma casi simili in Italia ce ne sono a migliaia.

RiformaPa. Se “questo è il nodo”…abbiamo (non hai) già perso

dal blog di Rossana Dettori

16 luglio 2014 – Qualche giorno fa, un cittadino “tuitta” una foto di un ufficio pubblico; la didascalia: un’ora di fila allo sportello per rinnovare un documento di identità.
A quel tweet risponde direttamente il Presidente del Consiglio dei Ministri scrivendo ” caro (…..) questo è il nodo, O la riforma serve a cambiare questo oppure io ho perso”.
Ora a prescindere dall’uso innovativo che da “sinistra” (?) si fa del pronome personale IO (sostituendolo al più classico e democratico “NOI”), ciò che il Presidente Renzi afferma via “social” è vero: “il nodo è proprio questo”.
E se questo è il nodo, mi spiace, ma devo dire al Presidente Renzi che, proprio in ragione di ciò, ci stiamo avviando tutti (non lui) verso l’ennesima sconfitta: la riforma fin qui presentata/immaginata dal Governo non abbasserà di un minuto i tempi di attesa di quel cittadino.
Abbiamo, di certo, un decreto legge, ora in conversione in Parlamento, tutto ripiegato su questioni profondamente diverse ed altre rispetto al tema della qualità dei servizi offerti ai cittadini, tutto ossessionato dalla volontà di colpire lavoro e lavoratori.
Abbiamo, di meno certo, un probabile disegno di legge che, nel solco del decreto, si sperimenta, altrettanto ossessivamente, in una lettura tutta interna della Pubblica Amministrazione: nessun passaggio significativo su funzioni e responsabilità, su fabbisogni e risorse, su miglioramenti organizzativi e ruolo delle lavoratrici e dei lavoratori, nessun investimento ideale e culturale nemmeno sul rapporto che lega i cittadini al sistema dei servizi pubblici.
Tutto ciò è il frutto avvelenato di un atteggiamento sbagliato che il Governo ha inteso assumere sin dall’inizio di questa vicenda: “non ho bisogno di nessun confronto, di nessun  luogo nel quale provare a verificare la tenuta complessiva del mio progetto perché ho già un mandato diretto a fare ciò.” (??)
Da questo assunto discendono alcuni “simpatici” tentativi del Governo di graffiare lo specchio sul quale si sta arrampicando: dire ad esempio, che c’è stata una pre-consultazione diretta fra le lavoratrici e i lavoratori pubblici dalle caratteristiche “rappresentative” (23.000 mail su 3,5 milioni di lavoratori!) oppure, sempre ad esempio, dichiarare che è il sistema delle imprese a volere la cancellazione delle Camere di Commercio (salvo poi scoprire che 7 imprese su 10 sono per il mantenimento di questo importante servizio)
E allora,  Riformo IO è il titolo della campagna di mobilitazione e comunicazione che la Cgil nel suo complesso ha deciso di mettere in campo.
Il Paese ha bisogno di una vera riforma della Pubblica Amministrazione che si interessi dei cittadini, dei loro diritti, delle loro aspirazioni a migliorare condizioni di vita e di lavoro e sulla base di ciò costruire un processo di riforma organico, condiviso, e con possibilità di riuscita maggiori di quello oggi immaginato dal Governo. Se ciò è vero, come lo è,  dobbiamo ribaltare il senso di quell’IO (per come il Presidente Renzi lo intepreta) trasformandolo in un grande Noi collettivo: 56 milioni di IO che sommati fanno il Paese.
La Cgil che si fa parte responsabile e che prova a colmare il vuoto che il Governo ha deciso di non coprire e che mette a nudo la bassissima qualità democratica dei comportamenti fin qui assunti.
Gireremo città, aree metropolitane, piccoli centri urbani e ancor più piccole comunità locali per provare a costruire insieme ai cittadini quel sentire comune, quel senso di identità collettiva necessari per qualsivoglia ipotesi di riforma strutturale che ambisca ad un profilo di serietà.
Per fare, in sintesi, ciò che il Governo non ha voluto fare (pur continuando ad affermare il contrario, con sempre maggiori difficoltà comunicative): un riforma che vada nella direzione dei cittadini non dei bisogni di primazia della politica sulla cosa pubblica, verso i servizi e la loro funzionalità non per costringerli ad altra gratuita burocrazia, verso un sistema certo di responsabilità e di verifica non contro le solite lavoratrici e lavoratori pubblici.
La recente storia di questo Paese, per quanto esemplare, dovrebbe essere di monito al Governo: questi sono stati gli stessi presupposti attorno ai quali si è realizzato l’ultimo fallimento sul tema, quello delle leggi Brunetta.
A meno che non si è convinti che il rischio di naufragio si possa evitare semplicemente….attraverso un tweet.

Rossana Dettori Segretaria Generale Fp Cgil

Lettera alla mamma di una condannata a morte

Ecco l’ultima lettera, pubblicata su Huffington Post, che Reyahneh Jabbari, impiccata a 26 anni per aver ucciso il suo stupratore, ha scritto a sua madre Sholeh

Cara madre, oggi ho appreso che ora è il mio turno di affrontare la Qisas ( la legge del taglione del regime iraniano, ndr). Mi ferisce che tu stessa non mi abbia fatto sapere che ero arrivata all’ultima pagina del libro della mia vita. Non credi avrei dovuto saperlo? Perché non mi hai dato la possibilità di baciare la tua mano e quella di papà? Il mondo mi ha concesso di vivere per 19 anni. Quella orribile notte io avrei dovuto essere uccisa. Il mio corpo sarebbe stato gettato in qualche angolo della città e dopo qualche giorno la polizia ti avrebbe portato all’obitorio per identificare il mio corpo e là avresti saputo che ero anche stata stuprata. L’assassino non sarebbe mai stato trovato, dato che noi non siamo ricchi e potenti come lui. Poi tu avresti continuato la tua vita soffrendo e vergognandoti e qualche anno dopo saresti morta per questa sofferenza e sarebbe andata così. Ma con quel maledetto colpo la storia è cambiata. Il mio corpo non è stato gettato da qualche parte ma nella tomba della prigione di Evin e della sua sezione di isolamento. E ora nella prigione-tomba di Shahr-e Ray. Ma arrenditi al destino e non lamentarti. Tu sai bene che la morte non è la fine della vita. Tu mi hai insegnato che si arriva in questo mondo per fare esperienza e imparare la lezione e che a ognuno che nasce viene messa una responsabilità sulle spalle. Ho imparato che a volte bisogna lottare. Tu ci hai insegnato, quando andavamo a scuola, che si deve essere una signora di fronte alle discussioni e alle lamentele. Ti ricordi quanto notavi il modo in cui ci comportavamo? La tua esperienza era sbagliata. Essere presentabile in tribunale mi ha fatto apparire come un’assassina a sangue freddo. Non ho versato lacrime. Non ho implorato. Non mi sono disperata, perché avevo fiducia nella legge. Ma sono stata accusata di rimanere indifferente di fronte ad un crimine. Lo sai, non uccidevo neanche le zanzare e gettavo via gli scarafaggi prendendoli dalle antenne e ora sono diventata un’assassina volontaria. Il modo in cui trattavo gli animali è stato interpretato come un comportamento mascolino e il giudice non si è neanche preoccupato di tenere in considerazione il fatto che all’epoca dell’incidente avevo le unghie lunghe e laccate. Quant’è ottimista colui che si aspetta giustizia dai giudici! Il giudice non ha mai contestato il fatto che le mie mani non sono ruvide come quelle di uno sportivo, specialmente un pugile. E questo paese per il quale tu hai piantato l’amore in me, non mi ha mai voluto e nessuno mi ha sostenuto quando sotto i colpi degli inquirenti gridavo e sentivo i termini più volgari. Quando ho perduto il mio ultimo segno di bellezza, rasandomi i capelli, sono stata ricompensata: 11 giorni in isolamento. Cara mamma, non piangere per ciò che stai sentendo. Il primo giorno in cui alla stazione di polizia una vecchia agente zitella mi ha schiaffeggiato per le mie unghie, ho capito che la bellezza non viene ricercata in quest’epoca. La bellezza dell’aspetto, la bellezza dei pensieri e dei desideri, una bella scrittura, la bellezza degli occhi e della visione e persino la bellezza di una voce dolce. Le mie parole sono eterne e le affido tutte a qualcun altro, in modo che quando verrò giustiziata senza la tua presenza e senza che tu lo sappia, ti vengano consegnate. Ti lascio molto parole scritte a mano come mia eredità. Però, prima della mia morte voglio qualcosa da te, qualcosa che mi devi dare con tutte le tue forze. In realtà è l’unica cosa che voglio da questo mondo, da questo paese e da te. So che avrai bisogno di tempo per questo. Ti prego non piangere e ascolta. Voglio che tu vada in tribunale e dica a tutti la mia richiesta. Mia dolce madre, l’unica che mi è più cara della vita, non voglio marcire sottoterra. Non voglio che i miei occhi o il mio giovane cuore diventino polvere. Prega perché venga disposto che, non appena sarò stata impiccata il mio cuore, i miei reni, i miei occhi, le ossa e qualunque altra cosa che possa essere trapiantata venga presa dal mio corpo e data a qualcuno che ne ha bisogno, come un dono. Non voglio che il destinatario conosca il mio nome, compratemi un mazzo di fiori, oppure pregate per me. Te lo dico dal profondo del mio cuore che non voglio avere una tomba dove tu andrai a piangere e a soffrire. Non voglio che tu ti vesta di nero per me. Fai di tutto per dimenticare i miei giorni difficili. Dammi al vento perché mi porti via. Il mondo non ci ama. Non ha voluto che si compisse il mio destino. E ora mi arrendo ad esso ed abbraccio la morte. Perché di fronte al tribunale di Dio io accuserò gli ispettori, accuserò il giudice e i giudici della Corte Suprema che mi hanno picchiato mentre ero sveglia e non hanno smesso di minacciarmi. Nel tribunale del creatore accuserò tutti coloro che per ignoranza e con le loro bugie mi hanno fatto del male ed hanno calpestato i mie diritti e non hanno prestato attenzione al fatto che a volte ciò che sembra vero è molto diverso dalla realtà. Cara Sholeh dal cuore tenero, nell’altro mondo siamo tu ed io gli accusatori e gli altri gli accusati. Vediamo cosa vuole Dio. Vorrei abbracciarti fino alla morte. Ti voglio bene.

Reyhaneh

Italia in coda tra i paesi Ocse per uguaglianza economica

dal profilo di Patrizia Giorgi e da http://espresso.repubblica.it/internazionale/2014/10/28/news/se-il-mondo-perde-la-speranza-1.185816?ref=fbpe

In Italia, secondo l’Ocse, dalla metà degli anni Ottanta fino al 2008, la disuguaglianza economica è cresciuta del 33 per cento. Si tratta del dato più alto tra i 34 paesi membri, la cui media si ferma al 12 per cento. Questa disuguaglianza, tradotta in dati statistici, significa che attualmente l’1 per cento delle persone più ricche del nostro paese detiene più di quanto posseduto dal 60 per cento della popolazione, cioè 36,6 milioni di persone. La crisi economica non ha fatto altro che inasprire questo rapporto: dal 2008 ai giorni nostri, gli italiani che versano in povertà assoluta sono quasi raddoppiati fino a superare quota 6 milioni, il 10 per cento circa dell’intera popolazione.

Tasse e salari
Povertà e disuguaglianza non sono figlie del destino, ma il risultato di consapevoli scelte politiche ed economiche. Le regole elementari di giustizia sociale vorrebbero che a dare di più siano quelli che più hanno. Non è così.

Oxfam international ha calcolato che una tassa di appena 1,5 per cento sulle ricchezze dei miliardari del pianeta metterebbe insieme 74 miliardi di dollari. Abbastanza denaro per pagare la sanità nei 49 Paesi più poveri e per garantire l’acceso alla scuola di ogni bambino nel mondo. Invece in questi anni di liberalizzazione e deregolamentazione dei mercati stiamo assistendo, anche da parte di alcune grandi multinazionali, a programmi di elusione fiscale, quando non di vera e propria evasione, che i governi non sembrano intenzionati a contrastare.

C’è un urgente bisogno di ridistribuire le ricchezze in maniera da riequilibrare e contrastare l’estrema disuguaglianza. Un esempio? In Nicaragua i poveri pagano una percentuale in tasse più alta dei ricchi. Così i soldi generano altri soldi. La povertà diventa una spirale verso il basso. Negli Stati Uniti degli anni Sessanta, un amministratore delegato guadagnava più o meno trenta volte di più dei propri dipendenti. Oggi guadagna circa 300 volte di più di un semplice lavoratore. Il sistema fiscale dovrebbe essere uno degli strumenti più importanti per indirizzare la redistribuzione della ricchezze. E invece sappiamo come vanno le cose. Anche da noi.

Ibiza.

Senza commenti, ripensando all’intensissimo (almeno di giorno) periodo di vacanza in quel posto unico al mondo, per chi ama la musica, che si chiama Ibiza.

Uno dei primi giorni di vacanza a Ibiza , luglio 2014. Sole e mare, a pochi passi a piedi dall’hotel, in quell’isola dal clima meraviglioso e piena di (buona) musica che è Ibiza.

Le molte situazioni patologiche che possono condurre alla stanchezza cronica

Mi sono imbattuto in un documento riguardante una varietà di ginseng americano che , in uno studio, si è dimostrato efficace nel ridurre la stanchezza cronica in un gruppo di pazienti. Nè con me, nè con le altre pazienti che soffrono di CFS/ME che fanno parte del gruppo su Facebook che frequento, ha funzionato.

Il documento però, in italiano, è molto interessante perchè con una rara chiarezza ed esaustività per la prima volta spiega quali sono le aree da indagare per trovare la possibile causa di una situazione di stanchezza cronica, e merita una lettura almeno per le prime pagine. Lo trovate a questo indirizzo.

L’empatia nei nipici e negli Asperger.

Nel giro di pochi istanti, l’incidente del mio amico era diventato una minaccia di morte, pendente sulla mia testa. Ed era tutto frutto della mia immaginazione. Peter correva, con il buio e sotto la pioggia. Io stavo piazzato in un garage, su una cassa di latte, in pieno giorno. Qualunque persona di buon senso avrebbe detto che ero al sicuro. Le moto intorno a me non erano nemmeno in movimento, non c’era la minima ragione di temere che fossi sul punto di perder una gamba a causa di un incidente in moto. Eppure ero spaventato e preoccupato.
Mi preoccupavo per lui o per me stesso ? E perché mi sentivo minacciato ?
Forse c’entrano l’empatia e il modo in cui questa si manifesta nei nipici e in me.
Per esempio, se per strada vedo una persona che piange sono capace di non provare niente eccetto confusione. Ma raccontatemi la storia di un incidente stradale e mi salirà l’ansia immaginando me stesso tra le vittime. [..]
La mia reazione fu completamente diversa. Non sarei mai riuscito a percepire nè a esprimere la quantità di emozioni e stati d’animo che Brya e Charlie si scambiarono in un lasso di tempo tanto breve.
[…]
Alcuni direbbero che sono un pessimista, sempre pronto a pensare all’eventualità peggiore, ma non è affatto vero. Sono piuttosto un reduce e il mio istinto è quello di giocare in anticipo e aspettarmi il peggio. In questo modo, il risultato finale è sempre meglio di quello per cui mi sono preparato. Magari è il mio cervello che mi fa essere così.
Per me semplicemente non c’era niente da ridere. Sapevo che Peter avrebbe davvero potuto perdere una gamba . E la sua moto molto probabilmente era completamente distrutta a sua volta. Si trovava in problemi molto seri, lassù all’ospedale dove l’avevano portato. E per di più la polizia avrebbe potuto accusarlo di aver causato l’incidente. Era la tipica storia che ogni dettaglio rende più grave.
[..]
E’ inoltre possibile che l’autismo renda la mia autostima più debole di quella di Brya. Recenti studi neuroscientifici sostengono questa tesi. A volte per me la distinzione tra i concetti del “me” e del “voi” potrebbe essere leggermente confusa. Per quanto io sia stato criticato per mancanza d’empatia,  situazioni come questa mi lasciano sempre il dubbio di avere maggiore empatia dei nipici. Il mio coinvolgimento è più lento ad attivarsi di quello di Brya, ma una volta che si mette in moto, attenzione ! E’ davvero forte.

(dal libro “Siate diversi” – Storie di una vita con l’Aspeger, pg. 78)