ECSTASY....ci sono
delle conseguenze.
Aggiornata al :
05/09/2003
| Ho deciso di raccogliere in questa pagina (e devo ringraziare un mio carissimo amico neurologo, Max, senza il quale questa mia ricerca non sarebbe stata possibile) , alcuni articoli pubblicati nel corso del 2001 sulle più prestigiose riviste internazionali sugli studi condotti sulla neurotossicità dell'MDMA (componente dell'ecstasy). Ritengo che conoscere sia sempre un requisito fondamentale prima di prendere una qualsiasi decisione; fatemi sapere cosa ne pensate o via e-mail o usando il guestbook del mio sito. Buona lettura. Per leggere i file .pdf (quelli che ho elencato sotto l'immagine, e che contengono interessantissimi articoli in lingua inglese, dovete scaricare Adobe Acrobat Reader dal sito Adobe). |
| Sopra, una immagine che rappresenta la concentrazione
di serotonina (quella che provoca empatia, piacere, felicità nell'uso
dell'ecstasy) in una persona che non fa uso di droghe (parte sinistra) e in
una che fa uso di ecstasy. In un articolo (per leggerlo interamente, in
lingua inglese, clicca
qui)
, Claire Sterk, professore di scienze comportamentali all'Università Emory
di Sanità Pubblica di Atlanta (USA) , ritiene che una campagna di
sensibilizzazione sull'ecstasy al grido di "No all'ecstasy" sia una follia.
"Faremmo meglio a creare un poster che dice, 'L'ecstasy ti può far stare....
davvero bene. Incrementa la tua soglia di consapevolezza, ti fa vivere la
musica.'" . "E' giusto riconoscerlo", dice Claire, "e poi mettere una
virgola e dire:"ma ci sono delle conseguenze". La politica di prevenzione del NIDA (organismo sanitario USA) usa la tattica della paura. L'immagine, molto diffusa, di un cervello prima e dopo l'ecstasy fornisce un primo esempio. Diviso in metà, un'esplorazione mostra un fiammeggiante emisfero arancione sulla sinistra. Sulla parte "cervello dopo ecstasy" , i colori cambiati e un pezzo mancante di corteccia cerebrale offre una chiara testimonianza della propensione della droga a distruggere i neuroni di serotonina , secondo il NIDA. Quello che i materiali non dicono è che la parte di cervello "dopo" appartiene ad una persona che ha abusato di molte droghe e preso parecchie centinaia di dosi di ecstasy, un ammontare al quale l'utente medio nemmeno si avvicina. "Dobbiamo smetterla di esagerare le conseguenze negative e finirla di usare casi estremi", dice Sterk. "Non sto dicendo che non ci sono conseguenze. Sto dicendo che non sappiamo quali siano." |
LINKS INTERESSANTISSIMI (in italiano ed in inglese)