Si chiama errore umano , ma dietro ci sono sfruttamento e follia organizzativa .

Giusto ieri sera ho parlato con un mio coetaneo : intervento alle tonsille , banalissimo teoricamente , a Mestre . Lui agitato in sala operatoria , il tirocinante o non esperto in sala operatoria . Manovra errata di intubazione . Saltati due anelli della trachea . Respirerà a vita con un tubo . Certo , invalidità , indennizzo . Ma chi vuole approfondire – ma chi in Italia perde tempo per approfondire – sa che dietro questi interi reparti dove spesso ci sono solo soecializzandi ci sono le leggi brunetta e Tremonti , primi responsabili come responsabili tutti quelli che ora potrebbero cambiare il blocco del turnover e consentire questo attacco alla vita ( altro che difesa dell embrione !!! ) . Ma nel dubbio continuano a votare gli stessi partiti . E a chiamare le persone che lavorano in queste condizioni “privilegiati” . E il popolo italiano il problema .

Lavorare senza vedere che nulla migliori .

Sul regionale 2237 per bologna dove mi trovo tutte le vetture con i soldi delle tasse che pago e dei biglietti che compro sono state ristrutturate con l aria condizionata che però è guasta in tutte le vetture tranne quella di prima classe . Non riuscivamo a ripartire da Padova per un guasto ad un convertitore statico . Il capotreno ha fatto un bypass e siamo riusciti a partire . Confidandosi con dei colleghi con cui si è dato il cambio a Rovigo e trasparsa la sua frustrazione :” non funziona niente ” . Non è , come mi disse una collega nell annus terribilis 2011 al lavoro , “sputare nel piatto dove mangi: . E’ mettercela tutta nel proprio lavoro vedendo che si è impotenti e che le cose vanno sempre peggio , mentre sui social network della tua impresa (trenitalia ) proclami , successo , carte di qualità , indicatori di performance . E invece non funziona niente e la frustrazione prende il sopravvento . Che duro avere un senso di sevizio pubblico e lavorare in un paese con stipendi da fame ( ma manager dei sevizi pubblici strapagati come nessun altro in europa ) e tutto funziona sempre meno . Oppure , lo paghi carissimo .

El poder de la musica

Non avrebbe potuto usare parole più adatte un ragazzo di Barcellona commentando questo bel remix di quest’anno di “Say something” di Christina Aguilera:


es preciosa esa cancion, es para coger a tu mejor amigo en la fiesta, fundirte en un abrazo fuerte, y luego saltar como niños. (el poder de la musica)
Già, e quanto bello è stare con una persona che riesca ad apprezzare queste cose come le apprezzi tu !

Il veneto a passo di lumaca

dal sito del “Mattino di Padova” 

La Tav o come la si voglia chiamare, l’abbiamo rallentata pure noi. Solo due esempi: a) per anni si è discusso se coinvolgere o no Vicenza, senza considerare che un treno che nell’arco di un centinaio di chilometri si fermi a Verona, Vicenza, Padova e Venezia è una vecchia littorina (il Tgv francese va da Parigi a Bruxelles senza una sola fermata); b) un ennesimo ritardo è stato provocato dalla bizzarra teoria di chi, proseguendo a nord di Venezia, sosteneva un tracciato a ridosso delle spiagge, come se un treno del genere dovesse servire ai bagnanti della domenica. Con il binario, evidentemente, abbiamo un cattivo rapporto: qualche anno fa, a Rovigo scoppiò una mezza rivolta perché si voleva cancellare la locale fermata del Frecciarossa per Roma; treno che poi da Bologna alla capitale ferma solo a Firenze. Non che vada meglio con le altre infrastrutture. L’ex governatore Galan ha intonato ripetuti peana al passante di Mestre, indicandolo come la salvezza del Veneto. I numeri segnalano che prima o poi (più prima che poi) si rivelerà a sua volta inadeguato come la vecchia tangenziale, perché comunque la congestione si va allungando sempre più verso il confine orientale: direttrice su cui si addensa a sua volta l’ombra della mancanza dei fondi per completare la terza corsia a nord di Venezia. Il fatto è che la strada come risposta unica sarà anche appagante dal punto di vista elettorale (e per qualcuno anche da quello economico, come dimostrano le vecchie e nuove vicende tangentare); ma rimane miope. E mentre le poche soluzioni alternative procedono a passo di lumaca (si pensi alla metropolitana regionale, ancora da far partire operativamente dopo oltre vent’anni di cantieri…), il Veneto continua a trascurare l’esigenza di mettere mano a una politica complessiva della logistica, nel frattempo sempre più monopolizzata a sud delle Alpi dalla Germania. Che si tratti di asfalto o binari, di porti o aeroporti o interporti, ciascuno fa da sé ignorando qualsiasi cabina di regia collettiva. È un limite pesantissimo della politica, certo; ma anche delle forze produttive. I tentativi anche validi e innovatori falliscono regolarmente: si pensi alla vicenda Nanotech sull’orlo della crisi, con un distretto che a suo tempo era sicuramente un’idea d’avanguardia; peccato che una volta realizzato il contenitore, le imprese lo abbiano lasciato pressoché vuoto. E oggi, anziché ricchezza, produce debiti. Riemerge così l’antico ma sempre attuale fantasma di un Veneto che a parte qualche lodevole eccezione, non sa fare sistema al proprio interno e non sa costruire solide reti di alleanze al proprio esterno. Finendo per incartarsi sempre più nel nocivo copione di un’area specializzata nel produrre protesta, senza mai ottenere risposte davvero risolutive: un handicap rimasto tale quando il governo teneva rigorosamente fuori i politici veneti, come quando assicurava loro abbondanti posti a sedere. L’alta velocità-capacità-anzi-incapacità senza fondi diventa in tal modo lo specchio di un singolare paradosso: la regione che si vantava di essere la locomotiva d’Italia, parcheggiata su un binario morto. 

Francesco Jori

Pubblico, gratuito, accessibile a tutti.

Sulla spiaggia di Barceloneta, a Barcellona, una sedia particolare, vicino alla doccia, per chi è in sedia a rotelle o non riesce a stare in piedi facilmente. Pubblico, gratuito, perchè pagato con le tasse dei cittadini , e quindi alla portata di tutti , sul mare, uno dei posti dove il mercato chiede il prezzo più alto. Questo è un buon governo.

Il caos per pagare un parcheggio a Padova

Oggi pomeriggio mi sono trovato a pagare con il POS un parcheggio della mia auto per due giorni presso il parking multipiano “Central Park”di Via Annibale da Bassano, gestito da Aps parcheggi.
Per la seconda volta, mi sono ritrovato di fronte il sistema di pagamento che avevo già visto in Fiera a Padova, dove sotto una pioggia battente una marea di persone tra cui il sottoscritto tentava di pagare con bancomat il parcheggio. Quella volta c’erano due sole macchine per il pagamento e solo una con abilitata al pagamento con bancomat (e le carte di credito ?!?! pensiamo forse che i turisti stranieri abbiano il bancomat ?), circa mezz’ora di imprecazioni per pagare con una tettoia decisamente insufficiente.
Oggi il pagamento con bancomat ha dato errore , così ho chiamato l’assistenza che mi ha confermato il guasto . Purtroppo avevo con me 50 euro e , nonostante fosse scritto che la macchina accettava 50 euro (probabilmente per importi superiori al mio) , il gentile e cortese operatore (che ovviamente in questa vicenda non ha colpe) mi ha detto che non sarebbe stato possibile pagare.
Sono così andato nel bar vicino acquistando qualcosa per farmi cambiare i contanti ma…..se fosse stata domenica ?

L’errore del POS al parcheggio multipiano “Central Park” di Via Annibale da Bassano a Padova.

A Padova il sistema di pagamento dei parcheggi è dell’anteguerra. Nelle colonnine, nuovissime, della Siemens, non è mai stato abilitato il pagamento con bancomat e carta di credito. Cosa stiamo aspettando ? Lasciamo perdere l’Europa (a Barcellona si paga il parcheggio con una tariffa al minuto e con tutti i mezzi possibili immaginabili) ma anche a Treviso i pagamenti sono possibili con bancomat e carta di credito (su quest’ultimo dato non ho certezza).
Perchè a Padova siamo così indietro ? Magari avremo anche il nuovo centro congressi in Fiera, ma non riusciremmo a uscire dal parcheggio…. a meno di non portarci il sacchetto con le monetine o le care banconote. Altro che Europa, mi pare più Nigeria.

Il sasso

La persona distratta vi è inciampata.
Quella violenta, l’ha usato come proiettile.
L’imprenditore l’ha usato per costruire.
Il contadino stanco invece come sedia.
Per i bambini è un giocattolo.
Davide uccise Golia e Michelangelo ne fece la più bella scultura.
In ogni caso, la differenza non l’ha fatta il sasso ma l’uomo.
Non esiste sasso sul tuo cammino che tu non possa sfruttare per la tua propria crescita.